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Paestum e i suoi templi

Visitare l’imponente città del Paestum è un percorso artistico alla ricerca della cultura e delle origini greche. Il primo nome del Paestum fu Poseidonia: furono i greci a costruirla. Sbarcati in Calabria nel 600 a.C., i Greci cercavano un posto da colonizzare e in cui insidiarsi.

Il primo tempio che costruirono fu per Poseidone, nella loro Agropoli.

Dopodiché, si spostarono nelle vicinanze dove ora sorge il Paestum e cominciarono a edificare i luoghi di culto, dedicati alle loro divinità.

Poseidonia: la città fondata dai Greci

Qui potrete ammirare i templi, di cui tutt’oggi ci rimangono importanti testimonianze. Alcuni hanno un culto preciso, altri sono ancora indubbi: ciò che non è indubbia è la loro bellezza.

  • Il Tempio di Hera: è il tempio più antico del Paestum. La sua data di origine dovrebbe essere il 560 a.C. Fa parte della prima generazione dei templi in pietra. Purtroppo, nel corso del tempo, molti templi si sono deteriorati: non è questo il caso di Hera, che si conserva in modo perfetto tutt’oggi. Questo tempio ha qualcosa di particolare: per esempio, rispetto agli altri, più classici, non ha i frontoni e l’impianto non è considerato canonico. Alcuni si riferiscono a lui con il termine “basilica”. Sono in molte le iscrizioni che lo vorrebbero come Tempio di Hera: quest’ultima era la moglie di Zeus e proteggeva gli Achei durante la famosa guerra;

I Templi si mantengono tutt’oggi in ottimo stato

  • Il Tempio di Atena: tutti conoscono Atena, comunemente nota come la dea della guerra. Per quanto riguarda questo tempio, è l’unico in cui il culto della dea è comprovato. È situato nell’alta città e domina il paesaggio con la sua imponente struttura. Dovrebbe risalire intorno al 500 a.C.;
  • Il Tempio di Nettuno: ogni tempio ha la sua particolarità. In questo caso, ci ritroviamo a uno dei templi più grandi, che ha visto la sua nascita durante il V secolo a.C. Descrive in modo perfetto l’architettura greca. Possiamo dirvi che a Olimpia venne edificato il tempio di Zeus nello stesso secolo; tuttavia, il tempio di Nettuno si mantiene in uno stato migliore. La sua costruzione di massi interposti tra loro gli ha concesso di restare totalmente intatto, nonostante gli eventi sismici nel corso dei secoli. Non sappiamo per certo se questo tempio sia o meno dedicato al culto di Nettuno. C’è da dire che gli archeologi hanno ritrovato una statua di Zeus nelle vicinanze.

Vi lasciamo gli orari per visitare il Paestum e i suoi templi.

  • L’orario del museo va dalle 8:30 fino alle 19:30. Il primo e il terzo lunedì del mese l’orario cambia e diventa dalle 8:30 fino alle 13:40;
  • Per visitare l’area archeologica, ovvero i Templi, dovrete andre dalle 8:30 fino alle 19:30. L’orario non subisce nessuna variazione, è lo stesso dal lunedì fino alla domenica.

Gli unici giorni in cui è impossibile visitare il Paestum e i Templi sono il 25 dicembre e il 1 gennaio. Inoltre, sul sito dedicato al Paestum potrai prenotare una guida turistica per farti guidare alla scoperta della città.

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Visitare Napoli in 2 giorni

Trascorrere un weekend fuori porta è un’ottima soluzione, soprattutto quando le ferie sono ancora lontane e si ha bisogno di staccare la spina. Oggi vogliamo parlare di Napoli e di come visitarla in soli due giorni.

Cosa visitare a Napoli durante il weekend?

Premettiamo che è impossibile riuscire a vedere tutto, perché le sue magnificenze sono davvero tantissime; chiese, monumenti, quartieri, Napoli Sotterranea… come fare, dunque? Quali sono i luoghi della città che dovreste assolutamente visitare?

Napoli non offre solamente un patrimonio artistico e culturale di immenso valore; potrete unire, tra una visita guidata e l’altra, delle fermate lungo le sue trattorie e pizzerie più famose. Durante il soggiorno a Napoli, vi invitiamo ad assaggiare le pizze di Sorbillo e di Michele: entrambi i locali sono locati al centro storico e sono facilmente raggiungibili.

Oltre al buon cibo, è possibile acquistare dei souvenir unici nel loro genere in via San Gregorio Armeno. Qui le botteghe di artigianato abbondano e vi permetteranno di ricreare un presepe totalmente personale e dedito al fai da te.

Ecco i luoghi del cuore, alla scoperta della città

Di seguito, abbiamo stilato una piccola lista, una mini guida, su cosa vi consigliamo di vedere.

  • Napoli Sotterranea: è uno dei posti più suggestivi del capoluogo campano. Potrete visitarla insieme alla guida, che vi farà scoprire l’acquedotto romano, la cui costruzione si fa risalire a oltre 2000 anni fa. Sarete voi ad illuminare la guida, sorreggendo delle candele. Sono presenti diversi itinerari: comunque, non impiegherete più di due ore;
  • Piazza del Plebiscito: è una delle piazze più conosciute d’Italia. Il luogo è talmente immerso nell’arte da restare a bocca aperta. Nei paraggi, si trovano anche il Teatro San Carlo e il Maschio Angioino;
  • Via San Gregorio Armeno: è perfetta da visitare a Dicembre, durante le festività natalizie, ma vi consigliamo di dirigervi qui anche nelle altre stagioni. Questa è la via celebre per le botteghe di artigianato: infatti, sono in molti gli artigiani che ricreano totalmente a mano le statuette per il presepe. Potrete acquistare molti souvenir e trovare la statuetta da utilizzare a Dicembre;
  • Il Mercato di Porta Nolana: per comprendere il fascino di Napoli bisogna andare nei suoi luoghi più caratteristici. Non fa eccezione il mercato del pesce, dove ogni giorni molti pescatori vendono ciò che riescono a pescare durante la notte. È uno dei posti più vivi insieme a Spaccanapoli e rappresenta alla perfezione lo stile di vita napoletano: la genuinità;
  • Spaccanapoli: è uno dei quartieri più vissuti della città, in cui avrete l’occasione unica di entrare nel cuore di Napoli e vivere le usanze napoletane. Qui si sussegue una certa architettura, il quartiere è vivo, pulsante, pieno di colori e affascina i suoi turisti;
  • Pizzeria da Michele o Sorbillo: è impossibile trovarsi a Napoli e non ritagliarsi mezz’ora di tempo per mangiare la vera pizza napoletana. Dopo attente considerazioni, abbiamo deciso di parlare soprattutto di due pizzerie: Michele e Sorbillo. Possiamo citarvi, inoltre, la Pizzeria del Presidente, dove venne servita una pizza gratuita a portafoglio all’allora presidente americano Clinton. Un aneddoto molto carino, che racconta del buon cuore dei napoletani.
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Visita guidata di Avella

Itinerario Turistico: Visita Guidata di Avella.

Programma:

Partenza in mattinata Visita in costume d’epoca dell’Anfiteatro romano e delle Tombe Romane.

Visita del centro storico: Palazzo Baronale, Chiese che troviamo lungo il percorso.

Visita poi del Castello longobardo.

Possibilità di ristoro nei vari locali della zona.

Responsabile: Nelly Russo

Telefono: 3209479173

Costo itinerario: 4 €

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La Cattedrale di Casertavecchia

Probabilmente meno conosciuto di Caserta, vorremmo parlarvi del borgo di Casertavecchia, un luogo che vi rapirà. Se siete nei paraggi, vi consigliamo davvero di farci una visita. Magari, fermatevi lungo la strada presso un B&B e concedetevi un weekend rilassante in questa splendida e particolarissima località.

La Chiesa di San Michele Arcangelo: scopriamola insieme

Sul Duomo di Casertavecchia si staglia la sua Cattedrale, dedicata al culto di San Michele Arcangelo. Quest’ultimo era il santo guerriero protettore del popolo longobardo.

Il borgo di Casertavecchia sorge alle pendici dei Monti Tifatini e si trova a 401 metri di altitudine. Ciò significa che se siete nei paraggi in estate questo borgo potrebbe essere la vostra ancora di salvezza: alla sera, il freschino vi permetterà di dormire sonni tranquilli.

L’edificazione della Cattedrale è cominciata nel 1113, per terminare nel 1153. Una piccola curiosità a riguardo è che la Chiesa di San Michele Arcangelo si erge sui resti di una chiesa che dovrebbe essere appartenuta ai longobardi.

La Cattedrale ha subito diversi rimaneggiamenti nel corso delle epoche e questo le ha permesso di diventare una delle massime espressioni artistiche presenti in Italia. Infatti, sono diversi gli stili architettonici che potrete ammirare all’esterno e all’interno della Cattedrale.

Una complessità artistica che lascia senza parole

Possiamo trovare elementi longobardi, arabi, normanni, romanico-pugliese, bizantini… insomma, è la fusione perfetta del passaggio dei vari popoli.

È stato il Vescovo Rainulfo a volere fortemente costruire questa Cattedrale. Per la sua edificazione, vennero chiamati i maestri e gli artigiani migliori del luogo e del mondo: la maestranza lombarda e amalfitana, oltre ai mastri del mosaico che arrivarono dalla città di Costantinopoli.

Le aggiunte artistiche di stampo arabo, probabilmente a opera dell’architettura siciliana o amalfitana, rende la Chiesa di San Michele Arcangelo ancora più speciale. Lo stampo arabo si può ammirare soprattutto negli archi a ferro di cavallo delle finestre del transetto, oltre che negli archetti incrociati.

Il borgo di Casertavecchia è uno dei più affascinanti della Campania

La sua complessità stilistica è oggetto di studio da parte di molti storici dell’arte.

Casertavecchia non è molto grande e ha avuto una storia di successi e disfatte altalenanti durante il corso delle epoche: dapprima, si era rivelata molto utile, soprattutto per la conformazione geografica. Infatti, il suo essere insediata tra i monti permise a molti di sopravvivere durante le guerre combattute dai longobardi.

Dopo qualche secolo, venne abbandonata dai suoi cittadini, che si trasferirono nella città di Caserta. Al suo interno, rimase soltanto il vescovo, che divenne l’unico cittadino del borgo.

Passeggiando per le vie del borgo, è possibile respirare la storia e innamorarsi del suo patrimonio culturale e artistico. Fermatevi lungo una delle trattorie o delle pizzerie disposte tra gli scalini: avrete l’occasione di mangiare cibo genuino e bere le specialità del luogo.

Fortunatamente, agli inizi degli anni ’90, si è deciso di ridare splendore a questa porzione di luogo, cercando di sponsorizzarlo in tutto il mondo e soprattutto in Italia, dove era poco conosciuto.

Siamo certi che ve ne innamorerete: assicurato.

In foto la Cattedrale di Casertavecchia (Link fonte).

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Casertavecchia

La città di Caserta è certamente più conosciuta per la presenza della Reggia Borbonica, che “oscura” il resto dei suoi monumenti e delle sue bellezze. Tuttavia, ci sono dei segreti e dei misteri da scoprire che valgono la pena di una gita fuori porta.

È il caso di Casertavecchia, uno dei borghi medievali meglio tenuti e più affascinanti d’Italia. Questo borgo si trova presso le pendici dei Monti Tifatini; la sua altitudine è di 401 metri. Dovete sapere che durante il medioevo Casertavecchia era il centro cittadino della città.

