
Tra i vigneti della Valle Telesina e le pendici del Taburno abbiamo capito perché la Falanghina è diventata il bianco simbolo del Sannio. Qui la vite disegna il paesaggio collinare quasi ovunque. Vi raccontiamo la denominazione che porta il nome del vitigno e del suo territorio.
La zona di produzione
La Falanghina del Sannio DOC comprende l'intero territorio della provincia di Benevento, con vigneti collinari che si spingono dalla valle del Calore fino alle pendici del massiccio del Taburno. Il cuore produttivo è il triangolo tra Guardia Sanframondi, Castelvenere e Solopaca, ma la Falanghina cresce bene anche attorno a Torrecuso, Foglianise e Sant'Agata de' Goti. A pochi chilometri c'è il capoluogo, Benevento, ottimo punto di partenza per un giro tra le cantine.
Vitigno, tipologie e sottozone
Il disciplinare prevede almeno l'85% di Falanghina, con un saldo di altre uve bianche non aromatiche. Le tipologie sono sei: il bianco fermo, lo spumante, lo spumante di qualità, lo spumante metodo classico (almeno 12 mesi sui lieviti), la vendemmia tardiva e il passito, che non può uscire prima del 1° giugno dell'anno successivo alla vendemmia.
In etichetta può comparire una delle quattro sottozone:
- Guardia Sanframondi (o Guardiolo), con San Lorenzo Maggiore, San Lupo e Castelvenere;
- Solopaca, sulle colline della Valle Telesina;
- Taburno, sui versanti del massiccio, da Apollosa a Bonea e Campoli del Monte Taburno;
- Sant'Agata dei Goti, limitata al solo comune omonimo.
Storia e riconoscimento
Nel Sannio la vite ha radici antichissime: il disciplinare ricorda le anfore vinarie del II secolo a.C. ritrovate a Dugenta e il rilancio della viticoltura intorno all'anno Mille, grazie ai monasteri. La Falanghina in purezza però è una storia recente, cominciata negli anni Settanta del Novecento, quando i vignaioli locali iniziarono a vinificarla da sola.
La denominazione è nata con il riordino del 2011 (decreto del 30 settembre 2011), che ha riunito sotto un unico nome le Falanghine delle vecchie DOC Guardiolo, Sant'Agata dei Goti, Solopaca e Taburno. Il Consorzio di tutela ha annunciato l'intenzione di chiedere in futuro il passaggio a DOCG: vi consigliamo di seguirne gli sviluppi sui canali ufficiali.
Abbinamenti
Il colore è paglierino, il sorso secco e fresco, con una vena acidula. A tavola noi la abbiniamo agli antipasti di mare, alle paste con verdure e ai formaggi freschi; lo spumante è un aperitivo perfetto, mentre il passito accompagna bene il torrone e i dolci secchi della tradizione beneventana.
Il comparto è seguito dal Consorzio di tutela dei vini Sannio, riconosciuto dal Ministero, che lavora per far conoscere i marchi del territorio (fonte: Guida Catalogo 2024 della Regione Campania).
La Guida Catalogo 2024 segnala una tendenza che ci piace molto: sempre più cantine allungano l'affinamento in bottiglia, e dopo le Riserva di Fiano e Greco anche la Falanghina del Sannio è pronta a mostrare quanto sa evolvere nel tempo.
Dove assaggiarlo e nei dintorni
Il modo migliore per conoscere la Falanghina è girare tra le colline: a Guardia Sanframondi ci ha colpito il borgo arroccato attorno al castello, mentre a Cerreto Sannita vale una sosta la tradizione della ceramica, raccontata in Cerreto Sannita e la sua ceramica. Per le passeggiate in quota c'è Il Parco del Taburno-Camposauro, e a fine estate la vendemmia diventa festa con Solopaca e la Festa dell'uva.
Per il quadro completo leggete I vini del Beneventano, la scheda Sannio DOC e Aglianico del Taburno DOCG. Se state organizzando un viaggio tra le cantine della regione, partite da Pronto per un enotour campano? e da Benevento e dintorni.
Fonti: disciplinare di produzione DOC Falanghina del Sannio; MASAF, elenchi e disciplinari vini DOP e IGP; Regione Campania con AIS Campania, Guida Catalogo 2024 delle aziende vitivinicole e vinicole della Campania.
Foto in alto (Guardia Sanframondi): Gianfranco Vitolo from Sarno (Sa), Italia, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons.

