
Arrivati in fondo al parco della Reggia, dopo tre chilometri di vasche e fontane, pensavamo di aver visto tutto. Poi abbiamo varcato il cancello del Giardino Inglese e ci siamo ritrovati in un altro mondo: sentieri che curvano, alberi enormi, finte rovine e laghetti. Vi raccontiamo perché, secondo noi, merita da solo una buona parte della giornata.
Un giardino voluto da una regina
Il Giardino Inglese fu fortemente voluto da Maria Carolina d'Asburgo, moglie di Ferdinando IV. A incoraggiarla fu anche l'ambasciatore britannico William Hamilton, e si racconta che la regina volesse rivaleggiare con il Petit Trianon della sorella Maria Antonietta a Versailles.
Per realizzarlo fu chiamato il botanico e giardiniere inglese John Andrew Graefer, che lavorò qui dalla metà degli anni Ottanta del Settecento fino al 1798. Gli edifici e le architetture del giardino si devono invece a Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi. Il risultato fu uno dei primi giardini all'inglese realizzati in Italia.
Un paesaggio "naturale" costruito ad arte
Al contrario del parco all'italiana, con i suoi assi perfettamente dritti, qui tutto è studiato per sembrare spontaneo. Il terreno è modellato in piccoli rilievi e vallette, i percorsi sinuosi aprono scorci sempre diversi e l'acqua dei laghetti arriva dallo stesso sistema dell'Acquedotto Carolino che alimenta la Grande Cascata, lì accanto.
Camminando abbiamo avuto davvero la sensazione di un paesaggio ideale, quello che i viaggiatori del Settecento sognavano dopo aver visto i dipinti di rovine classiche. Ma dietro questa apparente naturalezza ci sono opere di architettura e di ingegneria idraulica molto raffinate.
Il Bagno di Venere e il Criptoportico
Il punto che ci ha emozionato di più è il Bagno di Venere: un laghetto nascosto tra la vegetazione, dove una statua della dea sembra appena uscita dall'acqua. È la Venere di Tommaso Solari, lo stesso scultore che firmò la Maestà Regia sullo scalone della Reggia.
Poco lontano si apre il Criptoportico, una finta rovina romana costruita apposta per sembrare antica, con nicchie che ospitano sculture antiche provenienti dalle collezioni borboniche, legate agli scavi vesuviani e alla collezione Farnese. È il gusto per l'antico tipico di quegli anni, quando gli scavi di Pompei ed Ercolano erano la grande novità d'Europa.
Lungo il percorso trovate anche il Tempio Diruto, un'altra rovina artificiale, di recente oggetto di restauro.
Piante rare, serre e l'Aperia
Graefer trasformò il giardino in un luogo di sperimentazione botanica. Qui arrivarono specie esotiche allora rarissime, tra cui le camelie, arrivate dal Giappone. Oggi vi colpiranno soprattutto i giganteschi cedri del Libano, i platani, le palme, i pini e i cipressi, oltre alle aiuole fiorite e ai prati.
Accanto agli alberi ci sono le architetture "di servizio": la Casa Inglese, dove viveva Graefer, le Serre di Graefer, riaperte al pubblico nel 2024, e l'Aperia, nata su progetto vanvitelliano come serbatoio d'acqua e poi destinata all'allevamento delle api.
Come arrivare e quando andare
Il Giardino Inglese si trova all'estremità nord del parco della Reggia di Caserta, accanto alla Grande Cascata. Dal Palazzo Reale sono circa tre chilometri: potete farli a piedi, in bicicletta (c'è un servizio di noleggio nel parco) o con la navetta interna. Il biglietto della Reggia di solito comprende parco e giardino, ma verificate orari e biglietti sul sito ufficiale prima di partire.
Noi vi consigliamo la primavera, quando fioriscono le camelie, oppure l'autunno, con i colori delle foglie. In estate andate al mattino presto: l'ombra degli alberi aiuta, ma la camminata per arrivare è lunga e assolata.
Nei dintorni
Dopo il giardino, tornate verso il palazzo e visitate Gli Appartamenti Reali della Reggia di Caserta, oppure ripercorrete le grandi fontane con la nostra guida a I Giardini Reali di Caserta. Se volete vedere da dove arriva l'acqua dei laghetti, proseguite con L'Acquedotto Carolino e i Ponti della Valle. Per un tuffo nel Medioevo salite a Casertavecchia. Tutte le idee per la provincia sono in Caserta e dintorni.
Foto in alto (Caserta): Miguel Hermoso Cuesta, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.