Casertavecchia: come innamorarsi di un borgo tutto italiano

Come ogni monumento di una certa importanza e piuttosto “vecchio”, la data della sua costruzione ufficiale è difficile da stabilire con certezza. Fortunatamente, ci viene in aiuto un monaco benedettino, che, in occasione di un suo scritto, fece notare che Casertavecchia potesse esistere fin dall’861 d.C.

La storia riguardo al borgo è interessante, perché molti popoli passarono di qui; i primi, i più noti, furono i Longobardi. Durante gli attacchi dei saraceni, essendo il borgo posto in alto, molti cittadini poterono trovare rifugio e difese nel centro cittadino, che rappresentò per loro una roccaforte dai pericoli esterni.

Dopotutto, la bellezza di questo borgo si deve anche e soprattutto alla sua posizione: circondata dalle montagne, qui si respira aria pulita, aria di storia e di antichi misteri. Quando i cittadini cominciarono a insediarsi in massa nel borgo, ovviamente ci fu la necessità di costruire una cattedrale, quella che conosciamo come San Michele Arcangelo.

Dopo i Longobardi, anche gli Svevi e gli Aragonesi passarono da Casertavecchia, accrescendone la fama e la situazione politica. Tuttavia, dopo l’arrivo degli Aragonesi, il borgo cominciò a perdere di importanza, tanto che venne abbandonato dai suoi stessi cittadini.

Il fascino storico di Casertavecchia: una storia millenaria alle spalle

Pare che l’ultimo baluardo della città vecchia fossero soltanto il vescovo e il seminario. Una maggiore decadenza, si ebbe dopo i Borboni, che decisero di dare importanza ai dintorni della città e di tralasciare Casertavecchia.

Grazie all’inserimento nella guida ai monumenti nazionali italiani, dal 1960 Casertevecchia ha ritrovato l’antico splendore e adesso è preso d’assalto da migliaia di turisti ogni anno. inoltre, sono in molte le coppie che scelgono di fare un weekend romantico nei dintorni del borgo, proprio per l’atmosfera e per l’intimità.

Qui potrete ammirare il Duomo, la Cattedrale, qualche resto del castello, purtroppo non più quello di un tempo, e il campanile. Per le vie del borgo, avrete l’occasione di fermarvi lungo le trattorie e di mangiare all’aperto, godendovi la meravigliosa vista.

Concedetevi un weekend romantico in questo borgo

La vista panoramica è infatti una delle maggiori attrazioni presenti in città. Potrete visitarlo anche in estate, perché grazie alla sua altitudine si assicura sempre un bel fresco, che, diciamolo, fa sempre comodo.

Inoltre, lasciatevi ammaliare dalla storia della cattedrale, che pare proprio abbia del materiale di costruzione di origine “fatato”. Miti, leggende e una storia purtroppo in decadenza legano Casertavecchia all’indescrivibile fascino della regione Campania.

Un luogo che è impossibile non visitare.

In foto il Duomo di Casertavecchia – Estratto da Wikipedia (Link fonte)

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Grotta dello Smeraldo Salerno

Lentamente scavata nella roccia, profonda fino alle viscere del costone della Conca dei Marini, a pochi km da Amalfi, si forma la Grotta dello Smeraldo, vero spettacolo naturale che illumina lo sguardo di chiunque la visiti.

Scoperta nel 1932 da un pescatore locale, le è stato attribuito il nome della gemma preziosa per la caratteristica colorazione riflessa nelle acque che va dal blu cobalto al verde smeraldo proprio per effetto della luce solare che filtra da un ingresso sottomarino posto a quasi 12 metri di profondità.

L’antro roccioso ampio e alto mostra una scenografia creata naturalmente dall’erosione delle acque con stalattiti e stalagmiti che donano alla caverna marina un aspetto ancor più suggestivo.

Luminosa e iridescente nasconde un presepe sommerso raffigurante una Natività realizzato con ceramica vietrese. Accessibile dall’esterno con scale o ascensore e dal mare mediante imbarcazioni, lo scenario che si mostra lascia attoniti per la sua naturale bellezza.

per info e prenotazioni sull’itinerario scrivi a: info@turismocampano.it

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Complesso monumentale di San Domenico Maggiore a Napoli

Il Complesso monumentale di San Domenico Maggiore rappresenta uno dei monumenti più importanti della città di Napoli. Sito in pieno centro storico tra il Decumano inferiore e quello maggiore, ha fin dal Rinascimento rappresentato un polo rilevante per la scritturadella storia della città grazie alla scelta dei sovrani aragonesi di elevare la chiesa di San Domenico a pantheon dinastico e dove tuttora è possibile ammirarne le sepolture. La fondazione della chiesa risale al 1283, anno in cui Carlo II d’Angiò ne finanziò l’edificazione e affidò ai Frati Predicatori Domenicani, giunti a Napoli nel 1231, l’imponente edificio gotico terminato nel 1324.

Le Arche aragonesi, collocate nella suggestiva sagrestia affrescata nella volta da Francesco Solimena (1709), costituiscono una rara ed eccezionale collezione di sepolture dato l’eccellente stato di conservazione dei corpi e dei corredi funerari, abiti in particolar modo, musealizzati nell’adiacente Sala degli Arredi Sacri che custodisce anche altre importanti opere d’arte, come l’enigmatico Salvator Mundi di scuola leonardesca.

Gli ambienti conventuali, accessibili in via esclusiva con visita guidata, conservano eccezionali testimonianze di arte e fede. Il percorso trova il suo culmine nella visita alla cella di San Tommaso d’Aquino che a San Domenico Maggiore studiò e visse a più riprese e dove si possono ammirare oggetti appartenuti al Santo e il Crocifisso prodigioso del XIII secolo che secondo la tradizione parlò all’aquinate. La visita a San Domenico Maggiore rappresenta una suggestiva esperienza di arte, storia, cultura e fede.

BIGLIETTI
INGRESSO ALLA SAGRESTIA MONUMENTALE E ALLA SALA DEGLI ARREDI
(visita guidata inclusa)
INTERO: € 5.00
RIDOTTO : € 3.00
dal martedì al giovedì
10.00 – 13.00
16.00 – 18.00
da venerdì a domenica
10.00 – 18.00
lunedì : chiuso

INGRESSO ALLA SAGRESTIA MONUMENTALE , ALLA SALA DEGLI ARREDI E ALLA CELLA DI SAN TOMMASO D’AQUINO (visita guidata inclusa)
dal martedì al venerdì (per gruppi di min. 20 persone, singoli su prenotazione)
10.00 – 13.00
16.00 – 18.00

da venerdì a domenica
10.00 – 18.00
INTERO : € 7.00
RIDOTTO: € 5.00

CONDIZIONI DI RIDUZIONE:
– gruppi di minimo 20 persone
– cittadini dai 12 ai 24 anni
– gruppi di studenti delle scuole pubbliche e private della Unione Europea previa prenotazione
– docenti della Comunità Europea con incarico a tempo indeterminato delle scuole statali
– giornalisti iscritti all’albo nazionale e giornalisti nell’espletamento delle loro funzioni e previa
esibizione di idoneo documento comprovante l’attività professionale svolta;
– membri di ICOM (International Council of Museum)
– membri di ICCROM (International organization for conservation of cultural heritage)
– possessori di Campania Artecard

CONDIZIONI DI GRATUITÀ:
– cittadini fino ai 12 anni
– cittadini della Unione Europea portatori di handicap
– guide turistiche della Unione Europea nell’esercizio della propria attività professionale
– interpreti turistici della Unione Europea nell’esercizio della propria attività professionale
– dipendenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Ministero dell’Interno

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ORARIO DI APERTURA
dal martedì al giovedì
10.00 – 13.00
16.00 – 18.00

da venerdì a domenica
10.00 – 18.00
lunedì: chiuso

INFO E PRENOTAZIONI
Telefono : +39 333 8638997 domanapoli@gmail.com
www.sandomenicomaggiorenapoli.it

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Grotte di Castelcivita

Alle porte del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, in provincia di Salerno, le Grotte di Castelcivita costituiscono, con un totale di circa 4800 m di lunghezza, uno dei complessi speleologici più estesi dell’Italia meridionale. Il sistema di cavità sotterranee, si apre a 94 m di altitudine, tra le rive del fiume Calore ed il versante sud-occidentale dei monti Alburni, mostrando da subito un suggestivo scenario di gallerie, ampi spazi e strettoie scavati dall’azione millenaria dell’erosione carsica.

Le Grotte di Castelcivita si sviluppano lungo un unico ramo principale da cui, in più punti, si disserrano brevi diramazioni secondarie. Il sistema ipogeo si presenta suddiviso in tre percorsi. Questa suddivisione consente di passare da un percorso turistico ad un percorso fuori sentiero che, attraverso spettacolari ambienti concrezionati, adorni di imponenti ed eccentriche formazioni calcaree, conduce fino ad un ampio bacino idrico definito “lago Sifone” per poi dare spazio al terzo percorso dedicato ai soli speleologi dove la grotta termina con un altro lago definito “Lago Terminale”. Dopo numerose esplorazioni speleologiche, documentate già a partire dalla fine dell’Ottocento, nel 1972 le Grotte di Castelcivita hanno acquisito una notevole rilevanza paleontologica grazie alla localizzazione di interessanti depositi archeologici all’ingresso della cavità. Dall’analisi dei reperti recuperati (strumenti in pietra e resti fossili) si è potuto accertare una frequentazione umana del sito risalente a circa quarantamila anni fa.

Il fascino delle testimonianze relative alle abitudini di vita dell’uomo preistorico e la suggestione di straordinari fenomeni naturalistici e geomorfologici, realizzano all’interno delle Grotte di Castelcivita l’incanto di un surreale paesaggio sotterraneo ancora attivo, in cui l’interessante stillare delle volte continua a formare stalattiti e stalagmiti, accompagnando il cammino di numerosi visitatori durante tutto l’anno.

APERTURA
Gennaio, febbraio: Aperti solo su prenotazione
Marzo:Mattino 10:30 12:00 – Pomeriggio 13:30 15:00
Da aprile a settembre (Orario estivo): Mattino 10:30 12:00 13:30 – Pomeriggio 15:00 16:30 18:00
Ottobre: Mattino 16:30 12:00 – Pomeriggio 13:30 15:00
Novembre e dicembre
Aperti solo su prenotazione.

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Scavi di Pompei

Gli scavi di Pompei costituiscono una straordinaria testimonianza del mondo antico grazie allo stato di conservazione della città, rimasta praticamente intatta dopo l’eruzione che la colpì nel 79 d. C. che l’ha cancellata dal paesaggio vesuviano. La città, grazie anche alla sua posizione, fu interessata, tra il VII ed il VI sec. a.C, da un fiorente insediamento indigeno. Collocata tra il mare ed il fiume Sarno, Pompei sfruttava, infatti, due importanti vie di comunicazioni utili agli scambi commerciali. Nel V secolo la città passa sotto il controllo dei Sanniti, esposta comunque all’influenza greca ed etrusca. Nel III sec. a.C., all’indomani delle guerre Puniche, viene attirata nell’orbita di Roma alla quale si lega definitivamente nell’80 a.C., con la fondazione da parte di Silla della colonia.

L’intera area è un sito UNESCO ed è gestita dalla Soprintendenza di Pompei che si occupa della sua tutela e valorizzazione.

