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Catalanesca del Monte Somma IGT

Catalanesca del Monte Somma IGT

Quando siamo saliti sul versante nord del vulcano, quello del Monte Somma, ci siamo accorti che qui la vigna ha una storia tutta sua. Tra i filari che guardano la piana campana cresce un'uva dal nome che tradisce le sue origini lontane: la Catalanesca. Vi raccontiamo come è diventata una denominazione.

Un'uva arrivata dalla Catalogna

Secondo la tradizione raccolta anche dal Parco Nazionale del Vesuvio, la Catalanesca deve il nome alla sua provenienza: l'avrebbe portata dalla Catalogna Alfonso I d'Aragona, nel Quattrocento, facendola piantare sulle pendici del Somma. Per secoli i contadini l'hanno usata in due modi: pigiata nei vecchi torchi di masseria per fare vino e, per la parte in eccesso, venduta come uva da tavola.

Ci ha colpito una vecchia usanza: i grappoli più belli venivano lasciati sulla pianta, togliendo pian piano gli acini rovinati, per arrivare fino a Natale. Un modo antico di conservare la frutta che racconta quanto fosse preziosa questa uva.

Da uva da tavola a IGT

Per molto tempo la Catalanesca è stata classificata soprattutto come uva da mensa. Il riconoscimento come uva da vino è arrivato nel 2006, e nel 2011 è nata l'IGT Catalanesca del Monte Somma, la più giovane tra le indicazioni geografiche tipiche della Campania. Il disciplinare prevede due sole tipologie, bianco e passito, con almeno l'85% di uve Catalanesca.

Il territorio: nove comuni sul Somma-Vesuvio

La zona di produzione comprende nove comuni della provincia di Napoli sulle pendici del complesso vulcanico. Il cuore storico della coltivazione è tra Somma Vesuviana, Sant'Anastasia e Pollena Trocchia, dove i suoli vulcanici sciolti e ricchi di minerali danno vini sapidi. La vendemmia è tardiva, tra ottobre e novembre, e le superfici sono piccole: parliamo di pochi ettari, spesso coltivati da famiglie.

Una curiosità da sapere

La Catalanesca non va confusa con il Caprettone, l'altra uva bianca vesuviana, protagonista del Lacryma Christi: sono due varietà diverse che convivono sullo stesso vulcano. Se vi capita di assaggiarle una accanto all'altra, vi consigliamo di farlo: è il modo migliore per capire quanto il Vesuvio sia vario.

Come si presenta nel bicchiere

Non vi diamo note di degustazione da manuale, ma qualcosa possiamo dirvela: l'acino della Catalanesca è leggermente allungato, con la buccia verdastra che vira al giallo dorato a piena maturazione. La versione passito nasce dalla stessa abitudine contadina di lasciare l'uva sulla pianta o di farla appassire, per avere un vino dolce da conservare per le feste. Il Monte Somma, la cinta più antica del vulcano, ripara i vigneti dai venti di mare e crea un microclima diverso da quello del versante di Pompei.

Dove assaggiarlo e nei dintorni

Partite da Somma Vesuviana e dal suo borgo medievale, poi scendete verso Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano. Per completare il quadro leggete Vesuvio DOC e Pompeiano IGT, la nostra panoramica I vini di Napoli e la storia del vulcano in Il Vesuvio: la Storia. Se volete costruire un itinerario tra le cantine della regione, date un'occhiata a Pronto per un enotour campano?.

Fonti: Parco Nazionale del Vesuvio – Uva Catalanesca, MASAF – Disciplinari vini DOP e IGP, Italian Wine Central – IGP Catalanesca del Monte Somma; Regione Campania con AIS Campania, Guida Catalogo 2024 delle aziende vitivinicole e vinicole della Campania.

Foto in alto (Somma Vesuviana): Superdariomaster96, Public domain, via Wikimedia Commons.

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