
Quando siamo entrati per la prima volta nel chiostro grande della Certosa di Padula, siamo rimasti in silenzio per qualche minuto: non ci aspettavamo uno spazio così vasto. La Certosa di San Lorenzo, nel cuore del Vallo di Diano, è uno dei complessi monastici più grandi d'Europa. Vi raccontiamo come visitarla senza perdervi niente.
Una fondazione dei Sanseverino
La Certosa fu fondata il 28 gennaio 1306 da Tommaso II Sanseverino, potente feudatario della zona, e la fondazione fu confermata dal re Carlo II d'Angiò nell'aprile dello stesso anno. Il nome San Lorenzo deriva da una chiesa già esistente sul posto e dedicata al santo.
Nata in forme gotiche, la Certosa fu trasformata nel corso dei secoli e oggi si presenta soprattutto con un volto barocco. L'ultimo grande intervento è il celebre scalone ellittico progettato da Gaetano Barba, completato entro il 1779.
Numeri che impressionano
Il complesso si estende su circa 51.500 metri quadrati e conta circa 350 ambienti disposti attorno a tre chiostri. Il protagonista è il chiostro grande, di circa 104 per 150 metri, con una superficie di 15.000 metri quadrati: uno dei chiostri certosini più grandi d'Europa. Attorno si affacciano le celle dei monaci, vere piccole abitazioni di tre o quattro stanze con una loggia su un piccolo giardino, che raccontano la vita di silenzio e solitudine dei Certosini.
Durante la visita ci hanno colpito anche la chiesa, la grande cucina e la biblioteca, a cui si arriva salendo una piccola scala elicoidale in pietra della metà del Quattrocento, con circa un giro e mezzo. Sono ambienti che fanno capire come la Certosa fosse una vera cittadella autosufficiente.
La leggenda della frittata di mille uova
Nella cucina si racconta un aneddoto che i visitatori amano: nel 1535, quando l'imperatore Carlo V passò per Padula, i monaci avrebbero preparato per lui e il suo seguito una frittata di mille uova. È una tradizione più che un fatto documentato, ma rende bene l'idea della ricchezza della Certosa in quei secoli.
Dalla soppressione all'UNESCO
La storia della Certosa non è stata sempre felice. I monaci furono allontanati una prima volta nel 1807, con le soppressioni dell'epoca napoleonica, e poi definitivamente nel 1866, dopo l'Unità d'Italia. Durante le due guerre mondiali il complesso, abbandonato, fu usato come luogo di prigionia e campo di concentramento.
La rinascita è arrivata con il restauro e il riconoscimento internazionale: nel 1998 la Certosa è entrata nel Patrimonio dell'Umanità UNESCO insieme al Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano e ai siti archeologici di Paestum e Velia. Dal 1957 ospita inoltre il Museo archeologico provinciale della Lucania occidentale, con reperti dalle necropoli di Sala Consilina e di Padula, dalla preistoria all'età ellenistica.
Come arrivare e quando andare
Padula si trova nel Vallo di Diano, nella parte orientale della provincia. In auto si percorre l'autostrada A2 del Mediterraneo fino all'uscita Padula-Buonabitacolo, a pochi minuti dalla Certosa. Per la visita completa vi servono almeno due o tre ore e scarpe comode: le distanze interne sono notevoli. Il nostro consiglio è di procedere con calma, cominciando dalla chiesa e dagli ambienti dei monaci, per arrivare poi al chiostro grande e allo scalone ellittico: lasciarli per ultimi rende il finale della visita ancora più scenografico. Primavera e inizio autunno sono i momenti migliori, con il chiostro piacevole da percorrere anche al sole. Verificate orari e biglietti sul sito ufficiale prima di partire.
Nei dintorni
Il Vallo di Diano merita almeno un giorno in più. A pochi chilometri vi aspetta Teggiano, raccontata in Teggiano, la città dei portali, mentre più a nord potete scendere nelle Le Grotte di Pertosa-Auletta. Se proseguite verso il mare, il Cilento è a portata di mano: leggete Il Cilento: cosa fare e cosa vedere e la nostra guida Salerno e dintorni.
Foto in alto (Padula): Carsten Steger, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.