CENNI STORICI

L’eruzione del 79 d.C è senza dubbio la più nota eruzione del Vesuvio e forse la più nota eruzione vulcanica della storia. Questa è stata descritta da Plinio il Giovane in due famose lettere a Tacito, che costituiscono dei preziosi documenti per la vulcanologia. In epoca romana, all’inizio del primo millennio, il Vesuvio non era considerato un vulcano attivo e alle sue pendici sorgevano alcune fiorenti città, che si erano sviluppate grazie alla bellezza e alla fertilità dei luoghi. Nel 62 d.C. l’area vesuviana fu colpita da un forte terremoto, che provocò il crollo di molti edifici e produsse danni anche a Nocera e a Napoli. All’epoca non fu ipotizzata alcuna relazione tra il terremoto e la natura vulcanica dell’area.
Il 24 agosto dell’anno 79 d.C. il Vesuvio rientrò in attività dopo un periodo di quiete durato probabilmente circa otto secoli, riversando sulle aree circostanti, in poco più di trenta ore, circa 4 Km3 di magma sotto forma di pomici e cenere.

DA NON PERDERE

Gli eventi collaterali organizzati in occasione di ricorrenze nazionali e l’ingresso gratuito la prima domenica di ogni mese, in quanto l’area aderisce all’inziativa del MIBACT #domenicalMuseo

Le ricostruzioni virtuali, l’Antiquarium e le Domus recentemente restaurate e riaperte al pubblico, come la “Casa dei Casti Amanti“e la Domus dei Mosaici geometrici.

COME ARRIVARE

Gli ingressi principali si trovano in:

  • Porta Marina (via Villa dei Misteri)
  • Piazza Esedra (piazza Porta Marina inferiore)
  • Piazza Anfiteatro (piazza Immacolata)

In Treno
Prendere il treno FS Napoli-Salerno in direzione Pompei e poi:

  • Per l’ingresso Porta Marina, Piazza Esedra, prendere la Circumvesuviana Napoli-Sorrento e prenotare la fermata Pompei Villa dei Misteri.
  • Per l’ingresso Piazza Anfiteatro, prendere la Circumvesuviana Napoli-Poggiomarino e prenotare la fermata Pompei Santuario

In autobus
SITA da Salerno a Napoli
CSTP n. 4 da Salerno
CSTP n. 50 da Salerno
In auto
Autostrada A3 Napoli-Salerno, uscita Pompei ovest

ORARI DI APERTURA

Dal 1 aprile al 31 ottobre, dalle ore 9.00 alle ore 19.30(sabato e domenica apertura 8.30 – ultimo ingresso 18.00)
Dal 1 novembre al 31 marzo, dalle ore 9.00 alle ore 17.00(ultimo ingresso 15.30)
Giorni di chiusura: 1 Gennaio, 1 Maggio, 25 Dicembre.

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Scavi Archeologici di Ercolano

Gli scavi di Ercolano hanno una superficie di circa 19 ettari. La sua popolazione forse era di circa 4.500 abitanti. Già dal IV secolo a.C., è probabile che l’impianto urbano comprendesse tre decumani e cinque cardini, oggi visibili solo in parte. Interessante l’edilizia domestica e il fatto che, a differenza di Pompei, si sono conservati gli alzati degli edifici e i materiali organici.

Ercolano, con Pompei e le ville di Oplontis, nel 1997 è stata dichiarata dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”: con i suoi resti offre una testimonianza unica al mondo della vita e della società romana con abbondanza di particolari.

Le ricerche sulla Villa dei papiri, fastosa residenza patrizia con un fronte mare di 250 m, interrotte nel 1765 ripresero nel 1996 con una campagna di scavi che ha messo in luce il quartiere dell’atrio e un primo piano inferiore, ora aperti al pubblico su prenotazione. Dalla villa provengono più di mille rotoli di papiro, sculture in marmo e bronzo e pavimenti marmorei: oltre al portico colonnato verso il mare, grandioso era il peristilio, di 10 × 37 m, al centro del quale si trovava una grande piscina.

CENNI STORICI

L’ eruzione del 79 d.C. ha fatto sì che a noi giungesse una città intera nelle forme proprie impresse da una catastrofe appena compiuta: tetti scoperchiati, muri abbattuti, porte scardinate, statue travolte, suppellettile disseminata ovunque, tutto però in larga misura recuperabile o ricomponibile come mai accade negli scavi condotti in altre zone archeologiche del mondo. Per tutto ciò che è venuto alla luce a Ercolano, da un punto di vista conservativo, il tempo sembra non essere trascorso dalla notte del 79 fino al momento della scoperta.

Le altissime temperature sviluppate dall’eruzione del Vesuvio hanno infatti determinato a Ercolano un fenomeno di conservazione assolutamente originale e in larga misura privo di confronti anche nella stessa Pompei. Ercolano ha restituito le testimonianze più ricche e complete del mondo antico, riferite anche ad aspetti e temi della vita quotidiana e della società romana (religione, ambito domestico, abbigliamento, arredi): materiali organici, carbonizzati, di ogni genere, quali tessuti, papiri, legni, commestibili, tavolette cerate, tutte preziose fonti di informazione per quegli aspetti quotidiani della civiltà romana.

Nel 1709, durante gli scavi di un pozzo, si ritrovò il muro della scena del teatro. Ebbero così inizio, praticando dei cunicoli nel terreno, le prime esplorazioni. Nel 1738 con Carlo di Borbone s’iniziarono scavi regolari, sempre per cunicoli.

Dopo il ritrovamento del teatro e della basilica, nel 1752 si rinvenne la Villa dei papiri, così detta per la ricca biblioteca di testi greci, oggi custoditi nell’omonima Officina della Biblioteca Nazionale di Napoli.

I lavori vennero sospesi nel 1790 preferendo quelli più semplici, a cielo aperto, di Pompei e Stabia. Ripresero nel 1828 con la tecnica dello sterro e non più quella dei cunicoli sotterranei e dei pozzi di discesa. Un’altra fase di scavi a cielo aperto si ebbe fra il 1869 e il 1875.

Artefice della sistematica operazione di scavo a cielo aperto è stato Amedeo Maiuri che fra il 1927 e il 1958 ha riportato alla luce la buona parte della città verso sud, fino al rinvenimento dell’antica spiaggia e del tempio di Venere; nel frattempo è stata resa visitabile anche parte della Villa dei papiri. In cavità destinate al rimessaggio delle imbarcazioni, i cosiddetti fornici, sono stati rinvenuti oltre 250 scheletri degli abitanti che lì avevano trovato rifugio in attesa di poter prendere il largo, una volta calmatesi le acque, e che qui furono invece sorpresi dalla nube ardente.

DA NON PERDERE

– al cardine III, la Casa dello scheletro, per le decorazioni parietali e pavimentali;
– all’angolo del decumano massimo è la Sede degli augustali (addetti alle cerimonie di culto in onore degli imperatori) dove
sono visibili le travi del colonnato e un tramezzo a graticcio in legno e pietrame;
– le Terme, suddivise in sezioni maschile e femminile, decorate con mosaici e dipinti;
– Casa del tramezzo di legno, dal prospetto esterno a due piani perfettamente conservato;
– Casa a graticcio, semplice abitazione con pareti a graticcio di legno e pietrame.
– Casa dell’atrio a mosaico, con terrazza sul mare.
– Casa sannitica, che conserva eccellenti pitture di I stile;
– Casa di Nettuno e Anfitrite (così denominata per il soggetto dei mosaici del triclinio estivo), con annessa bottega ben conservata;
– nel decumano massimo, un’ampia strada in terreno battuto, destinata al transito pedonale, si trova la Casa del
bicentenario (gli scavi furono ultimati nel 1938), con un lussuoso tablinum decorato e piano superiore accessibile;
– Sul cardine V, la Casa dell’Atrio corinzio e un forno in ottimo stato di conservazione;
– la Palestra d’età augustea;
– Casa dei cervi, una delle più ricche della città con decorazioni e terrazze sul mare;
– Casa del rilievo di Telefo, anch’essa signorile
– le Terme suburbane, vicino alle quali furono rinvenuti i resti degli abitanti;
– dall’ingresso dell’area archeologica, lungo il corso Resina, al n. 23 vi è l’accesso al Teatro, di età augustea e con 2500 posti. Ancora sepolto, è raggiungibile con una scala di 72 gradini scavata nel banco di detriti solidificati che ricoprì la città.

COME ARRIVARE

L’area archeologica si trova alle estreme pendici sud-ovest del Vesuvio, a sud dell’odierno abitato, fino al 1969 chiamato Resina. Dista 14,8 km dall’aeroporto di Napoli-Capodichino.
 In auto: autostrada A3 Napoli-Salerno e uscire a Ercolano.
In treno: il Museo dista 700 m dalla stazione della Circumvesuviana di Ercolano-Scavi e 1,6 km dalla stazione Portici-Ercolano delle Ferrovie dello Stato.
In bus: da Napoli, autobus 157 e filobus 255.

ORARI DI APERTURA

Dalle ore 8.30 alle ore 19.30 (aprile-ottobre: ultimo ingresso ore 18.00)
Dalle ore 8.30 alle ore 17.00 (novembre-marzo: ultimo ingresso alle 15.30)[:en]Gli scavi di Ercolano hanno una superficie di circa 19 ettari. La sua popolazione forse era di circa 4.500 abitanti. Già dal IV secolo a.C., è probabile che l’impianto urbano comprendesse tre decumani e cinque cardini, oggi visibili solo in parte. Interessante l’edilizia domestica e il fatto che, a differenza di Pompei, si sono conservati gli alzati degli edifici e i materiali organici.

Ercolano, con Pompei e le ville di Oplontis, nel 1997 è stata dichiarata dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”: con i suoi resti offre una testimonianza unica al mondo della vita e della società romana con abbondanza di particolari.

Le ricerche sulla Villa dei papiri, fastosa residenza patrizia con un fronte mare di 250 m, interrotte nel 1765 ripresero nel 1996 con una campagna di scavi che ha messo in luce il quartiere dell’atrio e un primo piano inferiore, ora aperti al pubblico su prenotazione. Dalla villa provengono più di mille rotoli di papiro, sculture in marmo e bronzo e pavimenti marmorei: oltre al portico colonnato verso il mare, grandioso era il peristilio, di 10 × 37 m, al centro del quale si trovava una grande piscina.

CENNI STORICI

L’ eruzione del 79 d.C. ha fatto sì che a noi giungesse una città intera nelle forme proprie impresse da una catastrofe appena compiuta: tetti scoperchiati, muri abbattuti, porte scardinate, statue travolte, suppellettile disseminata ovunque, tutto però in larga misura recuperabile o ricomponibile come mai accade negli scavi condotti in altre zone archeologiche del mondo. Per tutto ciò che è venuto alla luce a Ercolano, da un punto di vista conservativo, il tempo sembra non essere trascorso dalla notte del 79 fino al momento della scoperta.

Le altissime temperature sviluppate dall’eruzione del Vesuvio hanno infatti determinato a Ercolano un fenomeno di conservazione assolutamente originale e in larga misura privo di confronti anche nella stessa Pompei. Ercolano ha restituito le testimonianze più ricche e complete del mondo antico, riferite anche ad aspetti e temi della vita quotidiana e della società romana (religione, ambito domestico, abbigliamento, arredi): materiali organici, carbonizzati, di ogni genere, quali tessuti, papiri, legni, commestibili, tavolette cerate, tutte preziose fonti di informazione per quegli aspetti quotidiani della civiltà romana.

Nel 1709, durante gli scavi di un pozzo, si ritrovò il muro della scena del teatro. Ebbero così inizio, praticando dei cunicoli nel terreno, le prime esplorazioni. Nel 1738 con Carlo di Borbone s’iniziarono scavi regolari, sempre per cunicoli.

