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A vattut' e ll'astreche

A vattut' e ll'astreche

Guardando le vecchie case contadine di Ischia, con i loro tetti curvi che sembrano piccole cupole, ci siamo chiesti come venissero costruite senza cemento. La risposta ci ha portato a una tradizione che unisce lavoro, musica e festa: 'A vattut' e ll'astreche, la battitura del lastrico. Ve la raccontiamo come l'abbiamo conosciuta, tra documenti, testimonianze e i canti che l'accompagnavano.

Che cosa significa

In dialetto ischitano 'a vattuta è la "battuta", cioè l'azione del battere, mentre ll'astreche sono i lastrici, le coperture delle case. L'espressione indica quindi la fase finale della costruzione del tetto, quando la copertura veniva battuta a lungo per renderla compatta e impermeabile.

Era il momento conclusivo della costruzione di una casa rurale, e per questo aveva anche un valore simbolico: chiudere il tetto significava dare finalmente un riparo alla famiglia. Non stupisce che fosse vissuto come una festa collettiva.

Lapillo, calce e volte

Prima dell'arrivo del cemento, sull'isola si costruivano tetti a volta a botte o a crociera, utilizzando i materiali che il territorio vulcanico offriva in abbondanza. La struttura veniva realizzata su un'armatura di travi di legno, poi ricoperta con uno strato di lapillo, la pietra vulcanica leggera e porosa, impastato con acqua e calce.

Questo impasto, una volta steso, doveva essere lavorato a lungo. Solo con una battitura paziente e regolare il lapillo e la calce si legavano tra loro, diventando una copertura resistente, capace di tenere lontana la pioggia. I tetti a volta sono ancora oggi uno degli elementi più caratteristici dell'architettura rurale delle isole e delle coste campane.

Come si svolgeva la battitura

Il lavoro durava in genere circa tre giorni e richiedeva una squadra numerosa: si parla di una decina di battitori per una superficie di circa 25 metri quadrati. Nella prima fase i lavoratori, seduti su piccoli sgabelli, spianavano il lapillo con la mazzola, un attrezzo di legno. Poi cominciava la battitura vera e propria, con colpi ritmati e continui.

Il segreto era proprio il ritmo. Per battere in modo uniforme, senza pause e senza stancarsi troppo presto, la squadra doveva muoversi all'unisono. Ed è qui che entrava in gioco il canto.

I canti di lavoro

La battitura era accompagnata da lunghe cantilene, con strofe spesso improvvisate e ritornelli ripetuti da tutti, scanditi da vocalizzi che segnavano il tempo dei colpi. Il canto permetteva di coordinare il lavoro e di alleggerire la fatica.

Proprio perché in buona parte improvvisate, le strofe cambiavano da un cantiere all'altro e da un cantore all'altro. Questi canti fanno parte del grande patrimonio dei canti di lavoro del Sud Italia, quelli che accompagnavano la mietitura, la vendemmia o la raccolta delle olive, e sono stati studiati e raccolti dagli appassionati di musica popolare.

Una festa di vicinato

Quello che ci piace di più di questa tradizione è la dimensione comunitaria. Mentre i battitori lavoravano, i vicini partecipavano portando da mangiare: pesce, dolci e soprattutto vino. La costruzione del tetto diventava così un'occasione di incontro per tutta la contrada.

Era un sistema di aiuto reciproco tipico delle comunità contadine. Con l'arrivo dei nuovi materiali da costruzione, nel corso del Novecento, la battitura dei lastrici è scomparsa, ma resta un ricordo prezioso della vita sull'isola.

Come arrivare e quando andare

Ischia si raggiunge con traghetti e aliscafi da Napoli e da Pozzuoli. Per scoprire le architetture rurali vi consigliamo di lasciare la costa e salire verso i paesi collinari, come Barano d'Ischia e Serrara Fontana, dove tra vigneti, muretti a secco e sentieri dell'Epomeo si incontrano ancora vecchie case con il tetto a volta. I periodi migliori sono la primavera e l'autunno, ideali per camminare. Verificate gli orari dei collegamenti marittimi prima di partire.

Nei dintorni

Per organizzare il soggiorno partite da L’Isola di Ischia: cosa fare e cosa vedere e non perdete Il Castello Aragonese e il Museo del Mare di Ischia. Dopo una giornata a piedi vi aspettano Le terme e i parchi termali di Ischia, mentre a tavola potete brindare con un Ischia DOC, il vino delle stesse colline dove un tempo si battevano i lastrici. Per il resto del golfo c'è la nostra guida Napoli e Dintorni.

Foto in alto (Ischia): Dr.Conati at Italian Wikipedia, Public domain, via Wikimedia Commons.

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