
Pochi vini possono vantare una fama lunga duemila anni. Il Falerno lo citavano già i poeti latini, e noi abbiamo voluto vedere con i nostri occhi le pendici del Monte Massico, nel nord della provincia di Caserta, dove nasce ancora oggi. Vi raccontiamo la Falerno del Massico DOC, erede del vino più celebre dell'antichità.
La zona di produzione
La DOC comprende cinque comuni della provincia di Caserta: Sessa Aurunca, Cellole, Mondragone, Falciano del Massico e Carinola. Le vigne salgono sulle colline del Massico, tra il mare del litorale domizio e il vulcano spento di Roccamonfina, su terreni in parte vulcanici e in parte calcarei. È l'antico Ager Falernus dei Romani.
Vitigni e tipologie
Il disciplinare prevede cinque tipologie:
- Bianco, da Falanghina per almeno l'85%;
- Rosso, da Aglianico (almeno 60%) e Piedirosso (fino al 40%);
- Rosso riserva, con almeno due anni di invecchiamento, di cui uno in botti di legno;
- Primitivo, da uve Primitivo per almeno l'85%;
- Primitivo riserva o vecchio, con lo stesso invecchiamento minimo del rosso riserva.
Ci ha incuriosito proprio il Primitivo: un vitigno che associamo alla Puglia e che qui ha trovato una seconda casa, dando rossi caldi e strutturati.
Dal Falernum romano alla DOC
Lo stesso disciplinare ricorda che già nel II secolo a.C. i Romani avviarono nell'Ager Falernus una coltivazione intensiva della vite, e che il vino partiva dai porti della costa verso tutto l'impero. Il Falernum è celebrato da autori come Orazio, Plinio il Vecchio e Marziale, e la Guida Catalogo 2024 della Regione Campania lo definisce "il vino più noto, apprezzato e costoso dell'antichità". Non sappiamo con certezza con quali uve si facesse allora: il vino di oggi è un'altra cosa, ma nasce sulle stesse colline. La DOC moderna è stata riconosciuta con un decreto del 3 gennaio 1989, e il disciplinare è stato aggiornato l'ultima volta nel 2014.
Abbinamenti a tavola
I rossi, soprattutto le riserve, sono ideali con gli arrosti, la carne alla brace e i formaggi stagionati. Il bianco da Falanghina accompagna gli antipasti di mare, il pesce alla griglia e, con grande naturalezza, la Mozzarella di bufala campana DOP: siamo a due passi dalla piana del Volturno, dove la bufala è di casa.
Nel Casertano le denominazioni sono seguite dal Consorzio di tutela VITICA, riconosciuto dal Ministero, come riporta la Guida Catalogo 2024 della Regione Campania.
Dove assaggiarlo e nei dintorni
Sessa Aurunca è una tappa da non perdere, con la cattedrale romanica e il teatro romano: ve la raccontiamo in Teano e Sessa Aurunca, tra Romani e Medioevo. Alle spalle delle vigne c'è Il vulcano di Roccamonfina e il suo parco, con l'omonima Roccamonfina IGT. Per confrontare il Falerno con le altre denominazioni della provincia leggete I vini di Caserta e, per un viaggio tra le vigne di tutta la regione, la nostra guida Pronto per un enotour campano?.
Fonti: MASAF, disciplinari dei vini DOP e IGP; Disciplinare di produzione DOC Falerno del Massico; Regione Campania con AIS Campania, Guida Catalogo 2024 delle aziende vitivinicole e vinicole della Campania.
Foto in alto (Sessa Aurunca): Gianni Bencivenga, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