Dopo il ritrovamento del teatro e della basilica, nel 1752 si rinvenne la Villa dei papiri, così detta per la ricca biblioteca di testi greci, oggi custoditi nell’omonima Officina della Biblioteca Nazionale di Napoli.

I lavori vennero sospesi nel 1790 preferendo quelli più semplici, a cielo aperto, di Pompei e Stabia. Ripresero nel 1828 con la tecnica dello sterro e non più quella dei cunicoli sotterranei e dei pozzi di discesa. Un’altra fase di scavi a cielo aperto si ebbe fra il 1869 e il 1875.

Artefice della sistematica operazione di scavo a cielo aperto è stato Amedeo Maiuri che fra il 1927 e il 1958 ha riportato alla luce la buona parte della città verso sud, fino al rinvenimento dell’antica spiaggia e del tempio di Venere; nel frattempo è stata resa visitabile anche parte della Villa dei papiri. In cavità destinate al rimessaggio delle imbarcazioni, i cosiddetti fornici, sono stati rinvenuti oltre 250 scheletri degli abitanti che lì avevano trovato rifugio in attesa di poter prendere il largo, una volta calmatesi le acque, e che qui furono invece sorpresi dalla nube ardente.

DA NON PERDERE
– al cardine III, la Casa dello scheletro, per le decorazioni parietali e pavimentali;
– all’angolo del decumano massimo è la Sede degli augustali (addetti alle cerimonie di culto in onore degli imperatori) dove
sono visibili le travi del colonnato e un tramezzo a graticcio in legno e pietrame;
– le Terme, suddivise in sezioni maschile e femminile, decorate con mosaici e dipinti;
– Casa del tramezzo di legno, dal prospetto esterno a due piani perfettamente conservato;
– Casa a graticcio, semplice abitazione con pareti a graticcio di legno e pietrame.
– Casa dell’atrio a mosaico, con terrazza sul mare.
– Casa sannitica, che conserva eccellenti pitture di I stile;
– Casa di Nettuno e Anfitrite (così denominata per il soggetto dei mosaici del triclinio estivo), con annessa bottega ben conservata;
– nel decumano massimo, un’ampia strada in terreno battuto, destinata al transito pedonale, si trova la Casa del
bicentenario (gli scavi furono ultimati nel 1938), con un lussuoso tablinum decorato e piano superiore accessibile;
– Sul cardine V, la Casa dell’Atrio corinzio e un forno in ottimo stato di conservazione;
– la Palestra d’età augustea;
– Casa dei cervi, una delle più ricche della città con decorazioni e terrazze sul mare;
– Casa del rilievo di Telefo, anch’essa signorile
– le Terme suburbane, vicino alle quali furono rinvenuti i resti degli abitanti;
– dall’ingresso dell’area archeologica, lungo il corso Resina, al n. 23 vi è l’accesso al Teatro, di età augustea e con 2500 posti. Ancora sepolto, è raggiungibile con una scala di 72 gradini scavata nel banco di detriti solidificati che ricoprì la città.

COME ARRIVARE
L’area archeologica si trova alle estreme pendici sud-ovest del Vesuvio, a sud dell’odierno abitato, fino al 1969 chiamato Resina. Dista 14,8 km dall’aeroporto di Napoli-Capodichino.
 In auto: autostrada A3 Napoli-Salerno e uscire a Ercolano.
In treno: il Museo dista 700 m dalla stazione della Circumvesuviana di Ercolano-Scavi e 1,6 km dalla stazione Portici-Ercolano delle Ferrovie dello Stato.
In bus: da Napoli, autobus 157 e filobus 255.

ORARI DI APERTURA
Dalle ore 8.30 alle ore 19.30 (aprile-ottobre: ultimo ingresso ore 18.00)
Dalle ore 8.30 alle ore 17.00 (novembre-marzo: ultimo ingresso alle 15.30)[:]

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Complesso monumentale di Castel dell’Ovo – Napoli

Il Castel dell’Ovo sorge sull’antico Isolotto di Megaride, un’isola tufacea che si addentra nel mare, ed è unito alla terraferma da un ponte (arcone) che lo collega alla bellissima via Partenope, il lungomare dove sono collocati gli Hotels più prestigiosi della città.

Il complesso monumentale di Castel dell’Ovo, situato in un suggestivo angolo della città, aggiunge al fascino della memoria storica una particolare bellezza naturale. Dagli spalti del Castello e dalle sue terrazze si gode una vista incantevole del golfo, che offre al visitatore un panorama unico della città.

Tra le leggende legate al nome, è da ricordare quella legata all’uovo che Virgilio avrebbe nascosto all’interno di una gabbia nei sotterranei del castello. Da quel momento il destino del Castello e della città è rimasto legato a quello dell’uovo.

Sembra che, al tempo della regina Giovanna I, il castello subì ingenti danni a causa del crollo dell’arcone che unisce i due scogli sul quale esso è costruito e la Regina fu costretta a dichiarare ufficialmente ad aver provveduto a sostituire l’uovo: in caso contrario, i n città si sarebbe diffuso il panico per paura di sciagure in arrivo.

CENNI STORICI

A metà VII secolo a.C., sull’isolotto di Megaride sbarcarono i Cumani (di origine greco-euboica)  che poi fondarono sul retrostante Monte Echia la città di Partenope, di cui nel 1949 è stata scoperta la necropoli in Via Nicotera 10, mentre si stavano scavando le fondazioni per la costruzione di un edificio, che ne ha sostituito un altro distrutto dai bombardamenti dell’ultima guerra.

Sull’isolotto e sul Monte Echia, nel I secolo a.C., durante la dominazione romana, fu costruita la celebre villa di Lucio Licinio Lucullo, che, probabilmente, si estendeva con giardini e fontane fino all’attuale Piazza Municipio, come sembra dimostrare una struttura riportata alla luce dai recenti scavi sotto Castelnuovo.

Della ricordata villa rimangono i rocchi delle colonne nella cosiddetta “Sala delle Colonne” che, durante l’alto Medio Evo, fu adibita a refettorio di uno dei conventi che furono costruiti sull’isolotto e i resti di un ninfeo sulla terrazza di Monte Echia.

I SERVIZI

Il Complesso,  oltre ad essere una sede prestigiosa, spesso è scelto come luogo per ospitare congressi e prestigiose mostre,  per via della bellezza del panorama e per la facile raggiungibilità.

All’interno troviamo diverse e spazi adatti per organizzare: convegni, meeting e riunioni di lavoro. Gli ambienti non sono arredati, proprio per consentirne gli allestimenti personalizzati a seconda delle necessità dell’evento.

L’ allestimento e il catering sono a cura e scelta degli organizzatori, bisogna solo osservare alcune piccole regole. Per i coffee break e i buffet non si possono utilizzare attrezzature che sprigionino fuochi a fiamma libera, e inoltre sono vietati momenti musicali o spettacolari connessi ai buffet.
Presso il Castello possono essere effettuati anche servizi fotografici e filmati per uso strettamente personale legati a cerimonie (matrimoni, comunioni etc).

COME ARRIVARE

In aereo
dall’aeroporto prendere l’Alibus fino a piazza Municipio

In treno
dalla stazione FS (Piazza Garibaldi), metropolitana Linea 1 da Garibaldi, direzione Piscinola fermata Toledo. Oppure da piazza Garibaldi prendere autobus R2 fino a piazza Municipio

In metropolitana
Linea 1 fermata Toledo, a piedi per 750 mt.

In autobus
da piazza Garibaldi R2 fino a piazza Municipio; da piazza Vittoria tram 1 fino a piazza Municipio

In funicolare
da piazza Fuga (Vomero) Funicolare Centrale fino fermata Augusteo, a piedi per 500 mt

In auto
dall’autostrada, tangenziale, uscita Centro – Porto, percorrere Via Marina fino a Piazza Municipio

ORARI DI APERTURA

Aperto tutti i giorni, con accesso gratuito e in particolare:

nel periodo estivo
nei giorni feriali dalle 9.00 alle 19.30 – ultimo accesso ore 18.45
nei giorni festivi e la domenica dalle 9.00 alle 14.00 – ultimo accesso ore 13,15

nel periodo invernale
nei giorni feriali dalle 9.00 alle 18.30 – ultimo accesso ore 17.45
nei giorni festivi e la domenica dalle 9.00 alle 14.00 – ultimo accesso ore 13,15.

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La Reggia di Caserta

La Storia
Nel 1750 Carlo di Borbone (1716-1788) decise di erigere la Reggia quale centro ideale del nuovo regno di Napoli, ormai autonomo e svincolato dall’egida spagnola. La scelta del luogo dove sarebbe sorta la nuova capitale amministrativa del Regno cadde sulla pianura di Terra di Lavoro, nel sito dominato dal cinquecentesco palazzo degli Acquaviva. Il progetto per l’imponente costruzione, destinata a rivaleggiare con le altre residenze reali europee, fu affidato, dopo alterne vicende, all’architetto Luigi Vanvitelli (1700-1773), figlio del più importante pittore di vedute, Gaspar Van Wittel, già attivo a Roma sotto Benedetto XIV nel restauro della cupola di S.Pietro.

Il Palazzo Reale
La costruzione della Reggia ebbe inizio con la posa della prima pietra il 20 gennaio del 1752 e procedette alacremente sino al 1759, anno in cui Carlo di Borbone, morto il Re di Spagna, lasciò il regno di Napoli per raggiungere Madrid. Dopo la partenza di Carlo i lavori di costruzione del Palazzo nuovo, come veniva denominata all’epoca la Reggia, subirono un notevole rallentamento, cosicchè alla morte di Luigi Vanvitelli, nel 1773, essi erano ancora lungi dall’essere completati. Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi e successivamente altri architetti, che si erano formati alla scuola del Vanvitelli, portarono a compimento nel secolo successivo questa grandiosa residenza reale. La Reggia di Caserta ha una pianta rettangolare articolata su corpi di fabbrica affacciati su quattro grandi cortili interni e si estende su una superficie di circa 47.000 metri quadrati per un’altezza di 5 piani pari a 36 metri lineari. Un imponente portico (cannocchiale ottico”) costituisce l’ideale collegamento con il parco e la cascata, posta scenograficamente al culmine della fuga prospettica così creata.

Collezione Terrae Motus
La Collezione Terrae Motus, costituita dopo il sisma del 23 novembre 1980 che devastò la Campania e la Basilicata, nasce per iniziativa e lungimiranza del gallerista napoletano Lucio Amelio (Napoli, 1931/ 1994), personalità di notorietà internazionale e amico di molti artisti contemporanei.

Il Parco Reale
Il Parco Reale, parte integrante del progetto presentato dall’architetto Luigi Vanvitelli ai sovrani, si ispira ai giardini delle grandi residenze europee del tempo, fondendo la tradizione italiana del giardino rinascimentale con le soluzioni introdotte da André Le Nôtre a Versailles. I lavori, con la delimitazione dell’area e la messa a dimora delle prime piante, iniziarono nel 1753, contemporaneamente a quelli per la costruzione dell’Acquedotto Carolino, le cui acque, dalle falde del Monte Taburno avrebbero alimentato le fontane dei giardini reali.

Il giardino formale, così come oggi si vede, è solo in parte la realizzazione di quello che Luigi Vanvitelli aveva ideato: alla sua morte, infatti, nel 1773, l’acquedotto era stato terminato ma nessuna fontana era stata ancora realizzata. I lavori furono completati dal figlio Carlo (1740-1821), il quale, pur semplificando il progetto paterno, ne fu fedele realizzatore, conservando il ritmo compositivo dell’alternarsi di fontane, bacini d’acqua, prati e cascatelle.
Per chi esce dal palazzo i giardini si presentano divisi in due parti: la prima è costituita da vasti parterre, separati da un viale centrale che conduce fino alla Fontana Margherita, fiancheggiata da boschetti di lecci e carpini, disposti simmetricamente a formare una scena “teatrale” verde semicircolare.

