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Le janare: la leggenda delle streghe di Benevento

Le janare: la leggenda delle streghe di Benevento

Non si può passare da Benevento senza sentir parlare di streghe. Noi le abbiamo incontrate ovunque: nei nomi dei prodotti, nei racconti di chi abita qui, perfino nello stemma della squadra di calcio. Così abbiamo deciso di capire da dove nasce questa leggenda, e abbiamo scoperto una storia che mescola riti longobardi, processi e superstizioni di paese.

Chi sono le janare

Nella tradizione popolare del Sannio la janara è la strega per eccellenza: una donna che di giorno conduce una vita normale e di notte, cosparsa di un unguento magico, vola via per incontrarsi con le altre. Sull'origine del nome ci sono due ipotesi. La prima lo collega a Diana, la dea romana della luna, da cui "dianara", sacerdotessa di Diana. La seconda al latino ianua, cioè "porta".

La seconda ipotesi si lega a un'usanza curiosa: per tenere lontana la janara si metteva dietro la porta una scopa o un po' di sale. La strega, prima di entrare, sarebbe stata costretta a contare tutti i fili della scopa o tutti i granelli, fino all'alba, quando la luce del sole la metteva in fuga.

Il noce di Benevento

Al centro della leggenda c'è un albero: il noce di Benevento, che si diceva crescesse lungo il fiume Sabato. Secondo la tradizione, sotto i suoi rami si radunavano le streghe per i loro sabba, arrivando in volo da ogni parte. La formula che le portava fin qui è ancora oggi conosciuta da molti beneventani: "Unguento unguento, portami al noce di Benevento, sopra l'acqua e sopra il vento".

Leggerla ad alta voce, in riva al fiume, fa sempre un certo effetto. Ma questa leggenda non nasce dal nulla.

Le radici longobarde

Dal VI secolo Benevento fu il centro di un importante ducato dei Longobardi. Le fonti raccontano che i Longobardi praticavano ancora riti pagani intorno a un albero sacro: appendevano ai rami una pelle di caprone e, passando a cavallo, la colpivano per strapparne dei brandelli. Agli occhi della popolazione cristiana, quelle cerimonie dovevano sembrare qualcosa di molto simile alla magia.

La tradizione vuole che il vescovo San Barbato, nel VII secolo, abbia convinto i Longobardi ad abbandonare quei culti e abbia fatto abbattere l'albero, strappandone le radici. La leggenda lega l'episodio all'assedio della città da parte dell'imperatore bizantino Costante II, nel 663, anche se i dettagli storici di questa versione sono discussi dagli studiosi. Ma il noce, dice il racconto popolare, sarebbe ricresciuto, e con lui la fama delle streghe.

Dai processi al trattato di Piperno

Nei secoli successivi il noce entrò nei verbali dei processi per stregoneria. Una delle testimonianze più note è quella di Matteuccia da Todi, processata nel 1428, che parlò di riunioni notturne sotto un noce. Tra il Quattrocento e il Seicento la caccia alle streghe si fece sempre più dura in tutta Europa, e il nome di Benevento divenne sinonimo di sabba.

Nel Seicento il medico Pietro Piperno, che esercitava a Benevento, dedicò all'albero diversi scritti, tra cui Della superstitiosa noce di Benevento, pubblicato nel 1640, in cui collegava la leggenda proprio ai riti longobardi del VII secolo. È uno dei testi che hanno contribuito di più a fissare questa storia.

Credenze di paese

Nei racconti popolari le janare hanno abitudini precise. Si diceva che nascessero nella notte di Natale, che il loro punto debole fossero i capelli e che di notte entrassero nelle stalle per intrecciare le criniere dei cavalli. Chi trovava al mattino il proprio cavallo con la criniera piena di treccine sapeva chi era passato.

Ci ha colpito come queste credenze, tramandate a voce per generazioni, siano ancora vive nei ricordi delle persone anziane del Sannio. Oggi la strega è diventata quasi un simbolo affettuoso della città: la ritrovate nello stemma del Benevento Calcio e nel nome del liquore raccontato in Il liquore Strega.

Sulle tracce delle janare a Benevento

Il punto di partenza ideale è Benevento stessa. Lungo Corso Garibaldi si trova Janua, un museo dedicato alle streghe e alle tradizioni magiche del territorio, con oggetti rituali, erbe e una sala con un noce ricostruito. Verificate orari e biglietti sul sito ufficiale prima di partire.

Il resto lo fa la città: una passeggiata serale nel centro storico, magari fino al ponte sul Sabato, e la leggenda prende forma da sola.

Come arrivare e quando andare

Benevento si raggiunge in treno e in auto da Napoli e dalle principali città campane. Il centro si gira bene a piedi. Per respirare l'atmosfera delle janare vi consigliamo l'autunno, con le serate più corte e un po' di nebbia sul fiume.

Nei dintorni

Foto in alto (Benevento): Dэя-Бøяg, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

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