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Il Museo Archeologico Provinciale di Salerno

Il Museo Archeologico Provinciale di Salerno

Siamo entrati nel Museo Archeologico Provinciale di Salerno soprattutto per vedere un volto: quello della celebre testa bronzea di Apollo. Ne siamo usciti con un'idea molto più ricca di come era abitato questo territorio, dalle grotte della preistoria fino all'età romana. Vi raccontiamo cosa aspettarvi.

Una sede nel complesso di San Benedetto

Il museo nasce nel 1927 e apre al pubblico l'anno successivo. Dal 1964 ha sede nel complesso di San Benedetto, l'antico monastero benedettino ai margini orientali del centro storico, quello che nel Medioevo veniva rifornito d'acqua dall'acquedotto raccontato in L'Acquedotto medievale di Salerno, i "Ponti del Diavolo". Il museo appartiene alla Provincia di Salerno.

Già all'esterno si incontra il lapidario, con statue, rilievi e iscrizioni. All'interno il percorso si sviluppa su due piani: al piano inferiore i reperti sono ordinati per epoca e per zona del territorio provinciale, mentre al piano superiore si concentrano i materiali dalla città di Salerno.

La testa di Apollo, simbolo del museo

Il pezzo che tutti vengono a vedere è la testa di Apollo in bronzo. La sua storia sembra un racconto: fu ripescata nelle acque del golfo di Salerno nel 1930, impigliata nelle reti dei pescatori. È datata tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. e apparteneva a una statua più grande del naturale; alcuni studiosi la collegano alle botteghe campane legate allo scultore Pasitele.

Davanti a questo volto, con i capelli raccolti e lo sguardo sereno, ci siamo fermati a lungo. Nel 1932, quando il museo si trovava ancora nel Palazzo della Provincia, venne a vederla anche il poeta Giuseppe Ungaretti: un dettaglio che dice molto della fama che la scultura ebbe subito dopo il ritrovamento.

Dalla preistoria agli Etruschi di Fratte

Il percorso ci ha sorpreso per la varietà. Si parte dai materiali preistorici, dal Paleolitico all'età del Bronzo, provenienti anche dalle grotte del territorio. Si prosegue con gli oggetti dell'età del Ferro di tradizione villanoviana, con ceramiche, armi e ornamenti.

Una sezione importante è dedicata all'insediamento di Fratte, sulle colline alle spalle della città, abitato tra il VI e il III secolo a.C. da Etruschi e poi da Sanniti. Qui si vedono corredi funerari, collane d'ambra, elmi in bronzo e i tipici cinturoni sannitici. Completano il quadro ceramiche greche, statue di età romana come una Venere con il delfino, e una ricca collezione numismatica.

Le collezioni private e la scultura romana

Una parte del percorso è dedicata alle collezioni private donate al museo nel tempo, che arricchiscono il racconto con ceramiche geometriche e corinzie, bronzi e corredi tombali. Nella sezione romana, accanto alla Venere con il delfino, abbiamo ritrovato un'Afrodite del tipo Cnidia, a ricordarci quanto la Salerno antica fosse legata ai modelli dell'arte greca. Il lapidario esterno, infine, è un buon modo per chiudere la visita all'aria aperta.

Perché vale la visita

Ci è piaciuto perché è un museo a misura di persona: si visita con calma in un'ora o poco più e aiuta a capire tutto quello che vedrete poi in provincia, dai templi di Paestum alle necropoli dei Picentini. Se viaggiate con bambini, la storia della testa ripescata dai pescatori è perfetta per incuriosirli: altre idee in Divertirsi con bambini a Salerno.

Come arrivare e quando andare

Il museo si trova in via San Benedetto, a pochi minuti a piedi dal centro e dalla stazione di Salerno. È una visita al chiuso, quindi ideale in ogni stagione e perfetta per le ore più calde d'estate o per una giornata di pioggia. Verificate orari e biglietti sul sito ufficiale prima di partire.

Nei dintorni

Uscendo dal museo, passate sotto i vicini Ponti del Diavolo e poi salite nel centro storico verso San Pietro a Corte e Il Duomo di Salerno. Per approfondire l'archeologia della zona proseguite con Il Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano e Paestum e i suoi templi. Tutte le altre mete sono nella nostra guida Salerno e dintorni.

Foto in alto (Salerno): No machine-readable author provided. Giaros assumed (based on copyright claims)., CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

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