
Quando si parla di San Leucio si pensa subito alle sete preziose, ma la cosa che ci ha colpito di più, studiando la sua storia, è un'altra: qui alla fine del Settecento si provò a costruire una piccola società con regole sorprendentemente moderne. In questo articolo non vi parliamo del museo, ma della storia sociale della colonia voluta da Ferdinando IV e della tradizione serica che ne è nata, ancora viva oggi nel territorio di Caserta.
Dal casino di caccia alla Real Colonia
La collina di San Leucio, accanto al parco della Reggia, era stata acquistata da Carlo di Borbone nel 1750. Nel 1773 il figlio Ferdinando IV vi fece costruire un luogo di ritiro, lontano dalla vita di corte. La svolta arrivò nel 1778, dopo la morte del principe ereditario: il re decise di trasformare il sito in qualcosa di utile, avviando una casa per i poveri con laboratori per la lavorazione della seta.
Nacque così la Real Colonia di San Leucio, su progetto dell'architetto Francesco Collecini. Intorno al Belvedere sorsero le abitazioni degli operai, i laboratori e gli spazi per la produzione, in un insieme pensato come un piccolo mondo autosufficiente. Il luogo lo raccontiamo nel dettaglio in Il Belvedere di San Leucio.
Lo Statuto del 1789, un codice in anticipo sui tempi
Nel 1789 Ferdinando IV firmò il codice che regolava la vita della comunità, intitolato Origine della popolazione di San Leucio e suoi progressi fino al giorno d'oggi colle leggi corrispondenti al buon governo di essa. Il testo fu redatto da Antonio Planelli, intellettuale e religioso, nel clima delle riforme illuminate sostenute dalla regina Maria Carolina. La Stamperia Reale ne stampò appena 150 esemplari.
Leggendo i suoi contenuti si capisce perché lo Statuto sia ricordato ancora oggi. Tra le norme principali c'erano:
- l'istruzione obbligatoria per i bambini a partire dai 6 anni;
- la parità tra uomini e donne;
- l'abolizione della dote e dei testamenti, con l'eredità divisa tra i figli;
- la libera scelta del coniuge da parte dei giovani;
- una cassa di carità comune per aiutare chi era in difficoltà;
- la casa assegnata alle famiglie dei lavoratori.
Lo Statuto insisteva anche sulla semplicità e sull'uniformità nel vestire, per evitare differenze di ceto all'interno della comunità. Era, naturalmente, un esperimento calato dall'alto, figlio del dispotismo illuminato del tempo: ma alcune sue idee ci sono sembrate davvero sorprendenti per la fine del Settecento.
Il sogno di Ferdinandopoli
Il re immaginava di far crescere la colonia fino a farne una vera città, Ferdinandopoli, con una pianta circolare, strade disposte a raggiera e una piazza centrale. Il progetto non fu mai realizzato, ma passeggiando per il borgo è bello pensare a come sarebbe potuto diventare. Nel 1928 San Leucio è stato aggregato al comune di Caserta.
Una tradizione che continua
La lavorazione della seta è rimasta l'attività principale della comunità anche dopo l'Unità d'Italia, e ancora oggi nel territorio si producono tessuti che si richiamano a questa tradizione. Nel 1997 il complesso di San Leucio è entrato nel patrimonio mondiale UNESCO insieme alla Reggia di Caserta e all'Acquedotto Carolino. Se volete vedere da vicino telai e macchinari, vi rimandiamo a Il Museo della Seta di San Leucio.
A noi è rimasta impressa soprattutto l'idea di un luogo in cui il lavoro, la casa e la scuola erano pensati insieme: visitare San Leucio con questa storia in mente cambia completamente lo sguardo.
Come arrivare e quando andare
San Leucio si trova a pochi chilometri dal centro di Caserta, sulle colline a nord-ovest della Reggia, e si raggiunge facilmente in auto in pochi minuti. Vi consigliamo la primavera e l'autunno, quando la passeggiata tra il borgo e il Belvedere è più piacevole. Verificate orari e biglietti sul sito ufficiale prima di partire.
Nei dintorni
Per costruire il vostro itinerario partite dalla nostra guida Caserta e dintorni. Dopo San Leucio vi consigliamo I Giardini Reali di Caserta e L'Acquedotto Carolino e i Ponti della Valle; per un'altra residenza borbonica legata al lavoro e alla campagna c'è Il Real Sito di Carditello, a San Tammaro.
Foto in alto (Caserta): Miguel Hermoso Cuesta, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.


