
Quando si parla di archeologia vesuviana tutti pensano a Pompei ed Ercolano. Noi vi chiediamo di fare una deviazione di pochi chilometri, fino agli scavi di Oplontis: qui abbiamo trovato una villa romana dagli affreschi splendidi, pochi visitatori e il tempo di guardare ogni parete con calma. È stata una delle sorprese più belle dei nostri giri intorno al Vesuvio.
Oplontis, il suburbio di Pompei
Gli scavi si trovano nel centro di Torre Annunziata, circondati dalla città moderna. In epoca romana Oplontis era un'area suburbana legata a Pompei, punteggiata di ville affacciate sul mare. L'eruzione del 79 d.C. la seppellì come le città vicine, e oggi il mare è lontano: la linea di costa, dopo l'eruzione, è avanzata parecchio.
Le prime esplorazioni risalgono al Settecento, ma gli scavi sistematici cominciarono solo nel 1964, quando tornò alla luce la grande villa che oggi si visita. Dal 1997 Oplontis fa parte del patrimonio mondiale UNESCO insieme a Pompei ed Ercolano, e il sito è gestito dal Parco Archeologico di Pompei.
La Villa di Poppea
La protagonista è la cosiddetta Villa di Poppea, chiamata anche Villa A: una grande residenza costruita verso la metà del I secolo a.C. e ampliata nel tempo, ancora non del tutto scavata. Il nome viene da un'iscrizione dipinta su un'anfora, indirizzata a un liberto di Poppea Sabina, seconda moglie dell'imperatore Nerone. Per questo si pensa che la villa appartenesse a lei o alla sua famiglia, anche se l'attribuzione resta un'ipotesi.
Ci ha colpito la scala del complesso: ambienti di rappresentanza, giardini interni, quartieri di servizio e terme private si susseguono senza sosta. È una villa d'ozio pensata per godersi il paesaggio, e anche oggi, tra le colonne e i giardini ricostruiti, se ne coglie lo spirito.
Gli affreschi: il vero motivo per venire
Qui si conservano alcune delle pitture più belle dell'area vesuviana. Molte pareti sono decorate nel cosiddetto secondo stile pompeiano, con finte architetture, colonne e prospettive che sembrano aprire la stanza verso l'esterno. Ci siamo fermati a lungo davanti a questi giochi di profondità, che a distanza di duemila anni ingannano ancora l'occhio.
Tra i soggetti più amati ci sono i pavoni e le maschere teatrali, insieme a nature morte e scorci di giardino. Nel settore ovest della villa è in corso un cantiere di scavo e restauro: nel 2026 il Parco ha annunciato il ritrovamento di nuovi affreschi nel cosiddetto Salone della Maschera e del Pavone, tra cui la figura integra di una pavonessa, e ha aperto il cantiere a piccoli gruppi di visitatori in giorni stabiliti. Vale la pena informarsi prima della visita.
La piscina e i giardini
La villa comprendeva anche una grande piscina lunga 61 metri e larga 17, affiancata da ambienti e giardini. Immaginarla piena d'acqua, con le statue e il verde intorno, aiuta a capire il livello di lusso di queste residenze. Grazie ai calchi, gli archeologi hanno recuperato anche le impronte degli alberi del giardino antico.
La Villa B di Lucius Crassius Tertius
A poca distanza si trova la Villa B, detta di Lucius Crassius Tertius, scoperta nel 1974. Non era una residenza di lusso ma un complesso produttivo legato al commercio di vino e olio, organizzato attorno a un cortile porticato. Qui furono trovate centinaia di anfore e i preziosi noti come Ori di Oplontis. Di norma la Villa B non è aperta al pubblico, salvo aperture straordinarie: controllate le comunicazioni del Parco.
Come arrivare e quando andare
Il modo più semplice è la Circumvesuviana: dalla stazione di Torre Annunziata-Oplonti si raggiungono gli scavi a piedi in pochi minuti. In auto si arriva dall'autostrada Napoli–Salerno con uscita Torre Annunziata.
Il sito è in gran parte all'aperto: in estate andateci al mattino presto, in primavera e in autunno la luce sugli affreschi è perfetta. Per la visita calcolate un'ora e mezza circa. Verificate orari e biglietti sul sito ufficiale del Parco Archeologico di Pompei prima di partire.
Nei dintorni
Oplontis si abbina benissimo agli scavi di Pompei e di Ercolano, che vi raccontiamo in Ercolano e Pompei: cosa vedere. Per capire il vulcano che ha sepolto tutto questo leggete Il Vesuvio: la Storia, e se volete proseguire verso Napoli fermatevi a Il Museo Ferroviario di Pietrarsa. Molti reperti dell'area vesuviana sono esposti a Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN). Tutte le altre idee sono in Napoli e Dintorni.

