
Tra le colline che separano la piana del Volturno dal Monte Maggiore abbiamo scoperto uno dei rossi più identitari del Casertano. Il Casavecchia è un vitigno che ha rischiato di scomparire e che oggi dà il nome a una piccola DOC. Vi raccontiamo dove nasce e come apprezzarlo.
La zona di produzione
La Casavecchia di Pontelatone DOC interessa otto comuni in provincia di Caserta, a nord del capoluogo, sulle colline tra il Volturno e il massiccio del Monte Maggiore. Rientrano per intero i territori di Liberi e Formicola, e in parte quelli di Pontelatone, Caiazzo, Castel di Sasso, Castel Campagnano, Piana di Monte Verna e Ruviano. È un paesaggio di borghi in pietra, uliveti e boschi, dove i vigneti si alternano a una campagna ancora molto autentica.
Vitigno e tipologie
Il disciplinare richiede almeno l'85% di Casavecchia, con un eventuale saldo di altre uve rosse non aromatiche. Le tipologie sono due:
- Rosso, con un invecchiamento obbligatorio di due anni, di cui almeno uno in legno;
- Riserva, con almeno tre anni di invecchiamento, di cui 18 mesi in legno.
Non ci sono sottozone. Ne nasce un vino strutturato, ricco di colore e di tannino, con un'acidità contenuta: un rosso che ha bisogno di tempo e che regge bene l'evoluzione in bottiglia.
La storia di un vitigno ritrovato
La storia del Casavecchia è quasi una leggenda locale. Secondo la tradizione, raccolta anche nel disciplinare, agli inizi del Novecento un contadino di Pontelatone trovò una vite antichissima tra i resti di un rudere, con un tronco di almeno 40 centimetri di diametro. Da quella pianta il vitigno si sarebbe diffuso nei comuni vicini, e il nome verrebbe dall'espressione dialettale con cui si indicava "l'uva di quella casa vecchia".
Per decenni il Casavecchia è rimasto un vino di consumo familiare. Il rilancio è arrivato con la denominazione, riconosciuta con decreto dell'8 novembre 2011: una delle DOC più giovani della Campania.
Abbinamenti
La struttura del Casavecchia chiama piatti importanti: noi lo abbiamo apprezzato con le carni rosse alla brace, con l'agnello e con i formaggi stagionati. La Riserva accompagna bene i brasati e la cacciagione, mentre il rosso più giovane si sposa con i salumi e i primi al ragù della cucina casertana.
Nel Casertano le denominazioni sono seguite dal Consorzio di tutela VITICA, riconosciuto dal Ministero, come riporta la Guida Catalogo 2024 della Regione Campania.
Dove assaggiarlo e nei dintorni
Il borgo più noto della zona è Caiazzo, con il suo centro storico e il castello che domina la valle del Volturno: ne parliamo in Il borgo di Caiazzo. Scendendo verso la pianura si raggiunge Capua, con Il Museo Provinciale Campano di Capua e, poco distante, La Basilica di Sant'Angelo in Formis. Chi vuole allargare lo sguardo trova tutte le denominazioni della provincia in I vini di Caserta, insieme a Terre del Volturno IGT, l'indicazione geografica che comprende anche quest'area.
Per costruire un itinerario tra le cantine della regione vi consigliamo Pronto per un enotour campano?, e per completare il viaggio Caserta e dintorni.
Fonti: disciplinare di produzione DOC Casavecchia di Pontelatone; MASAF, elenchi e disciplinari vini DOP e IGP; Regione Campania con AIS Campania, Guida Catalogo 2024 delle aziende vitivinicole e vinicole della Campania.
Foto in alto (Pontelatone): DamianSadurski, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

