
Ci sono luoghi di Napoli che si visitano a testa alta, guardando cupole e affreschi, e altri in cui si scende, letteralmente, nella memoria della città. Le Catacombe di San Gaudioso appartengono alla seconda famiglia: siamo entrati dalla chiesa nel cuore del Rione Sanità e ne siamo usciti con la sensazione di aver capito qualcosa in più sul rapporto, unico al mondo, che i napoletani hanno con i loro morti. Vi raccontiamo cosa vi aspetta.
Un vescovo venuto dall'Africa
La storia comincia nel V secolo con Settimio Celio Gaudioso, vescovo di Abitina, una località dell'Africa settentrionale vicina a Cartagine, nell'attuale Tunisia. Durante le persecuzioni dei Vandali di re Genserico, Gaudioso lasciò la sua terra via mare e approdò a Napoli intorno al 439.
In città fondò un monastero e si fece conoscere per la sua santità. Morì intorno alla metà del V secolo e fu sepolto in quest'area della valle della Sanità, dove già esisteva una necropoli di età greco-romana. Attorno alla sua tomba crebbe un cimitero cristiano scavato nel tufo, che da lui prese il nome.
Le gallerie sono state scavate tra il IV e il V secolo: oggi se ne conserva solo una parte, perché nei secoli successivi l'area è stata profondamente trasformata, ma quello che resta basta a lasciare il segno.
Si entra dalla Basilica della Sanità
L'ingresso è sotto la Basilica di Santa Maria della Sanità, costruita tra il 1602 e il 1610 su progetto del frate domenicano Giuseppe Nuvolo. Prima di scendere vi consigliamo di alzare lo sguardo verso la cupola maggiore, rivestita di maioliche gialle e verdi, e di notare il presbiterio sopraelevato: è stato costruito proprio così per lasciare spazio, sotto, all'antica cripta paleocristiana.
Noi abbiamo trovato emozionante questo passaggio dalla luce della chiesa barocca alla penombra delle gallerie: in pochi gradini si attraversano oltre mille anni di storia.
Affreschi e mosaici paleocristiani
Nella parte più antica si conservano tracce della decorazione dei primi secoli: frammenti di affreschi del V-VI secolo, tra cui figure di santi come San Pietro e San Sossio, e resti di un mosaico del VI secolo legato alla sepoltura di Gaudioso. Sempre a quell'epoca risale l'immagine della Madonna della Sanità, a cui è dedicata la basilica soprastante e da cui prende il nome l'intero quartiere.
Le pareti di alcuni ambienti sono state invece decorate molto più tardi, intorno al 1700, da Bernardino Fera, allievo di Francesco Solimena, con storie di martiri. È il bello di questo luogo: ogni stanza mescola epoche diversissime.
Scolatoi e teschi nel muro: il Seicento
La parte che più ha colpito noi, e che di solito colpisce tutti, riguarda il XVII secolo. In quel periodo i frati domenicani usavano le gallerie per un rito funebre particolare: i corpi venivano sistemati in nicchie a forma di sedile, le cantarelle o scolatoi, dove venivano lasciati essiccare.
Una volta terminato il processo, il cranio veniva murato nella parete e, sotto, veniva dipinto il corpo del defunto con gli abiti e gli attributi che ne indicavano il ruolo sociale o la professione. Era una sepoltura riservata a famiglie benestanti, e camminare tra questi "ritratti" con il teschio vero al posto del volto fa davvero un certo effetto. La pratica fu poi abbandonata, anche per ragioni igieniche.
Durante la grande peste del 1656 le cave di tufo della zona divennero cimiteri a cielo aperto: un legame con la morte che ritroverete, a pochi passi da qui, nel Cimitero delle fontanelle: tra credenze e verità.
Una visita che fa bene al quartiere
Le catacombe si visitano con guida, in un percorso unico insieme alle Catacombe di San Gennaro di Capodimonte. A gestirle sono giovani del Rione Sanità riuniti nella cooperativa La Paranza, che negli anni hanno trasformato questi luoghi in un motore di lavoro e di rinascita per il quartiere. Ci è piaciuto molto anche questo: la guida racconta il sottosuolo, ma anche la vita di chi oggi vive sopra.
Se volete completare il quadro, leggete Le Catacombe di San Gennaro, il complesso paleocristiano più celebre della città, e Il miracolo di San Gennaro per capire quanto il culto dei santi sia ancora vivo in città.
Come arrivare e quando andare
La basilica si affaccia su piazza Sanità, nel quartiere Stella. Il modo più semplice è raggiungere a piedi il rione dalle stazioni Museo (Linea 1) o Piazza Cavour (Linea 2) della metropolitana, passando per via Foria e poi scendendo nella Sanità: in pochi minuti sarete lì. Sconsigliamo l'auto, perché le strade del rione sono strette e trafficate.
All'interno la temperatura è piuttosto costante, quindi la visita va bene in ogni stagione; d'estate offre anche un po' di fresco. Le visite partono a orari prestabiliti: verificate orari e biglietti sul sito ufficiale prima di partire. Dopo la visita vi consigliamo una passeggiata nel rione, tra palazzi settecenteschi e vicoli pieni di vita.
Nei dintorni
- Le Catacombe di San Gennaro: l'altro grande complesso paleocristiano, compreso nello stesso percorso.
- Cimitero delle fontanelle: tra credenze e verità: l'ossario nel tufo legato al culto delle "anime pezzentelle".
- Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN): a pochi minuti a piedi, verso via Foria.
- Il Museo e il Real Bosco di Capodimonte: salendo sulla collina, arte e verde.
- Napoli e Dintorni: la nostra guida per organizzare il viaggio in città e in provincia.
Foto in alto (Napoli): This Photo was taken by Wolfgang Moroder. Feel free to use my photos, but please mention me as the author and send me a message. This image is not in the public domain. Please respect the copyright protection. It may only be used according to the rules mentioned here. This specifically excludes use in social media, if applicable terms of the licenses listed here not appropriate. Please do not upload an updated image here without consultation with the Author. The author would like to make corrections only at his own source. This ensures that the changes are preserved.Please if you think that any changes should be required, please inform the author.Otherwise you can upload a new image with a new name. Please use one of the templates derivative or extract., CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.