Il Giardino all’inglese

A lato della fontana di Diana, a partire dal 1785, per volere di Maria Carolina, moglie di Ferdinando IV, Carlo Vanvitelli ed il giardiniere inglese John Andrew Graefer realizzarono il primo giardino di paesaggio italiano.
Su di una superficie di 24 ettari furono realizzati, in breve tempo, imponenti lavori per dar vita a colline, radure, laghetti e canali alimentati dalle acque del Carolino ed arricchiti da nuove piante provenienti da ogni parte del mondo allora conosciuto. Seguendo la moda che dall’Inghilterra si andava diffondendo in tutta Europa, furono edificate numerose fabriques utili alla sosta e allo svago dei reali ma anche aranciere e serre destinate al ricovero degli esemplari botanici ed allo studio e riproduzione delle piante.

Acquedotto Carolino
L’acquedotto, denominato Carolino in onore del re, grandiosa opera di ingegneria idraulica, costituisce sicuramente una delle più importanti opere pubbliche realizzate dai Borbone; “emula degli antichi romani i quali con stupendi lavori, in luoghi diversi, a loro gradimento, portarono l’acqua” ( P. Colletta).
Originato dalla esigenza di approvvigionare la grande città che sarebbe sorta intorno alla reggia e al fine di potenziare l’alimentazione idrica della città di Napoli esso doveva servire anche al rifornimento idrico delle reali delizie ed all’alimentazione delle fontane e dei giochi d’acqua in esse presenti.
A partire dal 1752, nel “ tenimento” di Airola (BN), alle falde del Taburno, a 254 metri sul livello del mare, furono individuate numerose sorgenti, tutte appartenenti al principe della Riccia, che ne fece dono al re. Acquisito il benestare del sovrano si passò alla fase operativa dividendo il lavoro in tre tronchi: dal Fizzo al monte Ciesco; da quest’ultimo al monte Garzano ; dal Garzano alla reggia. Il condotto, largo metri 1.20 , alto 1.30 e lungo 38 chilometri, è quasi interamente interrato , tranne le parti che passano sui ponti, ed è segnalato da 67 torrini, caratteristiche costruzioni a pianta quadrata e copertura piramidale, destinate a sfiatatoi e ad accessi per l’ispezione. I lavori iniziarono nel 1753, nei primi due tronchi, più tardi nel terzo e furono completati nel 1770 con una spesa complessiva di 622.424 ducati (A. Sancio 1826).

Oasi di San Silvestro

All’altezza del borgo di Puccianiello, l’acquedotto Carolino s’introduce all’interno del Bosco di S. Silvestro, tenuta di cento ettari, ampliata e risistemata per renderla idonea alla caccia, alla coltivazione di vigne ed olivi, all’allevamento di ovini ed alla produzione di formaggi pregiati.

Nella località denominata Parito, tra il 1797 ed il 1801, fu costruito un casino per offrire ristoro al re ed al suo seguito durante le battute di caccia. L’edificio, realizzato sotto la direzione di Francesco Collecini, architetto del Belvedere di San Leucio, si sviluppa secondo una planimetria a corte aperta verso valle. Dal giardino interno, ancora organizzato secondo i canoni rinascimentali, una serie di orti su terrazzamenti, media il rapporto tra l’edificio e la veduta della pianura campana dominata, in lontananza, dalla mole della Reggia. Su un’area di circa otto ettari antistante l’edificio era impiantata una grande vigna di forma rettangolare denominata di San Silvestro.

Attualmente il bosco di San Silvestro è in consegna alla Soprintendenza BAPSAE di Caserta e Benevento e dal febbraio del 1993, divenuto un’ oasi del WWF, è gestito dalla sezione di Caserta del WWF, tramite apposita convenzione. Nel 2000 l’Oasi è stata inserita nel S.I.C. (Siti di importanza Comunitaria). Dal 1994 è aperta al pubblico, che può visitarla, a pagamento, assistito da guide del WWF.

BIGLIETTERIA – TICKET OFFICE
Visite e prenotazioni MUSEO
tel./ph. 0823-448084 0823-277580

Sede – Palazzo Reale – Viale Douhet, 2/a – 81100 Caserta
Centralino UFFICI 0823-277111
Segreteria del Direttore – Ufficio Stampa: 0823-277545 277558

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Complesso Monumentale di S. MARIA DE OLEARIA a Maiori(SA)

Riaperto al pubblico dal 27 marzo 2013 grazie alla collaborazione tra il Comune di Maiori e la Soprintendenza ai Beni Artistici di Salerno e Avellino, il complesso monumentale di Santa Maria de Olearia, collocato lungo la statale amalfitana che collega il promontorio di Capo d’orso con Maiori, è tra i più importanti insediamenti monastici benedettini dell’intero territorio amalfitano.

Notizie della sua fondazione risalgono al primo arcivescovo di Amalfi, Leone, che ne rivestì la carica dal 987 fino alla morte, avvenuta nel 1029; egli concesse a Pietro, un eremita che viveva in quei luoghi con il nipote Giovanni, di edificare la chiesa di S. Maria de Olearia, nei pressi del sito ove avveniva la lavorazione dell’olio.

Rara e preziosa testimonianza di arte e architettura del primo Medioevo nell’intero Ducato di Amalfi, il monumento è stato reso noto, per la prima volta, nel 1871 dal Salazaro. Costruito all’ombra di un grande antro roccioso naturale, nel corso del tempo buona parte di esso è stato trasformato ad uso privato.

Per quanto suggestive siano le sue caratteristiche architettoniche e ambientali, i dipinti che lo decorano costituiscono il dato di maggiore interesse. Si tratta di tre diversi cicli pittorici ad affresco, tutti medievali, ma eseguiti in tempi diversi, dislocati in altrettanti ambienti sovrapposti di destinazione cultuale.

Nel primo di questi, comunemente chiamato cripta o catacomba, composto da tre sale contigue, è presente, in due delle absidi orientali, il primo nucleo di affreschi, risalenti probabilmente all’insediamento primigenio, vi sono rappresentate figure di santi la cui cifra stilistica è da ricondurre alla cultura medievale campana tra X e XI secolo.

Sulla parete adiacente si riconoscono invece caratteri bizantineggianti, trasferiti qui attraverso la pittura eremitica pugliese del primo trentennio dell’XI secolo. Sulla terrazza sovrastante, addossata alla roccia, sorge la chiesa che ospita il secondo importante ciclo di affreschi. Essi rappresentano scene della vita di Cristo, dall’incarnazione alla passione, attinte da repertori bizantini, ma di chiara impronta campano-laziale. Attraverso una piccola scala è possibile accedere alla cappella si S. Nicola, costruita sopra la chiesa ed interamente affrescata, finanche sulla facciata.

L’abside del piccolo vano è volta a nord e mostra la Vergine con S. Nicola e S. Paolino, con un chiaro richiamo al ruolo svolto da i due santi nella difesa dell’ortodossia contro l’eresia. Sulla parete est sono raffigurate scene di miracoli di S. Nicola e su quella opposta due teorie di santi, in cattivo stato di conservazione. Sulla volta si staglia un clipeo contenente il Cristo Pantocratore; sulla facciata, ai lati della mano del signore, figurano due eleganti angeli svolazzanti.

L’articolata ambientazione spaziale delle figure, rese con consapevole plasticità, ha spinto la moderna critica ad avvicinare questi dipinti alla pittura medievale romana tra XI e XII secolo, il cui dato peculiare è costituito dai rimandi alla cultura carolingia e tardo antica.

Orari di apertura:
Mercoledì  h. 15.30 – 19.30
Sabato     h.  9.30 –  13.30
Domenica  h.  9.00 –  14.00

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Santuario Longobardo di Olevano – Salerno

Il progetto di valorizzazione (fondi POR 2007-2013) denominato “Il santuario Micaelico del Tusciano e la civiltà dei Longobardi“, si è concluso nei primi mesi del 2016, ed è stato redatto e diretto – con la collaborazione del Genio Civile di Salernodalle tre Soprintendenze allora competenti per i beni archeologici, quelli storico – artistici, e quelli architettonici e paesaggistici. Il progetto è stato offerto nel 2013, poco prima della scadenza del bando POR, al Comune di Olevano sul Tusciano, che in questo modo ha potuto usufruire dei fondi disponibili.

Tra gli interventi più importanti vi è sicuramente la sistemazione di passerelle in acciaio che consentiranno ai fedeli di visitare la grotta percorrendo i tratti più impervi fino ad ora fruibili da pochi avventurosi visitatori, godendo della visione delle cappelle, ora dotate di un nuovo impianto di illuminazione. Fondamentali sono stati anche i nuovi restauri dei cicli pittorici già noti e il recupero di pregevoli manufatti, tra cui uno sperone longobardo in ferro laminato in oro utilizzato nelle processioni, probabilmente un ex-voto al Santo.

Infine, grazie ai lavori da poco conclusi, quest’anno le celebrazioni in onore di S. Michele potranno avvenire in condizioni di maggiore sicurezza, essendo stato realizzato anche il consolidamento del tratto del costone roccioso incombente sul percorso finale e sull’imboccatura della grotta.

Il progetto è l’ultima tappa di un lungo lavoro di salvaguardia e valorizzazione del complesso rupestre micaelico condotto dalla Soprintendenza fin dagli anni Sessanta del secolo scorso, attraverso diversi interventi sulla grotta e azioni di supporto all’amministrazione locale di Olevano sul Tusciano, che ha da sempre avuto la gestione del bene di proprietà del demanio statale. Da allora numerose sono state le campagne di scavo effettuate nell’area, propedeutiche agli interventi di restauro e finalizzate alla conoscenza delle dinamiche dell’insediamento rupestre e della vita quotidiana in uno dei santuari più rilevanti della cristianità altomedievale: nel corso degli anni, le indagini hanno portato alla luce complessivamente oltre 30.000 reperti, nonché resti di edifici legati al culto, tra cui un ospizio per i pellegrini, un’aula battesimale del IX secolo e, all’esterno, il cenobio dei monaci-custodi del santuario. Tutto questo costituisce una miniera di informazioni unica che, insieme alle decorazioni pittoriche e in stucco e ai graffiti presenti nelle cappelle, fanno del santuario rupestre olevanese uno dei siti archeologici più importanti d’Italia, come è stato di recente ribadito anche da Richard Hodges, Presidente dell’American University of Rome, uno dei più autorevoli archeologi medievisti al mondo.

“L’auspicio è che, grazie ai lavori finora svolti, possa emergere con evidenza la straordinaria importanza della grotta – dichiara il Soprintendente Francesca Casule – e sia possibile in futuro ottenere ulteriori fondi finalizzati alla sua piena valorizzazione, che comprenderà tra l’altro il recupero della struttura emersa nel corso dei lavori nel cosiddetto “giardino del Papa Gregorio VII”, per la quale si è potuto operare solo un intervento di salvaguardia con opere provvisorie, in attesa del restauro”.

Immagine fornita dal MibaCT

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Il Castello di Arechi a Salerno

Il rapporto paesaggistico tra la città e il castello posto sul colle Bonadies è un elemento peculiare di Salerno.

