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Cerreto Sannita e la sua ceramica

Cerreto Sannita e la sua ceramica

Arrivando a Cerreto Sannita ci siamo accorti subito che c'era qualcosa di diverso: strade dritte, larghe, che si incrociano ad angolo retto, come in una città progettata a tavolino. Ed è proprio così. Poi abbiamo cominciato a notare le maioliche, sulle facciate e nelle vetrine, e abbiamo capito che qui l'argilla è una cosa seria.

Una città ricostruita da zero

La storia di Cerreto Sannita cambia per sempre il 5 giugno 1688, quando un terremoto rase al suolo il vecchio abitato. A guidare la rinascita furono i feudatari, i conti Carafa, e in particolare Marzio Carafa con il fratello Marino. Il nuovo paese venne costruito più a valle, su una terrazza tra due torrenti, secondo un progetto dell'ingegnere Giovanni Battista Manni.

Il risultato è un impianto urbano regolare, con strade che si incrociano come nelle città romane. Per un borgo dell'Appennino è una cosa rara, e passeggiando lo si percepisce bene: le prospettive sono lunghe, le piazze ampie. Il paese ha ricevuto anche la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.

Le chiese del Settecento

La ricostruzione ha lasciato a Cerreto un patrimonio di chiese tutte della stessa epoca. La Cattedrale della Santissima Trinità fu costruita a partire dal 1689 e completata nella prima metà del Settecento: alzate lo sguardo verso i due campanili, coperti da cupolette rivestite di maiolica giallo-verde. La Collegiata di San Martino, a tre navate, fu ricostruita tra il 1689 e il 1733 sempre su progetto di Manni.

Entrando in queste chiese vi consigliamo di guardare con attenzione pavimenti, altari e decorazioni: spesso la ceramica locale fa capolino anche qui.

La ceramica cerretese: una storia nata dalle macerie

Nella zona si lavorava l'argilla da tempo, grazie ai materiali che offre il fiume Titerno. Ma è dopo il terremoto che la ceramica di Cerreto diventa un'arte vera e propria: per la ricostruzione arrivarono maestri napoletani, che portarono tecniche e gusti nuovi. Tra le figure considerate all'origine di questa tradizione c'è Nicolò Russo.

La maiolica storica cerretese si riconosce per i suoi colori: soprattutto il giallo, il verde e l'arancione, a cui più tardi si aggiunse il blu cobalto. Nel Settecento arrivarono i motivi floreali e le cineserie del gusto rococò, poi le forme ispirate all'antico del periodo neoclassico.

Nel 1997 la produzione cerretese ha ottenuto il riconoscimento di ceramica artistica tradizionale, e il paese fa parte dell'Associazione Italiana Città della Ceramica. Oggi in paese lavorano ancora diverse botteghe, e vedere un artigiano che dipinge a mano un piatto è una delle cose che ci è piaciuta di più.

Il Museo civico e della ceramica cerretese

Per capire davvero questa tradizione, la tappa obbligata è il Museo civico e della ceramica cerretese, inaugurato nel 1993 nell'ex convento settecentesco di Sant'Antonio. Raccoglie centinaia di pezzi dal XVII al XIX secolo, accanto a una sezione dedicata alla ceramica contemporanea.

Gran parte della collezione storica si deve a due appassionati: lo studioso Salvatore Biondi e il magistrato Vincenzo Mazzacane, che raccolsero e donarono centinaia di manufatti. Prima di andare, verificate orari e biglietti sul sito ufficiale.

Come arrivare e quando andare

Cerreto Sannita si trova nella valle del Titerno, ai piedi del Matese, e si raggiunge in auto da Benevento attraverso la valle Telesina. Il centro è facile da girare a piedi e si visita bene in una giornata, magari unendo la vicina San Lorenzello, anch'essa nota per la ceramica.

Ogni stagione va bene, ma in primavera e in autunno la valle dà il meglio. Se amate camminare, risalite il Titerno verso Cusano Mutri: lungo la strada si incontra il cosiddetto Ponte di Annibale, un ponte ad arco di epoca romana sul torrente, che la leggenda lega al passaggio del condottiero cartaginese.

Nei dintorni

Foto in alto (Cerreto Sannita): Gianfranco Vitolo from Sarno (Sa), Italia, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons.

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