
Sulle pendici del vulcano più famoso d'Europa le vigne crescono a pochi passi dalle colate di lava e dagli scavi di Pompei. Noi abbiamo camminato tra questi filari con il golfo di Napoli alle spalle, e abbiamo capito perché qui il vino è una storia antica. Vi presentiamo la Vesuvio DOC, quella del celebre Lacryma Christi.
La zona di produzione
La DOC riguarda il cono del Vesuvio in provincia di Napoli. Comprende per intero i comuni di Boscotrecase, Trecase e San Sebastiano al Vesuvio, e in parte quelli di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Boscoreale, Torre Annunziata, Torre del Greco, Ercolano, Portici, Cercola, Massa di Somma, Pollena Trocchia, Sant'Anastasia e Somma Vesuviana. I suoli sono sabbiosi e vulcanici, ricchi di minerali, e in alcune vigne sopravvivono ancora viti a piede franco, perché la sabbia vulcanica è poco amata dalla fillossera.
Vitigni e tipologie
I vitigni sono quelli tradizionali dell'area vesuviana. Per i bianchi la Coda di Volpe e il Caprettone, a lungo considerato un suo sinonimo e oggi indicato nel disciplinare come vitigno distinto, con Falanghina e Greco; per i rossi il Piedirosso, con Sciascinoso (detto Olivella) e Aglianico. Con la modifica del disciplinare pubblicata in Gazzetta Ufficiale nel dicembre 2016 l'offerta si è allargata:
- Vesuvio bianco, rosso e rosato, anche spumante;
- Lacryma Christi bianco, rosso e rosato, con le versioni superiore, rosso riserva, bianco passito, liquoroso e spumante;
- i vini con menzione del vitigno: Caprettone, Falanghina, Piedirosso e Aglianico.
Storia e leggenda
La vite sul Vesuvio è coltivata da tempi antichissimi: gli affreschi e le anfore ritrovati a Pompei ed Ercolano raccontano un territorio già ricco di vigne in età romana. Il nome Lacryma Christi nasce da una leggenda: Cristo, riconoscendo nel golfo di Napoli un lembo di paradiso strappato da Lucifero, avrebbe pianto, e dalle sue lacrime sarebbero nate le viti. La DOC moderna è stata riconosciuta nel 1983 e oggi, come ricorda la Guida Catalogo 2024 della Regione Campania, è uno dei vini più rappresentativi della provincia di Napoli.
Abbinamenti a tavola
La stessa guida suggerisce il bianco con l'impepata di cozze e il rosso con selvaggina, arrosti e formaggi piccanti. Noi aggiungiamo un abbinamento di territorio: il Lacryma Christi rosso con un sugo di Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP, che cresce sugli stessi suoli.
La denominazione è seguita dal Consorzio di tutela dei vini Vesuvio, riconosciuto dal Ministero (fonte: Guida Catalogo 2024 della Regione Campania).
Dove assaggiarlo e nei dintorni
Le vigne del Vesuvio si sposano bene con una giornata di archeologia: partite da Ercolano e Pompei: cosa vedere e da Gli scavi di Oplontis, poi salite al cratere dopo aver letto Il Vesuvio: la Storia. Lungo la costa vi aspetta Il Miglio d’oro: il lusso e l’eleganza delle ville settecentesche. Sul versante del Somma c'è anche la Catalanesca del Monte Somma IGT. Il panorama completo delle denominazioni napoletane è in I vini di Napoli, mentre per un itinerario in tutta la regione c'è la nostra guida Pronto per un enotour campano?.
Fonti: MASAF, disciplinari dei vini DOP e IGP; Registro eAmbrosia (UE), documento unico Vesuvio DOP; Regione Campania con AIS Campania, Guida Catalogo 2024 delle aziende vitivinicole e vinicole della Campania.
Foto in alto (Boscotrecase): Carlo Mirante, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons.

