
Molti arrivano alla Cappella Sansevero per il Cristo Velato, e anche noi la prima volta eravamo lì per quello. Uscendo, però, ci siamo resi conto che la cappella intera è un'opera unica, pensata da un uomo fuori dal comune. Nel centro storico di Napoli, a due passi da piazza San Domenico Maggiore, vi portiamo alla scoperta di tutto quello che c'è oltre la statua più famosa.
Una cappella di famiglia diventata tempio di simboli
La cappella nasce alla fine del Cinquecento come luogo di sepoltura della famiglia di Sangro, principi di Sansevero: i primi documenti relativi ai lavori risalgono al 1593. È conosciuta anche come chiesa di Santa Maria della Pietà. Il volto che vediamo oggi, però, si deve quasi interamente al Settecento e a un solo uomo, che trasformò il mausoleo di famiglia in un complesso programma iconografico, ricco di allegorie e di riferimenti esoterici.
Raimondo di Sangro, il principe inventore
Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero, nacque a Torremaggiore nel 1710 e morì a Napoli nel 1771. Fu militare, letterato, accademico, anatomista, alchimista e massone, ma soprattutto un inventore instancabile: si occupò di macchine idrauliche, di stampa a più colori, di pietre e vetri colorati artificiali. La sua Lettera apologetica, pubblicata nel 1751, finì all'Indice dei libri proibiti l'anno seguente.
Intorno alla sua figura sono nate molte leggende, alimentate dalla segretezza dei suoi esperimenti. Noi vi consigliamo di guardare la cappella con questa chiave: ogni statua, ogni decorazione è una tessera di un discorso che il principe volle lasciare ai posteri.
La Pudicizia e il Disinganno
Ai lati dell'altare maggiore si fronteggiano due statue dedicate ai genitori del principe. La Pudicizia, scolpita da Antonio Corradini nel 1752, è il monumento alla madre, Cecilia Gaetani dell'Aquila d'Aragona, morta quando Raimondo non aveva ancora un anno. È una figura femminile coperta da un velo sottilissimo che lascia intuire le forme del corpo: un'anticipazione, in un certo senso, di quello che sarebbe stato il Cristo Velato.
Di fronte c'è il Disinganno di Francesco Queirolo, realizzato tra il 1753 e il 1754 e dedicato al padre, Antonio di Sangro, che dopo una vita dissoluta si era ritirato in una dimensione di fede. Un uomo cerca di liberarsi da una rete, simbolo del peccato, aiutato da un genio alato. La rete, scolpita interamente nel marmo e quasi staccata dal corpo, è un virtuosismo che ci ha lasciato increduli quanto il velo del Cristo.
Lungo le pareti si susseguono altre statue di virtù, ognuna legata a un membro della famiglia, come la Sincerità, il Decoro, l'Educazione e il Dominio di se stessi.
Il Cristo Velato, la volta e il pavimento
Al centro della navata c'è il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino (1753), al quale abbiamo dedicato un articolo a sé: Il Cristo Velato a Napoli. Alzando lo sguardo si vede la volta affrescata nel 1749 da Francesco Maria Russo con la Gloria del Paradiso, dai colori ancora sorprendentemente brillanti. In origine anche il pavimento faceva parte del racconto: era un disegno a labirinto, quasi del tutto perduto dopo un crollo del 1889, di cui resta solo una porzione.
Le Macchine anatomiche
Scendendo nella cavea sotterranea si incontrano le Macchine anatomiche: due scheletri, di un uomo e di una donna, in posizione eretta, con il sistema di arterie e vene ricostruito in modo quasi completo. Le realizzò il medico palermitano Giuseppe Salerno tra il 1756 e il 1764 circa. Una "leggenda nera" sosteneva che il principe avesse fatto iniettare nei corpi di due servitori una sostanza capace di pietrificarne i vasi; in realtà il sistema circolatorio è una ricostruzione accurata, realizzata con materiali come la cera d'api. Vederle dal vivo è un'esperienza forte, e non adatta a tutti i bambini.
Come arrivare e quando andare
La cappella è in via Francesco de Sanctis, nel centro storico. Dalla fermata Dante della Linea 1 si arriva a piedi in una decina di minuti, percorrendo Spaccanapoli. È uno dei luoghi più richiesti della città e gli spazi sono piccoli: vi consigliamo di prenotare in anticipo e di evitare i fine settimana in alta stagione. Verificate orari e biglietti sul sito ufficiale prima di partire.
Nei dintorni
Per costruire il vostro itinerario partite dalla guida Napoli e Dintorni. Usciti dalla cappella, siete a pochi passi da La chiesa del Gesù Nuovo e da Il complesso di Santa Chiara e il chiostro maiolicato. Se vi affascina il lato misterioso della città, proseguite con Cimitero delle fontanelle: tra credenze e verità e Visitare Napoli Sotterranea.
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