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La Cattedrale di Casertavecchia

La Cattedrale di Casertavecchia

Arrivati nella piazza di Casertavecchia, borgo medievale sulle colline sopra Caserta, la prima cosa che abbiamo fatto è stata fermarci in silenzio davanti al duomo. La chiesa di San Michele Arcangelo mescola in modo sorprendente il romanico, l'eleganza arabo-normanna della Sicilia e i dettagli delle cattedrali pugliesi. Vi accompagniamo a scoprirla, dentro e fuori.

Una cattedrale normanna dedicata all'Arcangelo

La costruzione fu avviata nel 1113 per volontà del vescovo Rainulfo, in piena età normanna, e la chiesa fu consacrata nel 1153 sotto il vescovo Giovanni. La dedica a San Michele Arcangelo non è casuale: il santo guerriero era molto venerato dai Longobardi, che avevano dominato questa terra nei secoli precedenti.

Per oltre settecento anni l'edificio è stato la cattedrale della diocesi. Quando nell'Ottocento la sede vescovile fu trasferita nella nuova Caserta, il duomo perse il titolo, ma è rimasto una chiesa parrocchiale molto amata. Se volete conoscere la storia del borgo che lo circonda, leggete il nostro articolo su Casertavecchia.

La facciata e il tiburio: un incontro di culture

La facciata in tufo grigio-ocra è animata da tre portali in marmo bianco, con decorazioni vegetali e sculture di animali che sporgono dalla muratura a sostenere gli architravi. Nel timpano corrono file di archetti ciechi intrecciati, mentre una cornice ad archetti pensili gira attorno a tutto l'edificio.

Il pezzo che ci ha colpito di più però è il tiburio ottagonale che nasconde la cupola, realizzato all'epoca del vescovo Stabile, tra il 1207 e il 1216. Gli archi incrociati sovrapposti su due ordini e le tarsie in pietre di colori diversi rivelano influssi siciliani e amalfitani, con un gusto che ricorda l'architettura arabo-normanna. Girate attorno alla chiesa: ogni lato regala un dettaglio diverso.

Il campanile del 1234

Accanto al duomo svetta il campanile, alto circa 32 metri e completato nel 1234 sotto il vescovo Andrea, durante il regno di Federico II. Alla base un grande arco ogivale lascia passare la strada che sale verso il castello, e salendo con lo sguardo si notano bifore e decorazioni che anticipano il gusto gotico. È l'immagine simbolo del borgo, e vi accorgerete che è quasi impossibile non fotografarla.

L'interno: colonne romane e silenzio

Dentro, l'atmosfera è sobria e raccolta. La pianta è a croce, con tre navate separate da 18 colonne di spoglio, quasi tutte in marmo cipollino, provenienti da antichi edifici di epoca romana. I capitelli, per lo più corinzi, sono tutti diversi tra loro: vi consigliamo di osservarli uno per uno. La navata centrale è coperta da un tetto a capriate in legno, con archi a tutto sesto.

In una piccola cappella del Trecento si conservano affreschi, mentre nel transetto si trovano due sepolture trecentesche ispirate ai modelli dello scultore senese Tino da Camaino. In una nicchia della parete si conserva anche una scultura policroma della Madonna.

L'aspetto che vediamo oggi si deve in gran parte al restauro del 1926, diretto da Gino Chierici, che eliminò le aggiunte successive e riportò la chiesa alle forme romaniche originarie.

Come arrivare e quando andare

Il duomo si trova nella piazza principale di Casertavecchia, a circa 10 km dal centro di Caserta, raggiungibile in auto lungo la strada che sale sui Monti Tifatini; si lascia la macchina ai margini del borgo e si prosegue a piedi. Essendo un luogo di culto, entrate con abbigliamento adeguato ed evitate le visite durante le funzioni. Vi consigliamo la luce del tardo pomeriggio, quando la pietra del tiburio si scalda di colore. Verificate orari di apertura e celebrazioni sul sito ufficiale della diocesi prima di partire.

Nei dintorni

Foto in alto (Caserta): Miguel Hermoso Cuesta, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

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