
Arrivare a Roscigno Vecchia è come entrare in una fotografia in bianco e nero. Le case di pietra sono ancora lì, con i portoni chiusi e i tetti di coppi, intorno a una grande piazza con la fontana. Noi l'abbiamo girata lentamente, in silenzio, e vi raccontiamo perché un paese intero è stato lasciato vuoto e cosa vedere oggi.
Il paese che si spostava
Roscigno Vecchia è il nucleo antico di Roscigno, un piccolo comune ai piedi dei Monti Alburni, nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. La sua storia è segnata da un nemico costante: le frane. Il terreno su cui sorge è instabile, e nel corso dei secoli il paese è stato costretto più volte a ricostruirsi e a spostarsi, tanto da guadagnarsi la fama di paese "errante".
All'inizio del Novecento la situazione divenne insostenibile. A partire dal 1902 le autorità emisero ordinanze di trasferimento che obbligavano gli abitanti a spostarsi più in alto, dove stava nascendo Roscigno Nuova. Molti non avevano i soldi per costruire una nuova casa, e per anni rimasero dove erano; altri partirono per l'America o per la Svizzera.
L'abbandono lento
Lo svuotamento fu graduale e durò decenni. Fu soprattutto tra gli anni Cinquanta e Sessanta che le ultime famiglie lasciarono il borgo, anche grazie ai soldi mandati dai parenti emigrati. Il risultato è un paese rimasto praticamente intatto, come congelato: per questo viene chiamato "la Pompei del Novecento".
Per molti anni nel borgo ha continuato a vivere un solo abitante, che accoglieva i visitatori e raccontava la storia del paese; è scomparso nel 2024, e oggi a raccontare il borgo sono soprattutto le sue pietre. Passeggiando tra le case vuote, ci ha colpito quanto la vita di un tempo sia ancora leggibile nelle pietre.
Cosa vedere nel borgo
Il centro di tutto è la grande piazza Giovanni Nicotera, con la fontana in pietra e il lavatoio dove le donne si ritrovavano a lavare i panni. Su un lato si affaccia la chiesa di San Nicola di Bari, settecentesca, oggi chiusa per motivi di sicurezza.
Intorno si allungano le case contadine dei secoli XVIII e XIX. Fateci caso: al piano terra c'erano le stalle e i depositi, al piano di sopra la cucina e le stanze per vivere. Qua e là si riconoscono ancora le botteghe del fabbro e del calzolaio. Nell'ex municipio è stato allestito un piccolo museo della civiltà contadina, con attrezzi e oggetti della vita quotidiana di un tempo.
Ricordate che molti edifici sono pericolanti: non entrate nelle case e restate sui percorsi aperti al pubblico.
Un futuro per il borgo
Roscigno Vecchia non è dimenticata. Nel 2026 il Ministero della Cultura ha avviato un percorso di pianificazione per farne un museo diffuso a cielo aperto e un laboratorio culturale, con il sostegno della Fondazione Monte Pruno. Nello stesso territorio, sul Monte Pruno, l'Università di Napoli Federico II sta conducendo scavi archeologici in collaborazione con la Soprintendenza: un motivo in più per tornare a seguire la storia di questo angolo di Alburni.
Come arrivare e quando andare
Serve l'auto. Roscigno si raggiunge dal Vallo di Diano, lasciando l'autostrada A2 del Mediterraneo e attraversando gli Alburni, oppure dalla piana di Paestum risalendo la valle del Calore; da Roscigno Nuova le indicazioni portano al borgo antico. Il periodo migliore è la primavera o l'autunno, quando la luce morbida rende le pietre ancora più belle e il caldo non pesa. Indossate scarpe comode, perché i vicoli sono in pendenza e il selciato è sconnesso. Se volete visitare il museo, verificate orari e aperture con il Comune prima di partire.
Nei dintorni
Roscigno è un ottimo punto di partenza per conoscere gli Alburni. Da un lato del massiccio ci sono Le Grotte di Pertosa-Auletta, con il fiume sotterraneo da attraversare in barca, dall'altro Le Grotte di Castelcivita. Proseguendo verso il Vallo di Diano vi aspetta Teggiano, la città dei portali, e per conoscere i paesi dell'interno leggete I mestieri ambulanti nel Cilento. Tutto il resto lo trovate nella nostra guida Il Cilento: cosa fare e cosa vedere.
Foto in alto (Roscigno): Локомотив, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.


