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Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco

Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco

Camminando lungo via dei Tribunali è facile notarla: sulla facciata e davanti all'ingresso ci sono dei teschi di bronzo che sembrano osservare chi passa. Noi ci siamo fermati per curiosità e siamo entrati in uno dei luoghi più sorprendenti di Napoli, una chiesa su due livelli dove l'arte barocca convive con un culto popolare antichissimo. Vi raccontiamo la storia di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco.

Una chiesa nata per le anime del Purgatorio

La storia comincia nel 1605, quando un gruppo di nobili napoletani fondò l'Opera Pia, una congregazione laica dedicata a pregare e far celebrare messe in suffragio delle anime del Purgatorio. Una donazione di 4.000 ducati del cavaliere Pietro Antonio Mastrilli permise di avviare la costruzione della chiesa.

I lavori cominciarono nel 1616 su progetto di Giovan Cola di Franco, a cui subentrò intorno al 1619 Giovan Giacomo di Conforto. La chiesa fu consacrata il 2 novembre 1638, nel giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, ma le decorazioni proseguirono per tutto il Seicento. La famiglia Mastrilli continuò a sostenerla, e nel presbiterio trovate ancora la memoria di Giulio Mastrilli.

La chiesa superiore: un gioiello del Seicento

La chiesa superiore ha un'unica navata con cappelle laterali ed è un bell'esempio di barocco napoletano. Sull'altare maggiore c'è la Madonna delle Anime del Purgatorio di Massimo Stanzione, che mostra la Vergine mentre soccorre le anime tra le fiamme.

Guardatevi intorno con calma: ci sono opere di Luca Giordano, tra cui la Morte di Sant'Alessio del 1661, e di Andrea Vaccaro. Ci ha colpito molto il teschio alato in marmo scolpito da Dionisio Lazzari: un simbolo perfetto di questo luogo, in bilico tra la morte e la speranza della salvezza.

L'ipogeo e le "anime pezzentelle"

Il cuore emotivo della visita però è sotto. La chiesa inferiore, l'ipogeo, non è una semplice cripta ma una vera chiesa, ancora oggi legata al culto dei defunti. Qui venivano sepolti i defunti e qui, a partire dal Seicento, nacque spontaneamente il culto delle anime pezzentelle.

Il nome viene dal latino petere, "chiedere": erano le anime dei morti poveri e senza nome, che si credeva avessero bisogno delle preghiere dei vivi per uscire dal Purgatorio. I fedeli, soprattutto donne, "adottavano" un teschio, lo pulivano, gli portavano fiori e lumini e in cambio chiedevano una grazia. Teschi e ossa venivano sistemati in nicchie, altarini e teche di legno.

Nel 1969 il cardinale Corrado Ursi proibì questa pratica, ma la devozione non si è mai spenta del tutto. Scendendo tra le nicchie, noi abbiamo avvertito un silenzio diverso da quello di qualsiasi altra chiesa: lo stesso che troverete nel Cimitero delle fontanelle: tra credenze e verità, l'altro grande luogo di questo culto.

La leggenda di Lucia

Il teschio più venerato è quello di Lucia: lo riconoscerete perché porta un velo da sposa e una coroncina, accanto ad altri due crani che la tradizione popolare identifica con i suoi servitori. Intorno alla sua figura sono nate diverse leggende popolari, e da sempre è considerata la protettrice delle spose.

Per anni i devoti hanno lasciato accanto a lei biglietti, fotografie e piccoli doni. Più che la storia in sé, a noi ha colpito proprio questo: la prova di un legame tra vivi e morti che a Napoli è ancora sentito, come raccontiamo anche in Tradizioni napoletane famose.

Come arrivare e quando andare

La chiesa si trova lungo via dei Tribunali, uno dei decumani del centro storico, a pochi passi dal Duomo e da San Gregorio Armeno. Le fermate della metropolitana più comode sono Dante (Linea 1) e Piazza Cavour (Linea 2); da lì si prosegue a piedi.

Oltre alla chiesa, il complesso ospita un piccolo museo e organizza attività culturali, quindi aperture e modalità di visita possono variare. Verificate orari e biglietti sul sito ufficiale prima di partire. Vi consigliamo di abbinare la visita a una passeggiata lungo via dei Tribunali, meglio nelle ore del mattino.

Nei dintorni

Foto in alto (Napoli): This Photo was taken by Wolfgang Moroder. Feel free to use my photos, but please mention me as the author and send me a message. This image is not in the public domain. Please respect the copyright protection. It may only be used according to the rules mentioned here. This specifically excludes use in social media, if applicable terms of the licenses listed here not appropriate. Please do not upload an updated image here without consultation with the Author. The author would like to make corrections only at his own source. This ensures that the changes are preserved.Please if you think that any changes should be required, please inform the author.Otherwise you can upload a new image with a new name. Please use one of the templates derivative or extract., CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

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