Sulla collina, molto scoscesa, non è stato mai possibile ampliare il tessuto urbano oltre la fascia pedemontana, sia per motivi funzionali — per la difesa da attacchi esterni era necessario avere aree libere — che per la naturale difficoltà di accesso. Perciò gli ampliamenti successivi sono stati quelli strettamente necessari, e hanno consentito, nei secoli, l’ammodernamento delle strutture fortificate atte alla difesa.

L’apparato difensivo,  secondo alcuni studiosi, avrebbe preso l`avvio dalla presenza di una primitiva fortificazione romana, confermata da scarsi reperti e frammenti di manufatti in ceramica rinvenuti negli scavi nell’area del castello.

Gli studi archeologici nel perimetro della Turris major hanno rivelato come la fase costruttiva più antica risalga al periodo gotico-bizantino.
Il castello medievale di Salerno racchiude tre secoli di civiltà longobarda (dall’VIII all’Xl secolo).

Arechi II, principe longobardo che trasferì la capitale del ducato da Benevento a Salerno, scelse come fulcro della sua nuova capitale la fortezza già preesistente, posta a 300 metri s.l.m. sulla cima del monte Bonadies. Arechi sopraelevò e modificò le mura antiche su preesistenti fortificazioni e costruì un castello ’per natura e per arte imprendibile, non essendo in Italia una rocca più munita di essa”.

Poiché sul colle Bonadies c’era già stata, nei secoli precedenti, una frequentazione risalente ad epoca romana, al principe Arechi II fu sufficiente rafforzare la struttura e inserirla in un sistema difensivo urbano più articolato.

A nord-ovest si erge una torre di guardia detta “Bastiglia”  che rafforzava il sistema difensivo.

Nella parte più alta vi è una serie di torri disposte intorno al corpo centrale e collegate da mura merlate e da ponti levatoi.

In epoche successive furono effettuati ampliamenti per aumentare l’efficienza e la funzionalità dei servizi.

La fortificazione fu realizzata in modo da permettere anche a un ridotto numero di difensori di assumere una posizione dominante durante la ritirata verso la sommità della collina, nel caso in cui i nemici  fossero penetrati all’interno del recinto urbano.

Nel 1077 il Castello di Arechi fu sottratto a Gisulfo II, ultimo principe longobardo di Salerno, per diventare una roccaforte normanna, adatta alla penetrazione dei cavalieri nordici nelle terre meridionali.

In seguito, il “Castello di Arechi“, divento un importante elemento nello scacchiere difensivo aragonese, per poi perdere progressivamente importanza col mutare delle tecniche  belliche. Esso venne quasi del tutto abbandonato nel XIX secolo.

COME ARRIVARE

Provenienza autostrada A3 Napoli-Salerno: uscita Salerno. Seguire le indicazioni per la Costiera Amalfitana dopo 50 m, al bivio, seguire l’indicazione per il Castello.

Provenienza strada statale 18: raggiungere Salerno, prendere la deviazione per via A.Gatto, dopo 1 Km, al bivio, seguire l’indicazione per il Castello

Provenienza Centro Città: Bus di linea CSTP numero 19 con fermate: Ligea capolinea, Teatro Verdi, Pertini Scuola Barra, Lungomare Trieste Municipio, P.zza XXIV Maggio, P.zza San Francesco, Paglia INPDAP, Cavaliero, Croce Capolinea

Coordinate GPS:
Latitudine = 40.685578 – Longitudine = 14.755019

ORARI DI APERTURA E COSTO DEL BIGLIETTO

Il Castello Arechi è aperto al pubblico dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00, mentre la domenica è visitabile dalle 9.00 alle 18.30

L’acquisto del biglietto di ingresso al Complesso monumentale, ordinario e ridotto ed il rilascio del biglietto gratuito è possibile presso il punto ristoro-coffee shop, rivolgendosi al personale di servizio.

BIGLIETTO DI INGRESSO ORDINARIO: € 3,00

BIGLIETTO DI INGRESSO RIDOTTO: € 1,50 (per gruppi superiori alle 15 persone, per docenti delle scuole statali con incarico a tempo indeterminato e per Cittadini dell’Unione Europea con età compresa tra i 18 e i 25 anni)

INGRESSO GRATUITO: consentito tramite esibizione di idoneo documento attestante l’appartenenza a una delle seguenti categorie.

– Cittadini dell’Unione Europea di età inferiore ai 18 anni o superiore ai 65 anni (i visitatori con età inferiore ai 12 anni devono essere accompagnati)

– Interpreti turistici dell’Unione Europea, quando occorre la loro opera a fianco della guida (mediante esibizione di valida licenza rilasciata dalle autorità competenti)

– Membri dell’ICOM (International Council of museum)

– Guide turistiche dell’Unione Europea nell’esercizio della propria professione (mediante esibizione di valida licenza rilasciata dalle autorità competenti)

– Gruppi o comitive di studenti delle scuole pubbliche o private dell’Unione Europea, accompagnati dai loro insegnanti, previa preonatoazione

– Studenti iscritti alle facoltà di Architettura, Conservazione dei beni culturali, Scienze della formazione, Materie letterarie con indirizzo archeologico e Lettere e filosofia con indirizzo storico-artistico, Accademia di belle arti o a facoltà e corsi corrispondenti negli stati menbri dell’Unione Europea (mediante esibizione del certificarto di iscrizione per l’anno accademico in corso)

– Portatori di handicap e loro personale accompagnatore  che dimostri la propria appartenenza a servizi di assistenza socio-sanitaria

– Operatori delle associazioni che svolgono attività di promozione e diffusione della conoscenza dei beni culturali, in base a  convenzioni stipulate con la provincia di Salerno e con il Ministero per i beni e le Attivtà culturali

– Docenti di storia dell’arte (mediante esibizione di idoneo documento)

– Giornalisti in regola con il pagamento delle quote associative (mediante esibizione di idoneo documento comprovante l’attività professionale svolta)

– Per ragioni di studio o ricerca attestate da Istituzioni scolastiche o universitarie, Istituti di ricerca e di cultura italiani e stranieri, nonchè da organi del Mibac

– Dipendenti provinciali e i loro familiari conviventi (coniugi e figli)

– L’accesso alle biblioteche ed agli archivi per finalità di lettura, studio e ricerca è sempre gratuito.

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Museo Diocesano “SAN MATTEO” a Salerno

Il Palazzo

Nel cuore del centro storico, il Museo Diocesano San Matteo a poca distanza dalla Cattedrale e dalla Curia arcivescovile, si trova l’antico edificio che fino agli anni Ottanta del Novecento fu sede del Seminario dell’Arcidiocesi di Salerno – Campagna – Acerno.

Il seminario fu fondato dall’Arcivescovo Gaspare Cervantes a seguito delle prescrizioni dettate dal Concilio di Trento il 15 luglio 1563.
Il luogo prescelto per la realizzazione dell’edificio fu individuato a nord della Cattedrale, ma la sua costruzione avvenne in maniera disorganica, con numerose ristrutturazioni ed interventi di adeguamento. Nel 1832 l’ Arcivescovo Lupoli fece sopraelevare il secondo piano e rifare l’intera facciata, che assunse allora l’attuale fisionomia neoclassica.

Pienamente recuperato dopo una decennale campagna di lavori di restauro condotta a seguito del terremoto del 1980, oggi l’edificio è sede del museo, della biblioteca e dell’archivio diocesani. Al piano terra, gestiti dalla Soprintendenza, si trovano i depositi di opere d’arte, il laboratorio di restauro, la sala didattica e la sala per conferenze.

La collezione

La raccolta museale fu individuata negli anni Trenta del Novecento da Mons. Arturo Capone, il quale, volle riunire in una collezione da esporre al pubblico alcune opere d’arte di particolare significato storico ed artistico di proprietà della Cattedrale dedicata a San Matteo, voluta dal normanno Roberto il Guiscardo, e dall’Arcivescovo Alfano e consacrata nel 1084 dal Papa Gregorio VII’. A queste nel tempo si aggiunsero beni che appartenevano a chiese della Diocesi e altri pervenuti grazie ad acquisti e donazioni.

Il museo fu istituito nel 1935: le opere furono esposte in due piccole sale situate nell’edificio a ridosso della navata sinistra del Duomo, cui si aggiunsero in seguito altri ambienti che resero più spaziosa e fruibile l’esposizione.

Dal 1990 la raccolta museale ha trovato più idonea collocazione nel restaurato edificio, un tempo sede del Seminario.
Il Museo conserva una ricca collezione di opere d’arte che rappresentano una significativa selezione della cultura figurativa dell’Italia meridionale dall’XI al XVIII secolo.

Di particolare rilievo sono le testimonianze dell’arte medioevale che caratterizzò il territorio salernitano, al centro di stimolanti scambi culturali e commerciali tra Oriente e Occidente.

Tra queste è il ciclo degli avori, che costituisce la più completa raccolta del Medioevo cristiano esistente al mondo, risalente all’ XI-XII secolo, proveniente dalla cattedrale di Salerno.

Nel museo si conserva anche la rara e preziosa testimonianza dell’Exultet, costituito da fogli pergamenacei miniati, risalenti agli inizi del XIII secolo, che illustravano la preghiera che veniva recitata durante i riti del sabato santo.

Allo stesso periodo è attribuita una croce dipinta proveniente dalla chiesa di S.Benedetto, che, pur notevolmente danneggiata da un incendio, lascia ben individuare i collegamenti alla tradizione orientale – bizantina del Cristo vivo sulla croce.

Al XIV secolo appartengono la Crocifissione di Roberto d’Oderisio, il più importante tra i giotteschi napoletani, e la Pietà dei Santi Crispino e Crispiniano, databile agli ultimi decenni del XIV secolo, carica di suggestioni senesi ed avignonesi (foto 13).

Alla seconda metà del XV secolo è riferibile la famosa Incoronazione della Vergine di Eboli.
Molto interessante è anche il San Michele Arcangelo della chiesa di San Pietro in Vinculis, opera del veronese Cristoforo Scacco. Del suo esempio risentono le opere del salernitano Vincenzo de Rogata e del Maestro dei Polittici Francescani.

Il secolo XVI molto ben rappresentato dalla Natività di Cesare da Sesto e da alcune opere di Andrea Sabatini da Salerno,fra cui la Pietà, ed il polittico con la Madonna con Bambino e Santi. Il pittore salernitano è considerato il più significativo seguace della maniera pittorica di Raffaello in Italia meridionale.

La sala del seicento presenta numerosi dipinti di autori formatisi alla scuola del Caravaggio e dei suoi seguaci, tra i quali di grande impatto sono la Giuditta, attribuita a Francesco Guarini, il S.Pietro e il San Girolamo di scuola riberesca, la Madonna della Rosa di Massimo Stanzione e i grandi dipinti di G.B. Beinaschi con Il martirio di Sant’Erasmo e Mosè che fa sgorgare l’acqua dalla roccia.

Il gusto della committenza nella scelta dei soggetti da raffigurare in opere concepite per il decoro di cappelle e di ricche dimore era orientato verso i protagonisti delle storie del Vecchio e del Nuovo Testamento: i patriarchi, le eroine, i profeti, i condottieri, modelli spesso desunti da opere di famosi artisti italiani e stranieri assai richiesti nella capitale del Regno.

Non fa eccezione l’ insieme delle opere frutto della munificenza dei due donatori, che ha consentito alla città di Salerno di partecipare, anche se in tono minore, alla temperie artistica animata nella Napoli del Seicento da grandi innovatori quali Caravaggio, Massimo Stanzione, Mattia Preti, Luca Giordano.

