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L'Acquedotto Carolino e i Ponti della Valle

L'Acquedotto Carolino e i Ponti della Valle

Dopo aver visto le fontane della Reggia ci siamo chiesti da dove arrivasse tutta quell'acqua. La risposta l'abbiamo trovata a pochi chilometri di distanza, in una valle tra le colline, dove tre ordini di archi in tufo attraversano il paesaggio come un acquedotto romano. Sono i Ponti della Valle, e vi assicuriamo che dal vivo fanno un certo effetto.

Un'opera nata per la Reggia

L'Acquedotto Carolino prende il nome da Carlo di Borbone, che lo commissionò, ed è opera di Luigi Vanvitelli, lo stesso architetto della Reggia. Serviva ad alimentare i giochi d'acqua del parco reale, la Grande Cascata e il complesso di San Leucio, oltre a rispondere ai bisogni della città.

I lavori iniziarono nel marzo 1753 e l'acquedotto fu inaugurato il 7 maggio 1762: nove anni per un'opera che ancora oggi ci sembra impressionante. Dal 1997 è Patrimonio Mondiale UNESCO, insieme alla Reggia e al Belvedere di San Leucio.

Trentotto chilometri dal Taburno a Caserta

L'acqua viene captata alle sorgenti del Fizzo, ai piedi del massiccio del Taburno, nel territorio di Bucciano, in provincia di Benevento. Da lì il condotto corre per circa 38 chilometri fino al monte Briano, alle spalle della Reggia, dove l'acqua si getta nella cascata del parco.

La cosa che ci ha sorpreso è che quasi tutto il percorso è sotterraneo: l'acquedotto scorre in galleria seguendo una pendenza calcolata con grande precisione, e affiora solo dove deve superare le valli. Il punto più spettacolare è proprio quello di Valle di Maddaloni.

I Ponti della Valle

A Valle di Maddaloni l'acquedotto attraversa la valle con il grande viadotto dei Ponti della Valle: 529 metri di lunghezza e 55,8 metri di altezza nel punto più alto. È costruito in tufo e si sviluppa su tre ordini di arcate sovrapposte, sul modello dei grandi acquedotti romani che Vanvitelli conosceva bene.

Stando sotto le arcate ci siamo resi conto delle proporzioni: gli archi inferiori sono massicci, quelli superiori più leggeri e numerosi, e l'insieme ha un ritmo regolare che si apprezza meglio allontanandosi di qualche centinaio di metri. Vi consigliamo di guardarli sia da vicino sia da lontano, per avere la vista d'insieme.

Un capolavoro di ingegneria del Settecento

Per costruire l'acquedotto Vanvitelli dovette risolvere problemi molto concreti: mantenere una pendenza costante per decine di chilometri, attraversare montagne in galleria e superare le valli senza perdere quota. I Ponti della Valle sono la soluzione più visibile di questo lavoro, ma il vero risultato è l'intero sistema, che portava l'acqua per gravità fino al cuore del parco reale.

Visitarli dopo la Reggia aiuta a capire che la residenza di Carlo di Borbone non era solo un palazzo, ma un grande progetto di trasformazione del territorio, di cui facevano parte anche la colonia della seta e le tenute di caccia.

Come arrivare e quando andare

I Ponti della Valle si trovano a pochi chilometri dalla Reggia, tra Maddaloni e Valle di Maddaloni, e si raggiungono comodamente in auto. Il viadotto si può osservare liberamente dall'esterno, dal piazzale ai suoi piedi. Periodicamente la Reggia di Caserta, che ne cura la gestione, organizza visite guidate e aperture speciali, anche serali: verificate orari, prenotazioni e biglietti sul sito ufficiale prima di partire.

La luce migliore, secondo noi, è quella del tardo pomeriggio, quando il tufo prende un colore caldo. Evitate le giornate più afose d'estate se volete camminare nei dintorni.

Nei dintorni

Tornando verso Caserta completate il percorso dell'acqua con I Giardini Reali di Caserta e Il Giardino Inglese della Reggia di Caserta. L'acquedotto alimentava anche la colonia di San Leucio: ve la raccontiamo in Il Museo della Seta di San Leucio. Per una pausa medievale c'è Casertavecchia, e per organizzare il resto del viaggio partite da Caserta e dintorni.

Foto in alto (Valle di Maddaloni): Original uploader was Istvánka at hu.wikipedia, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

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