
Bastano pochi chilometri di strada tra i boschi, sopra Cava de' Tirreni, per sentirsi lontani dal traffico. La Badia della Santissima Trinità appare all'improvviso, appoggiata alla roccia di una grande grotta. Noi l'abbiamo visitata con calma e vi diciamo subito che non è solo una chiesa: è un monastero vivo da più di mille anni.
Sant'Alferio e la grotta Arsicia
Tutto comincia nel 1011, quando Alferio Pappacarbone, nobile salernitano, si ritirò a vita eremitica sotto la grande grotta Arsicia, nella valle del Selano. Attorno a lui si raccolsero i primi discepoli e nacque un piccolo monastero con una chiesa. Alferio morì nel 1050.
Fu un suo nipote, l'abate Pietro I, a trasformare la Badia nel centro di una potente congregazione monastica, con centinaia di chiese e monasteri dipendenti in tutta l'Italia meridionale. Nel 1092 il papa Urbano II salì fin qui e consacrò la basilica. I primi quattro abati, Alferio, Leone I, Pietro I e Costabile, sono venerati come santi.
La basilica e la grotta di Sant'Alferio
La chiesa che vediamo oggi è il frutto della ricostruzione del XVIII secolo: la basilica attuale è del 1761, su progetto dell'architetto Giovanni del Gaizo, voluta dall'abate Giulio De Palma. Cupola, coro e transetto furono affrescati nell'Ottocento da Vincenzo Morani. All'interno ci hanno colpito l'ambone con mosaici del XII secolo e i marmi policromi di pavimenti e altari.
Il luogo più suggestivo, però, è la grotta di Sant'Alferio, dove sono custodite le sue reliquie e dove restano affreschi del Trecento. Stare lì, sotto la roccia da cui tutto è partito, ci ha dato la misura di quanto sia antica la storia di questo posto.
Chiostro, cimitero longobardo e museo
La visita guidata attraversa ambienti che normalmente un turista non vede. Il piccolo chiostro romanico, appoggiato alla parete di roccia, ha bifore e quadrifore con archi a ferro di cavallo che rivelano influenze islamiche. Si scende poi nel cimitero longobardo e si passa per la sala capitolare.
Il museo dell'abbazia conserva tra l'altro una tavola senese del Quattrocento con la Madonna, un cofanetto d'avorio dell'XI secolo, reperti archeologici e monete delle zecche longobarde e normanne.
Un archivio di oltre mille anni
Il vero tesoro della Badia, però, è in gran parte invisibile ai visitatori: la biblioteca statale del monumento nazionale e l'archivio, con oltre 15.000 pergamene, la più antica delle quali risale al 792. Tra i codici più preziosi ci sono la Bibbia visigotica del IX secolo e il Codex Legum Langobardorum dell'XI secolo, che raccoglie le leggi dei Longobardi. Sapere che sono custoditi a pochi metri da noi ci ha emozionato.
Nella basilica cercate anche i due bassorilievi rinascimentali con San Matteo e Santa Felicita e l'altare seicentesco. Le pergamene più antiche dell'archivio, dal 792 al 1065, sono state pubblicate nel Codex Diplomaticus Cavensis, una raccolta preziosa per chiunque studi la storia del Mezzogiorno longobardo e normanno.
Come arrivare e quando andare
La Badia si trova a circa 3 chilometri dal centro di Cava de' Tirreni, ai piedi del Monte Finestra. In auto si esce al casello di Cava de' Tirreni dell'autostrada, poi si seguono le indicazioni; in treno si arriva alla stazione di Cava e si prosegue con i mezzi locali. La visita è guidata e va prenotata, e ricordate che è ancora un luogo di vita monastica: vestitevi in modo adeguato e rispettate il silenzio. Primavera e autunno sono perfette, anche per una passeggiata nei boschi attorno. Verificate orari e biglietti sul sito ufficiale prima di partire.
Nei dintorni
Da Cava la costa è vicinissima: scendete a Vietri sul Mare per la Ceramica Vietrese oppure proseguite verso Amalfi: cosa fare e cosa vedere. In pochi minuti siete anche a Salerno, dove vi aspettano Il Duomo di Salerno e San Pietro a Corte. Tutte le altre mete sono in Salerno e dintorni.
Foto in alto (Cava de' Tirreni): Gegè Avagliano, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons.