Orario di apertu: 8.30 – 19.30
Giorno di chiusura:  mercoledì

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Le Grotte di Pertosa

La grotta di Pertosa e’ tra le piu’ estese (2560 m. di gallerie esplorate) e famose d’Italia e costituisce una delle maggiori attrazioni naturalistiche della provincia di Salerno. Posta nelle immediate vicinanze dell’omonimo abitato, la grotta e’ anche detta dell’Angelo o di S. Michele, perche’ consacrata a questo santo. Abitata nel Neolitico – nel 1897 vi furono ritrovati i resti di 2 palafitte – e nell’Eneolitico, nell’XI secolo venne adibita a luogo di culto.

L’anfratto, che si apre a circa 70 m. di altitudine, ai piedi del Monte Intagliata, e’ in realta’ l’antico percorso di un fiume sotterraneo e ancora oggi e’ in parte occupato dall’acqua. A bordo di una zattera si giunge nella prima caverna, in cui l’atmosfera e’ resa assai suggestiva dalla presenza di una spettacolare cascata che ha origine circa 300 m. a monte.

La grotta si divide quindi in tre rami: il Braccio della Sorgente, che puo’ essere percorso fino al braccio del Paradiso, il Braccio Centrale e il Braccio Principale, con varie ramificazioni, quali i Bracci dei Pipistrelli e delle Meraviglie, ricco quest’ultimo di esili e delicate concrezioni.

Tra gli ambienti di maggiore bellezza e suggestione si segnalano, poi, la Sala della Madonna, dove numerose stalattiti e stalagmiti, che sembrano altrettante candeline, circondano la statua di una Madonnina, la Sala del trono, cosi’ chiamata per la presenza di una formazione che ricorda un trono reale sormontato da una corona, e il Gran Salone, un vasto antro decorato da stalattiti e stalagmiti.

La grotta ha termine con la Sala delle Spugne o delle Vergini, cosiddetta per la particolare limpidezza delle formazioni calcaree. La grotta di Pertosa, una meravigliosa opera di intarsio naturale, che incanta ed emoziona studiosi e turisti, puo’ essere visitata tutti i giorni dalle 9 alle 19.

Maggiori informazioni:
Comitato Pro-Grotte dell’Angelo
Tel:  +39.0975.397037
Fax: +39.0975.397245
Sito ufficiale: www.grottedellangelo.sa.it

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Castello Ducale di Bisaccia ad Avellino

Il Castello Ducale di Bisaccia ha origini antichissime, molto probabilmente la prima pietra risale al IX sec., all’epoca in cui i longobardi invasero e conquistarono il ducato di Benevento. La costruzione della maestosa struttura rispondeva ad esigenze difensive, ne sono testimonianza le sue mura spesse e la torre di dodici metri. L’interno si apre su di un cortile lastricato che termina con loggetta rinascimentale archi voltata, dalla quale è possibile ammirare lo spettacolare panorama circostante.

Nel XIII sec. è stato tenuta di caccia di Federico II di Svevia e luogo di incontro dei protagonisti della scuola poetica siciliana, da lui istituita. Ambito per la posizione e la bellezza, nel ‘500, è stato abitato dal letterato rinascimentale Giovan Battista Manzo che animava le sale del castello con banchetti culturali, tra gli ospiti illustri si racconta fosse spesso presente il suo amico Torquato Tasso; mentre nel ‘700, divenuto residenza signorile, fu dimora del duca Ascanio Pignatelli.

Purtroppo disastri naturali, come terremoti, hanno nei secoli danneggiato gravemente la stabilità della struttura, ripristinata solo negli ultimi anni grazie a corposi interventi di restauro che gli hanno ridato il lustro di una volta.

Oggi di proprietà del comune, ospita il Museo Civico di Bisaccia.

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Tunnel Borbonico Napoli

Luogo Napoli – Vico del Grottone, a 100 mt. da Piazza del Plebiscito.

Il Tunnel Borbonico è un nuovo sito archeologico situato nel sottosuolo di Napoli che racchiude la storia degli ultimi 400 anni del capoluogo campano, ove si possono ammirare diversi reperti e maestosità architettoniche, il tutto in un contesto di ampi ambienti caratterizzati da un basso grado di umidità.

Il percorso è stato inaugurato all’inizio di novembre del 2010 ed è gestito da geologi con particolare esperienza nei rilievi delle cavità sotterranee e da esperti d’auto d’epoca.

Orari e prezzi

Venerdì, sabato, domenica e festivi.
Orari inizio visite: 10:00 – 12:00 – 15:30 – 17:30.

Prezzo biglietto: 10 euro

Adatto a bambini: sì.

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Visita guidata alla Reggia di Caserta e Caserta vecchia

Reggia di Caserta e Caserta Vecchia

L’ampia distesa pianeggiante del casertano ospita uno dei più celebri e visitati monumenti della regione Campania: la Reggia di Caserta, tappa d’obbligo per chi vuole conoscere in maniera approfondita la cultura napoletana del Settecento. Il maestoso complesso sorge nella parte occidentale della città di Caserta, sulla vastissima piazza Carlo III.
La Reggia di Caserta fu costruita su richiesta del re Carlo di Borbone che affidò l’incarico all’architetto Luigi Vanvitelli, col fine di competere con le grandi residenze dei sovrani d’Europa, in particolare con Versailles.
I lavori iniziarono nel 1751 e durarono per circa venti anni, interrotti solo nel 1764 a causa della partenza di re Carlo per occupare il torno di Spagna e a causa di un’epidemia. Alla morte di Luigi Vanvitelli, i lavori proseguirono sotto la direzione del figlio, Carlo, che rivisitò il progetto originario a causa di mancanza di fondi.
L’immensa dimora comprende quattro cortili e migliaia di ambienti, tra cui cappelle, musei, teatri. Il parco di 120 ettari è percorso da viali e ricco di fontane che trovano la loro completezza nella Grande Cascata che precipita con un salto di 78 metri tra spalliere boscose.

Il Palazzo ha 1200 stanze, 34 scale, 1742 finestre è presenta una facciata costruita in laterizi, travertino e marmi dell’Italia meridionale.
L’accesso agli appartamenti reali avviene tramite il maestoso Scalone d’onore, di 116 gradini, che porta al vestibolo superiore, illuminato intensamente da quattro finestroni aperti sui cortili. Da qui si accede anche alla Cappella Palatina, una sala rettangolare con volte a botte ornata di cassettoni e rosoni dorati.

A sinistra della Cappella si aprono gli Appartamenti Reali, arredati con mobili e suppellettili d’epoca settecentesca e ottocentesca, decorati con marmi e pitture di artisti, intagliatori ed ebanisti che seppero tradurre elegantemente i segni della cultura dell’epoca, raggiungendo un livello artistico tra i più alti in Italia. Numerose Sale di susseguono nel percorso: la Sala degli Alabardieri, la Sala delle Guardie del Corpo, la Sala di Alessandro, la Sala di Marte, la Sala di Astrea, la Sala del Trono (la più vasta), fino a giungere all’Appartamento del Re che venne sistemato negli ultimi anni del regno di Murat. Qui sono presenti la Sala del Consiglio, il Salotto, la camera da letto e la camera da bagno di Francesco II. Si prosegue con l’appartamento cosiddetto Murattiano per la presenza di numerosi arredi e suppellettili appartenuti a Gioacchino Murat, nonché diversi dipinti d’epoca francese e successivi.
Il Re Ferdinando IV abitò in quello che è definito l’Appartamento Vecchi, una magnifica suite di ambienti in bianco e oro con preziosi rivestimenti con tessuti prodotti dalla vicina manifattura di San Leucio. Qui troviamo: la Sala della Primavera, in cui si svolgevano i ricevimenti; il salotto d’Estate, la sala d’autunno, la sala d’inverno, lo studio di Ferdinando IV, il salottino e la camera da letto del Re, la stanza da lavoro, la stanza da toilette, la sala del ricevimento e le sale di lettura della Regina. Segue la Sala Ellittica in cui si trova il grande Presepe reale con pastori del ‘700 e dell’800.

Nell’unica parte della Reggia portata a termine da Luigi Vanvitelli, si trova il Teatrino di Corte, con pianta a ferro di cavallo, cinque ordini di palchi e rivestimenti in pietra rosa e alabastro.

Un’ala del Palazzo ospita il Museo dell’Opera o Museo Vanvitelliano che raccoglie schizzi, piante e disegni e modellini della Reggia ad opera di Luigi Vanvitelli.

Il Parco della Reggia rispecchia la sontuosità e l’imponenza del Palazzo, con 120 ettari tra viali, prati, fontane dai raffinati giochi d’acqua e un viale centrale di circa 3 kilometri che culmina nella Grande Cascata, detta fontana di Diana, ai cui lati si trovano due gradinate che salgono verso una grotta da cui prorompeva l’acqua dell’Acquedotto Carolino, progettato anch’esso da Luigi Vanvitelli.
Nel Parco si trova anche un Giardino Inglese, voluto dalla Regina Maria Carolina d’Austria, ricco di piante esotiche e rare, abbellito da serre, boschetti e viali.

Casertavecchia
Uno dei borghi medievali meglio conservati in Italia che sorge alle pendici dei monti Tifatini a circa 401 metri di altezza e a 10 km di distanza in direzione nord-est da Caserta. Le origini del paese ancora oggi sono incerte, ma secondo gli scritti, risalenti all’anno 861, del monaco Benedettino Erchemperto, si parla di un primo nucleo urbano, sulle montagne denominate Casahirta (dal latino “villaggio posto in alto”).
Il Borgo originalmente che fu edificato su un pre-esistente villaggio romano, nel corso degli anni ha subito varie dominazioni.
Originalmente appartenne ai Longobardi; nel secolo IX a seguito di incursioni saracene e devastazioni di Capua, gli abitanti e il Clero si videro costretti a cercare rifugio in luoghi più sicuri, come quelli montani. Nel 1062 Casertavecchia venne occupata da Riccardo I di Aversa, e da qui ebbe inizio la dominazione Normanna che porto il paese al suo massimo splendore nell’anno 1100-1129 con la costruzione della Cattedrale sotto l’episcopato di Rainulfo, e la sua consacrazione nell’anno 1153 al culto di San Michele Arcangelo.

Nel 1442 il Borgo passa sotto la dominazione aragonese e da questo momento Casertavecchia vede lentamente decadere la sua importanza, a causa delle attività commerciali che fiorivano in pianura. Nel 1842 Papa Gregorio XVI sancì il definitivo accorpamento alla nuova Caserta.
In seguito con il dominio dei Borboni nell’Italia meridionale e la costruzione della Reggia, il nuovo centro di ogni attività diventa Caserta.
Stradine lastricate, chiese antichissime, palazzi gentilizi, la viva presenza di antiche tradizioni, rendono la visita a Casertavecchia molto suggestiva dando la sensazione di tornare indietro nel tempo. Al centro dell’abitato si trova piazza Vescovado sulla quale si affacciano la Cattedrale di San Michele, un magnifico esempio di architettura arabo-normanna, il palazzo vescovile, il seminario e la casa canonica.

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Visita guidata di Oplontis

E’ un tour adatto a tutti della durata di circa 1,5 ore.

