
Girando per l'Irpinia ci siamo accorti che, accanto alle tre grandi DOCG, esiste una denominazione che abbraccia tutta la provincia. È l'Irpinia DOC, la più versatile del territorio: vi spieghiamo cosa la distingue e come leggerne l'etichetta.
La zona di produzione
L'Irpinia DOC comprende le aree vocate alla vite dell'intera provincia di Avellino: dalle colline attorno al capoluogo, Avellino, alle valli del Calore e del Sabato, fino all'alta Irpinia. È una terra interna e montuosa, con vigneti spesso in quota ed escursioni termiche marcate, che la guida regionale definisce a ragione la culla dell'enologia campana. Qui si trovano anche le zone del Taurasi, del Fiano di Avellino e del Greco di Tufo, attorno a centri come Taurasi, Lapio e Tufo.
Vitigni, tipologie e sottozona
La DOC valorizza i vitigni autoctoni del territorio: tra i bianchi Fiano, Greco, Coda di Volpe e Falanghina; tra i rossi Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso. Le tipologie sono molte:
- bianco, rosso e rosato, anche nella versione novello;
- i vini con il nome del vitigno, come Irpinia Fiano o Irpinia Aglianico;
- gli spumanti, i passiti e i liquorosi;
- l'Aglianico vinificato in bianco.
C'è poi una sottozona, i Campi Taurasini, dedicata all'Aglianico e estesa su 24 comuni della valle del Calore e dei dintorni, tra cui Montemarano, Castelfranci, Paternopoli, Mirabella Eclano, Gesualdo e Nusco. È spesso considerata la porta d'ingresso al mondo del Taurasi.
Storia e riconoscimento
Il disciplinare ricorda che già Tito Livio parlava della Taurasia ricca di vigne e che nell'Ottocento l'Irpinia era tra le aree vinicole più produttive del Mezzogiorno, tanto che ad Avellino nacque una Regia Scuola di Viticoltura ed Enologia. La DOC è stata riconosciuta con decreto del 13 settembre 2005 e il disciplinare è stato aggiornato più volte, l'ultima nel 2021.
Abbinamenti
La varietà di tipologie permette di accompagnare un pasto intero. Noi abbiamo trovato perfetti i bianchi con le paste ai funghi e i formaggi freschi, il rosato con i salumi irpini e l'Aglianico, specie dei Campi Taurasini, con le carni alla brace, il caciocavallo e i fusilli al ragù. I passiti chiudono bene con i dolci secchi e le castagne.
A tutelare e promuovere queste denominazioni è il Consorzio di tutela dei vini d'Irpinia, riconosciuto dal Ministero, come ricorda la Guida Catalogo 2024 della Regione Campania.
Con la revisione dei disciplinari irpini del 2020, ricordata dalla Guida Catalogo 2024, anche l'Irpinia DOC si è arricchita di nuove tipologie, tra cui il Piedirosso rosso.
Dove assaggiarlo e nei dintorni
Per un giro tra i vigneti vi consigliamo di salire a Mercogliano per Il Santuario di Montevergine e di spostarvi verso Sant'Angelo dei Lombardi, dove si trova L'Abbazia del Goleto. In autunno merita una deviazione Montella, raccontata in La castagna di Montella IGP. Per la tavola leggete Cosa mangiare ad Avellino e I fusilli avellinesi.
Il quadro delle denominazioni è in I vini di Avellino, insieme alle schede Vino Taurasi DOCG, Fiano di Avellino DOCG e Greco di Tufo DOCG. Per organizzare un itinerario partite da Pronto per un enotour campano? e da Avellino e dintorni.
Fonti: disciplinare di produzione DOC Irpinia; MASAF, elenchi e disciplinari vini DOP e IGP; Regione Campania con AIS Campania, Guida Catalogo 2024 delle aziende vitivinicole e vinicole della Campania.
Foto in alto (Avellino): autore sconosciuto, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

