
Arrivando dal porto o da piazza Municipio, il Maschio Angioino è impossibile da non notare: cinque grandi torri scure e, incastonato tra due di esse, un arco di marmo bianco. È uno dei simboli di Napoli e ogni volta che ci passiamo davanti ci fermiamo a guardarlo. Vi raccontiamo cosa c'è da vedere dentro e fuori le sue mura.
Un castello "nuovo" voluto dagli Angioini
Il suo nome ufficiale è Castel Nuovo, per distinguerlo dai castelli più antichi della città, come Castel dell'Ovo. Fu costruito tra il 1279 e il 1282 per volere di Carlo I d'Angiò, su progetto dell'architetto francese Pierre de Chaule.
Curiosamente Carlo I non lo abitò mai, a causa della rivolta dei Vespri siciliani; divenne residenza reale con il suo successore Carlo II. Nel Trecento, durante il regno di Roberto d'Angiò, il castello fu un centro di cultura frequentato da figure come Petrarca e Boccaccio. Qui, nel 1294, papa Celestino V rinunciò al pontificato.
La rinascita aragonese e le torri
L'aspetto attuale del castello si deve soprattutto ad Alfonso V d'Aragona, che dopo la conquista di Napoli lo fece ricostruire. L'architetto Guillem Sagrera sostituì le torri quadrate angioine con cinque massicce torri cilindriche, rivestite di piperno, una pietra vulcanica grigia tipica della zona.
Vista da vicino, la mole del castello fa capire quanto fosse pensato per la difesa: il fossato, le mura spesse e le torri ricordano che Napoli era una capitale da proteggere sia dal mare sia da terra.
L'Arco di Trionfo
L'elemento che ci colpisce di più è l'Arco di Trionfo, l'ingresso monumentale in marmo bianco inserito tra due torri. Fu realizzato a partire dalla metà del Quattrocento per celebrare l'ingresso di Alfonso in città e vi lavorarono diversi scultori, tra cui Francesco Laurana.
Il contrasto tra la pietra scura delle torri e il bianco dell'arco è uno dei colpi d'occhio più belli del centro. Vi consigliamo di fermarvi qualche minuto a osservare i rilievi: raccontano il corteo trionfale del re ed è uno dei capolavori del Rinascimento a Napoli.
La Sala dei Baroni e la Cappella Palatina
All'interno, la sala più famosa è la Sala dei Baroni, un ambiente enorme coperto da una spettacolare volta. Il nome ricorda un episodio drammatico: nel 1487 il re Ferrante d'Aragona vi invitò i nobili che avevano partecipato alla congiura dei baroni, con il pretesto di una festa, e li fece arrestare. Oggi la sala ospita le riunioni del Consiglio comunale.
La Cappella Palatina, dedicata a Santa Barbara, è l'unica parte superstite del castello trecentesco. Intorno al 1330 fu decorata da Giotto, ma di quel ciclo di affreschi restano oggi solo pochi frammenti.
Il Museo Civico
Il castello ospita il Museo Civico, con dipinti, sculture e oggetti d'arte di diverse epoche, distribuiti tra la cappella e i piani superiori. Il percorso è piacevole e permette anche di affacciarsi sul porto e sul golfo. Nel castello ha sede anche la biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria. Verificate orari e biglietti sul sito ufficiale prima di partire.
Come arrivare e quando andare
Il Maschio Angioino si trova in piazza Municipio, di fronte al porto e al molo Beverello, da cui partono i traghetti per le isole. È raggiungibile con la metropolitana Linea 1, fermata Municipio, oppure a piedi da via Toledo e da piazza del Plebiscito. La visita si fa bene in ogni stagione; noi lo abbiniamo spesso a una passeggiata sul lungomare, magari al tramonto.
Nei dintorni
A pochi passi dal castello trovate il teatro raccontato in Il Teatro di San Carlo e la galleria descritta in La Galleria Umberto I e via Toledo. Proseguendo lungo il mare si arriva all'altro grande castello della città, protagonista di La leggenda di Castel dell'Ovo, mentre dall'alto del Vomero vi guarda Castel Sant'Elmo e la Certosa di San Martino. Per organizzare il resto del viaggio partite dalla nostra guida Napoli e Dintorni.
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