
Molti visitatori pensano che la storia di Avellino cominci con il castello longobardo. In realtà, per trovare le radici della città bisogna spostarsi di pochi chilometri, ad Atripalda, lungo il fiume Sabato. Qui, su un pianoro chiamato Civita, sorgeva Abellinum, la città sannita e poi romana da cui Avellino ha preso il nome. Noi ci siamo stati per mezza giornata e ne siamo usciti con una prospettiva diversa sull'Irpinia: non solo terra di borghi e vigneti, ma anche di città antiche.
Abellinum, dai Sanniti a Roma
Sul pianoro della Civita, a nord-ovest dell'attuale centro di Atripalda e sulla riva sinistra del Sabato, esisteva già tra il IV e il III secolo a.C. un insediamento sannita. La posizione era strategica: la valle del Sabato era una via naturale tra la zona di Benevento e quella di Salerno. Tra la fine del II secolo a.C. e l'età di Silla i Romani vi fondarono una colonia, che crebbe fino a diventare un centro ricco e ben organizzato.
La città entrò in crisi nella tarda antichità: un forte terremoto nel 346 d.C. rese difficile la vita, e l'abbandono si completò durante la guerra greco-gotica e con l'arrivo dei Longobardi. Gli abitanti si spostarono altrove, e il nome della città antica sopravvisse in quello della nuova Avellino.
Cosa si vede nell'area archeologica
Il parco archeologico occupa una superficie ampia, racchiusa dalle mura romane. Ecco le tappe principali:
- Le mura: lunghi tratti in opus reticulatum, la tecnica con piccoli blocchetti disposti a rete, e i resti di due grandi torri circolari, ben visibili all'ingresso settentrionale.
- L'area pubblica: sul lato orientale, dentro le mura, si trovano i resti del foro e di un edificio termale.
- La domus: a nord-est c'è una grande casa ad atrio di tipo ellenistico-pompeiano, di circa 2.500 metri quadrati, attribuita a un liberto della famiglia di Agrippa, il genero di Augusto. Si riconoscono ancora il peristilio e alcune stanze, come un cubicolo decorato con motivi vegetali su fondo rosso pompeiano.
- L'acquedotto: un tratto dell'acquedotto romano del Serino, la grande opera che portava acqua fino alla zona di Napoli.
Una parte dei reperti trovati negli scavi, come un altare in marmo dedicato all'imperatore Tiberio, è oggi esposta nei musei di Avellino. Il sito è all'aperto e la visita è più ricca se fatta con una guida: informatevi sulle aperture e sulle visite organizzate sul sito del Ministero della Cultura e del Comune.
La Dogana dei Grani
Tornati in centro, la piazza principale di Atripalda è dominata dal Palazzo della Dogana dei Grani. Il nome racconta la sua funzione: in epoca borbonica qui si commerciava soprattutto il grano che arrivava dalla Puglia, lungo la strada regia che collegava il Tirreno all'Adriatico, e si tenevano il mercato settimanale e le fiere. L'edificio ha assunto l'aspetto attuale nel 1883 e nel Novecento è stato cinema, deposito e scuola.
Dopo il restauro è diventato uno spazio culturale con una sezione archeologica, dove sono esposti reperti della necropoli di Capo La Torre e dell'area di Abellinum: un frammento di pittura di quarto stile pompeiano dal larario della domus, un'antefissa con testa femminile, una lucerna con Helios e Selene. Qui sono esposte anche le statue che decoravano la facciata della Dogana di Avellino, recuperate dopo un incendio. È il complemento ideale alla visita degli scavi.
Lo Specus Martyrum e il centro storico
A pochi passi c'è la chiesa madre dedicata a Sant'Ippolisto e a San Sabino, patrono della città, di origine paleocristiana. Sotto la chiesa si trova lo Specus Martyrum, una grotta che fu usata come catacomba e dove nel 1612 furono traslate le reliquie di San Sabino. È un luogo raccolto e suggestivo, che racconta la continuità tra la città antica e quella cristiana.
Sulla collina sopra il paese restano le poche pietre del castello fatto costruire nell'XI secolo dal nobile longobardo Truppoaldo, da cui deriverebbe il nome stesso di Atripalda. Poco lontano sorge il cinquecentesco Palazzo Caracciolo, monumento nazionale, legato alla famiglia che governò il feudo per quasi tre secoli: oggi non è visitabile, ma la facciata racconta l'epoca in cui Atripalda prosperava con la lavorazione della seta, del ferro, del rame e della carta.
Come arrivare e quando andare
Atripalda è praticamente unita ad Avellino: dal capoluogo ci si arriva in pochi minuti in auto o con i mezzi urbani, e dall'autostrada A16 si esce ad Avellino Est. L'area archeologica è all'aperto e poco ombreggiata: vi consigliamo la primavera e l'autunno, o le prime ore del mattino d'estate. Verificate orari, aperture e visite guidate sui siti ufficiali prima di partire.
Nei dintorni
Completate la giornata ad Avellino con Il Castello Longobardo di Avellino e con le tappe di Cosa visitare ad Avellino. Le colline intorno sono terra di vino bianco: leggete Fiano di Avellino DOCG. Tutte le altre idee sulla provincia sono in Avellino e dintorni.
