
Arrivando al Goleto, nella campagna dell'Alta Irpinia, la prima cosa che abbiamo visto è stata la torre che si alza sopra gli alberi. Poi il silenzio, le pietre chiare, gli archi aperti verso il cielo. È uno di quei luoghi che si visitano piano, e che ci sono rimasti dentro a lungo. Vi raccontiamo la sua storia e come visitarlo.
Dove si trova
L'Abbazia del Goleto sorge in aperta campagna nel territorio di Sant'Angelo dei Lombardi, in Alta Irpinia, in una zona di colline e boschi lontana dai centri abitati. Proprio questo isolamento, che piacque al suo fondatore, la rende oggi una tappa di grande fascino. È uno dei luoghi che vi consigliamo nella nostra guida Avellino e dintorni.
San Guglielmo e un monastero "doppio"
Il complesso fu fondato nella prima metà del XII secolo da San Guglielmo da Vercelli, lo stesso monaco che diede vita a Montevergine. Qui Guglielmo creò un monastero doppio: una comunità femminile di clausura, che era il cuore dell'abbazia, e un piccolo gruppo di monaci che si occupava della gestione economica e dell'assistenza spirituale.
Guglielmo morì proprio al Goleto nel 1142. Le sue spoglie rimasero qui fino al 1807, quando furono trasferite a Montevergine: se volete seguire le tracce del santo, leggete anche Il Santuario di Montevergine.
La Torre Febronia
Il simbolo del Goleto è la Torre Febronia, voluta nel 1152 dalla badessa Febronia, figura fondamentale per la crescita del monastero. Fu costruita in stile romanico riutilizzando blocchi di pietra provenienti da un mausoleo romano: guardando da vicino la muratura si notano ancora elementi di reimpiego, ed è un dettaglio che vi consigliamo di cercare.
Le chiese del Goleto
Il complesso conserva più chiese, una sovrapposta all'altra, che raccontano secoli di storia:
- La chiesa inferiore, del XII secolo, in stile romanico di gusto pugliese, a pianta rettangolare con due navate.
- La Cappella di San Luca, al piano superiore, costruita tra il 1247 e il 1255: le iscrizioni gotiche ricordano le badesse Marina e Scolastica che la fecero edificare. È più luminosa di quella sottostante, e per noi è l'ambiente più suggestivo dell'abbazia.
- La grande chiesa settecentesca progettata da Domenico Antonio Vaccaro nella prima metà del XVIII secolo, con la sua cupola centrale.
Intorno si aprono i resti dei chiostri e degli ambienti monastici, che aiutano a immaginare la vita quotidiana della comunità.
Declino, abbandono e rinascita
La parabola del Goleto è lunga e travagliata. Nel 1506 papa Giulio II soppresse il monastero femminile, provvedimento che divenne effettivo nel 1515, alla morte dell'ultima badessa. Nel 1807, con le riforme napoleoniche, l'abbazia fu chiusa e abbandonata.
Il recupero è iniziato solo nel 1973, ma pochi anni dopo il terremoto del 1980 provocò il cedimento degli archi della chiesa grande del Vaccaro, che ancora oggi si presenta senza copertura. Ed è proprio questa chiesa aperta verso il cielo a colpire di più: un'immagine che restituisce insieme la ferita e la bellezza dell'Irpinia. Dal 1989 al 2021 il complesso è stato custodito dalla comunità dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, che ne hanno fatto un luogo di accoglienza e preghiera.
Il Goleto è una tappa importante anche per chi segue il Turismo religioso in Campania: santuari e cammini di fede.
Come arrivare e quando andare
L'abbazia si raggiunge in auto: da Avellino si prende la strada per l'Alta Irpinia in direzione di Sant'Angelo dei Lombardi, e da lì si seguono le indicazioni per il Goleto. I mezzi pubblici sono limitati, quindi l'auto resta la soluzione più comoda.
- Primavera e inizio autunno sono ideali: la campagna intorno è verde e la luce è morbida.
- Aperture e visite guidate possono variare: verificate orari e biglietti sul sito ufficiale prima di partire.
- Ricordate che è un luogo di preghiera: abbigliamento adeguato e rispetto del silenzio.
Nei dintorni
L'Alta Irpinia ha molto da offrire a chi visita il Goleto:
- Il borgo di Nusco e altri paesi da scoprire: I borghi più belli dell'Irpinia: Zungoli, Monteverde, Nusco.
- La natura lungo l'Ofanto: L'Oasi WWF del Lago di Conza.
- Le acque sulfuree e il mito antico: La Valle d'Ansanto e la Mefite.
- Per un'altra pagina della storia medievale irpina: Il Castello di Ariano Irpino e il Museo della Civiltà Normanna.
Foto in alto (Sant'Angelo dei Lombardi): Citterio, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.


