
Se c'è una tradizione che a Napoli si vive tutto l'anno, è quella del presepe. Noi ci siamo fermati davanti alle botteghe del centro storico in pieno agosto e abbiamo trovato artigiani al lavoro su pastori, case in miniatura e cesti di frutta grandi come un'unghia. Qui il presepe non è solo la rappresentazione della Natività: è un intero mondo in scala, con la sua gente, i suoi mestieri e i suoi simboli.
Le origini: dalle chiese medievali
A Napoli il legame con il presepe è antichissimo. Già nel 1021 un documento notarile cita la chiesa di Santa Maria "ad praesepe". Nel 1340 la regina Sancia, moglie di Roberto d'Angiò, donò un presepe alle clarisse, e nel 1478 i fratelli Giovanni e Pietro Alemanno realizzarono un presepe con statue in legno, di cui ne sono arrivate a noi dodici.
Per secoli i presepi restarono soprattutto nelle chiese e nei conventi. Le figure erano scolpite in legno o modellate in terracotta, materiale che dal Cinquecento divenne il più diffuso.
Il Settecento, l'età d'oro
La vera svolta arrivò nel Settecento, con il regno di Carlo III di Borbone. Il presepe uscì dalle chiese ed entrò nei palazzi dell'aristocrazia, dove le famiglie facevano a gara per allestire le scene più ricche. I pastori diventarono veri manichini con testa e mani in terracotta, corpo snodabile e abiti di stoffa cuciti a mano.
A modellare i volti lavorarono anche grandi scultori, tra cui Giuseppe Sanmartino, considerato forse il più grande scultore napoletano del secolo, lo stesso del Cristo Velato. Il risultato è un presepe che mescola il sacro alla vita di tutti i giorni: accanto alla grotta compaiono mercati, osterie, venditori e musicisti, tutti vestiti come i napoletani del tempo.
I personaggi e i simboli
Ogni figura ha un significato, e scoprirli è uno dei piaceri del presepe napoletano. Eccone alcuni:
- Benino, il pastore addormentato: secondo la tradizione il presepe è il suo sogno, e il suo risveglio rappresenta una rinascita.
- L'osteria, che ricorda il rifiuto di dare alloggio a Maria e Giuseppe e rappresenta i vizi del mondo.
- Ciccibacco, legato al vino, retaggio delle antiche divinità pagane.
- Il pozzo e il ponte, luoghi di passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
- La zingara, che predice il futuro ed è considerata erede della Sibilla.
- I venditori dei mesi, che personificano i mestieri dell'anno, dal macellaio di gennaio al pescivendolo di dicembre.
- I Re Magi, spesso su un cavallo, un dromedario e un elefante, a indicare i continenti da cui arrivano.
Dove vedere i presepi storici
Il più celebre è il Presepe Cuciniello, esposto nella sezione presepiale del museo della Certosa di San Martino: un grande allestimento con circa ottocento pezzi, donato al museo dallo stesso Michele Cuciniello. Davanti alle sue scene, illuminate come in un teatro, siamo rimasti a lungo a cercare dettagli.
Un altro presepe da non perdere è quello della Reggia di Caserta, che dal 1988 ricostruisce il presepe di corte del Settecento. E naturalmente c'è la strada degli artigiani, San Gregorio Armeno, dove le botteghe espongono pastori tradizionali accanto a statuine di personaggi famosi di oggi.
Come arrivare e quando andare
San Gregorio Armeno si trova nel centro storico, a pochi passi da via dei Tribunali, e si raggiunge a piedi dalle fermate della metropolitana del centro. La Certosa di San Martino è sulla collina del Vomero, servita dalle funicolari. Il periodo più suggestivo è quello che precede il Natale, quando i vicoli si riempiono di gente: se preferite girare con calma, andate in un giorno feriale o fuori stagione. Verificate orari e biglietti dei musei sul sito ufficiale prima di partire.
Nei dintorni
Per una passeggiata tra le botteghe leggete San Gregorio Armeno, la via dei presepi e, per il museo, Castel Sant'Elmo e la Certosa di San Martino. Proseguite con Il Cristo Velato a Napoli e con le altre usanze raccontate in Tradizioni napoletane famose. La guida completa della città è in Napoli e Dintorni.
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