
La prima volta che siamo saliti a Roccamonfina non ci siamo accorti subito di essere dentro un vulcano: intorno a noi c'erano solo boschi di castagni, prati e piccole frazioni sparse. Poi, guardando la forma delle colline tutte attorno, abbiamo capito di trovarci al centro di un'enorme conca. In questo articolo vi raccontiamo il vulcano spento più a nord della Campania e il parco che lo protegge, una delle mete verdi più sorprendenti della provincia di Caserta.
Un vulcano che dorme da cinquantamila anni
Il vulcano di Roccamonfina è stato attivo tra circa 630.000 e 50.000 anni fa. Nella sua lunga storia ha conosciuto fasi diverse: circa 400.000 anni fa il grande cono originario collassò, formando una caldera centrale con un diametro di quasi 6 chilometri. Dentro questa conca, durante una fase eruttiva successiva, si sono formati nuovi rilievi, tra cui il Monte Santa Croce, che con i suoi 1.005 metri è la cima più alta del complesso.
Oggi del vulcano non resta nessuna attività, ma la sua eredità si vede ovunque: nelle rocce scure, nei terreni fertilissimi e nella forma stessa del paesaggio. Camminando lungo i sentieri ci siamo divertiti a riconoscere i bordi della caldera, che disegnano un anello di alture intorno al centro abitato.
Il Parco regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano
Per proteggere questo territorio, nel 1993 è stato istituito il Parco regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano, che si estende per più di 11.000 ettari. Ne fanno parte i comuni di Roccamonfina, Conca della Campania, Galluccio, Marzano Appio, Sessa Aurunca, Teano e Tora e Piccilli: un territorio vario, che dalle pendici del vulcano scende fino alla foce del fiume Garigliano, al confine con il Lazio.
Se amate camminare, qui troverete tanti percorsi tra boschi e radure, facili anche per chi non è un escursionista esperto. Vi consigliamo di procurarvi una cartina dei sentieri prima di partire e di scegliere le giornate limpide: dalle quote più alte lo sguardo arriva lontano, verso la pianura e il mare.
I boschi di castagni e la Castagna di Roccamonfina
La fertilità dei suoli vulcanici ha favorito la crescita di fitti boschi di castagni, che in autunno colorano tutto di giallo e di rame. Da queste piante nasce la Castagna di Roccamonfina, riconosciuta IGP e prodotta in otto comuni dell'area del parco. Tra le varietà coltivate la più diffusa è la Tempestiva, perfetta per le caldarroste.
Se ci andate in ottobre, quando si raccolgono le castagne, respirerete un'atmosfera davvero particolare: i boschi sono pieni di vita e nei paesi si celebrano le tradizionali feste dedicate al frutto. Per i vini del territorio vi rimandiamo invece al nostro articolo su Roccamonfina IGT.
Il Santuario di Santa Maria dei Lattani
Immerso nel verde sopra il paese c'è il Santuario di Santa Maria dei Lattani, uno dei luoghi che ci è rimasto più impresso. Secondo la tradizione, un pastore trovò in una grotta una statua in pietra della Madonna; nel 1430 il predicatore francescano San Bernardino da Siena fondò qui il santuario. L'edificio, nato con forme gotiche, è stato modificato nei secoli con elementi rinascimentali e barocchi.
La parte che ci ha conquistato di più è il chiostro: passeggiare sotto i portici, nel silenzio del bosco, è un modo bellissimo per fare una pausa. Ogni anno, a maggio, si rinnova la tradizione della Calata di Sant'Antonio dai Lattani, con la processione che porta la statua del santo dal santuario fino al centro del paese.
Le Ciampate del Diavolo
A pochi chilometri, nel territorio di Tora e Piccilli, si trovano le Ciampate del Diavolo, impronte lasciate da ominidi su un antico deposito di cenere vulcanica. Sono state datate a circa 350.000 anni fa e attribuite a individui della specie Homo heidelbergensis; il loro studio scientifico è iniziato nel 2003. Per secoli la gente del posto le ha attribuite al diavolo, l'unico che, si diceva, poteva camminare sulla lava senza bruciarsi.
Trovarsi davanti a queste orme ci ha fatto un certo effetto: è uno di quei luoghi in cui il tempo sembra comprimersi all'improvviso. Prima di andare informatevi sulle modalità di visita, perché il sito è delicato.
Come arrivare e quando andare
Roccamonfina si trova nell'Alto Casertano, nella parte nord-occidentale della provincia. In auto si raggiunge uscendo dall'autostrada A1 al casello di Caianello e proseguendo sulle strade provinciali che salgono verso il vulcano; con i mezzi pubblici è più complicato, quindi vi consigliamo l'auto. Il periodo migliore è l'autunno, per i colori dei boschi e la stagione delle castagne, ma anche primavera e inizio estate sono ideali per le escursioni. Per le visite al santuario e ai siti del parco verificate orari e modalità sul sito ufficiale prima di partire.
Nei dintorni
Per avere un quadro completo della provincia leggete la nostra guida Caserta e dintorni. Dal vulcano si scende facilmente verso due città dalla storia lunghissima, raccontate in Teano e Sessa Aurunca, tra Romani e Medioevo. Se invece vi interessano i vini delle colline vulcaniche, date un'occhiata a Galluccio DOC e, per allargare lo sguardo a tutta la provincia, a I vini di Caserta.
Foto in alto (Roccamonfina): Twilight, CC BY-SA 2.5 it, via Wikimedia Commons.