La villa di Oplontis si trova all’interno della moderna città di Torre Annunziata, a circa tre kilometri in linea d’aria dall’antica Pompei. Si suppone che solo i due terzi dell’intera villa siano stati portati alla luce. E’ un grandioso complesso residenziale, con circa novanta ambienti, che fu edificato lungo la costa campana e conserva i più straordinari affreschi rinvenuti nell’area vesuviana. La visita guidata parte dal giardino settentrionale in parte ripristinato, com’è avvenuto in diversi edifici a Pompei, prosegue nell’area termale e in tutti gli ambienti meridionali con suggestivi affreschi in II e III stile. Un lungo porticato porta all’atrio patronale e a quello servile, nei pressi del quale ci sono le perfettamente conservate latrine. Attraverso un ampio e lungo corridoio si passa al peristilio orientale circondato da ambienti finemente decorati, al centro del quale fu costruita un’immensa natatio circondata da statue bronzee e marmoree.

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Visita guidata dei Campi Flegrei

I Campi Flegrei (dal greco “flegraios” che significa “ardente”) è una vasta area che comprende le colline di Napoli e si estende fino all’antico alveo del fiume Sebeto a capo Miseno. Una grande caldera di natura vulcanica con un diametro di 12-15 km con circa 24 crateri poco elevati, piccoli edifici vulcanici e zone soggette ad un vulcanismo di tipo secondario: fumarole, sorgenti termali e bradisismo. Alcuni crateri sono divenuti laghi, come il Lago d’Averno, e laghi originatisi per sbarramento come il Lago Fusaro, il lago di Lucrino e Lago Miseno.

Le prime eruzioni risalgono al Pliocene e all’inizio del Pleistocene. Questa zona fu colonizzata dai Greci che fondarono la città di Cuma che condizionò a lungo la geografia politica della zona anche perché il littorale flegreo è sempre stato uno dei principali sbocchi al mare e un importante luogo di comunicazione transmediterranea.

I miti tramandati da Omero e Virgilio e la cultura greca che si diffuse da qui in tutta la penisola, accrescono il fascino di un territorio dove bellezze naturali si confondono con l’opera dell’uomo in uno scenario incomparabile.

Pozzuoli

E’ il più importante centro dei Campi Flegrei che conserva importanti tracce di epoca romana ed è da sempre condizionato dalla natura vulcanica dei luoghi. Fenomeno geosismico tipico di questa città è il bradisismo, ossia il sollevamento e l’abbassamento della crosta terrestre a seguito dell’aumento della pressione sotterranea. Il rapido innalzamento del livello del mare coinvolse, alla fine del secolo scorso, il porto, che fu riposizionato circa 50 metri più avanti rispetto alla collocazione precedente.

Fondata nel 520 a.C. da coloni greci con il nome di Dicearchia, fu nel 194 a.C. denominata “Puteoli” dai Romani, per l’abbondanza di sorgenti termali, che divenne ben presto un importante centro politico, militare e commerciale della Campania. La vivace attività commerciale della zona è testimoniata dalla presenza del Tempio di Serapide, con funzione di macellum, il mercato degli alimenti. Si presenta con una sala absidata intorno a cui erano allineate le botteghe, sulle cui pareti è possibile scorgere i resti della presenza dei molluschi come misuratori del fenomeno vulcanico del bradisismo che riempiva di acqua questo luogo.

La costruzione dell’Anfiteatro, il terzo per grandezza in Italia, risale all’età neroniana, poteva contenere circa 30.000 spettatori e presenta i sotterranei meglio conservati che si conoscano. Per molti secoli rimase sepolto dai materiali eruttati dalla Solfatara e accumulati dalle acque e lo scavo iniziò nel 1839. L’esterno consta di tre ordini di arcate, l’arena misura 75×42 metri ed è percorsa da un corridoio che durante gli spettacoli veniva coperto con tavole in legno. I sotterranei sono costituiti da tre corridoi in laterizio. Nel 1689 uno degli ambienti fu trasformato in Cappella di San Gennaro, dove secondo la tradizione il Santo fu esposto all’assalto delle fiere per poi essere decapitato dove sorge la chiesa a lui dedicata.

La Solfatara di Pozzuoli

E’ un antico cratere vulcanico (da Sulpha terra, terra di zolfo) ancora attivo ma in stato quiescente, ubicato a circa tre chilometri dal centro della città di Pozzuoli. La sua formazione è avvenuta 3.700-3.900 anni fa, indicata già da Strabone in epoca imperiale romana come la dimora del Dio Vulcano e come l’ingresso per gli Inferi. L’attività estrattiva dei minerali raggiunse il suo apice nel Medioevo, da qui si ricavavano: la polvere d’Ischia, il rosso di Pozzuoli, la terra gialla, la piombina, il bianchetto e lo zolfo. All’inizio del ‘900 iniziarono le prime visite guidate all’interno del cratere, mentre l’attività termale, nonostante fosse pubblicizzata da fogli e stampe illustrative, con il progredire della scienza medica, iniziò un lento declino che portò in poche decine di anni all’abbandono delle attività, come anche l’estrazione di minerali.

La visita alla solfatara viene svolta seguendo il perimetro del cratere, dove si concentrano la maggior parte delle attività vulcaniche. dopo aver superato un bosco di querce e la tipica vegetazione della macchia mediterranea, si arriva ad un belvedere da dove è possibile osservare l’intera area del cratere. Si prosegue poi per il pozzo d’acqua minerale, la fangaia, le cave di pietra trachite, la grande fumarola e le stufe antiche.

Baia

E’ un importante area archeologica situata in una pittoresca posizione tra punta Epitaffio e da un piccolo promontorio coronato dall’imponente castello aragonese.
Secondo la tradizione il toponimo deriva da Baios, amico di Ulisse sepolto in questa zona divenuta famosa per le sue sorgenti termali, utilizzate sin da epoca romana, periodo in cui si costruirono sontuose ville che resero Baia una delle mete predilette dei nobili romani.
La maggior parte degli edifici di Baia è sommersa dal mare, visitabili grazie ad escursioni con apposite barche. L’area del Parco Archeologico sommerso di Baia, è divisa in tre settori: le terme di Venere, un complesso a cui apparteneva il cosiddetto Tempio di Venere, una grande aula circolare quasi sulla banchina del porto; le Terme di Sosandra, terrazze scenografiche, un teatro-ninfeo e giardini porticati adornati di mosaici, statue e pitture; il complesso termale di Mercurio, dal nome di una grande sala in cui riecheggia l’eco.

Museo Archeologico dei Campi Flegrei

Il Museo Archeologico dei Campi Flegrei è ospitato all’interno della fortezza aragonese, restaurata ed adeguata alla nuova destinazione espositiva, collocata sul promontorio che chiude a Sud il golfo di Baia, e dal quale si domina l’intero golfo di Pozzuoli e le isole di Capri, Ischia e Procida. L’allestimento museale presenta reperti di provenienza flegrea, sia quelli finora custoditi prevalentemente nei depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che quelli provenienti dai recenti scavi dell’Università Federico II, dell’Orientale, del Centre J. Bérard e della Soprintendenza stessa, secondo una esposizione ragionata per contesti topografici e tematici, sotto la direzione scientifica del prof. Fausto Zevi. Al pian terreno è allestito il complesso del Sacello degli Augustali di Miseno, con il frontone le statue di Tito e Vespasiano e la statua equestre bronzea di Domiziano. Al piano superiore si trova il Ninfeo di Punta Epitaffio, sommerso dal bradisismo e rinvenuto durante gli scavi degli anni’70. Un’altra sezione del museo raccoglie le decorazioni rinvenute dagli scavi del Rione Terra a Pozzuoli. Di notevole interesse la sezione dei Gessi di Baia, ritrovata in un ambiente adibito probabilmente proprio alla produzione di sculture.

Cuma

E’ la parte più antica dei Campi Flegrei. Fondata verso il 730 a.C., come prima colonia greca sulla terraferma, divenne ben presto un importante centro commerciale. Secondo la tradizione i suoi abitanti fondarono diverse città sulla costa, tra cui Neapolis. I primi ritrovamenti risalgono al XVII secolo, ma esplorazioni sistematiche furono attuate solo a partire dal 1852. Il Parco Archeologico comprende l’Acropoli, uno sperone a picco sul mare, e la parte bassa della città, in cui si trovano il Foro, di età sannitica, l’Arco felice, realizzato per far passare la via Domiziana attraverso il Monte Grillo, e l’Anfiteatro. Per i romani, Cuma era un luogo sacro e per questo l’Antro della Sibilla è considerato il monumento più celebre dell’acropoli. Un lungo tunnel che termina in una stanza a tre nicchie, nella quale fu identificata la stanza dove la Sibilla pronunciava i suoi vaticini.

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Tour guidato Pompei 4 ore

Ingresso da Porta Marina Superiore, a 50m dalla stazione della ferrovia Circumvesuviana Pompei Scavi Linea Napoli-Sorrento, ed a 100m dall’uscita autostradale Pompei Nord. Oppure si può percorrete il percorso in senso inverso partendo da Piazza Anfiteatro, situata a 700m dalla stazione della ferrovia Circumvesuviana Pompei Linea Napoli-Poggiomarino, a 700m dalla stazione di Pompei delle Ferrovie dello Stato, ed a 1km dall’uscita autostradale Pompei Nord. A pochi passi dalla Cattedrle della Madonna del Rosario situata nel centro storico della moderna Pompei.

Tour consigliato a chi voglia ottenere un quadro completo dell’antica città.
Tour adatto a chiunque, fatta eccezione per persone con problemi di mobilità.

Principali luoghi visitati: Porta Marina, Basilica (tribunale), Foro (piazza principale), Tempio di Giove, Edifici Amministrativi, Mercato del Grano, Calchi in Gesso, Archi Onorari, Terme del Foro, Termopolio Capuano, Casa del Poeta Tragico, Casa del Chirurgo, Porta Ercolano, Necropoli Porta Ercolano, Villa dei Misteri, Mura Cittadine, Necropoli di Porta Vesuvio, Tomba di Vestorius Priscus, Casa di Cecilio Giocondo, Casa del Fauno, Casa della Caccia, Panificio, Lupanare (bordello), Foro Triangolare, Teatro Grande, Odeion (teatro piccolo), Casa del Menandro, Via dell’Abbondanza (strada principale), Fullonica di Stephanus (lavanderia), Termopolio di Vetutius Placidus (antico ristorante-tavola calda), Casa della Nave Europa, Orto dei Fuggiaschi, Casa di Octavius Quatius, Casa della Venere in Conchiglia, Palestra, Anfiteatro, Necropoli di Porta Nocera.

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Visita guidata degli scavi di Paestum

Nella prima parte del Cilento non lontano dal fiume Sele, si trova Paestum, uno dei centri principali della Magna Grecia e una delle preziose perle archeologiche d’Italia.

La leggenda attribuisce la sua fondazione agli Argonauti, ma la storia dice che nel 600 a.C. i Greci provenienti da Sibari si stabilirono in questa zona e fondò una città chiamata Poseidonia, che divenne ben presto uno dei più attivi centri della Campania.

Nel 273 a.C. i Romani stabilirono una colonia, cambiando il nome della città con quello attuale. Durante l’impero, Paestum avuto una lunga e progressiva decadenza, fino a un totale abbandono nel VIII secolo a causa di inondazioni che con i loro sedimenti hanno modificato la zona.

La città è stata solo parzialmente riportata alla luce, le imponenti mura e gli edifici principali si trovano lungo il Cardo romano.
I tre templi dorici del V secolo a.C, sono il Tempio di Nettuno, la Basilica e il Tempio di Cerere.

L’ottimo stato di conservazione degli edifici li rende tra i migliori esempi di ordine dorico in Occidente. Al centro è la piazza chiamata Agorà dai Greci su cui si affacciano l’Ecclesiasterion (edificio per l’Assemblea pubblica ) del V secolo a.C. e un importante edificio forse un luogo di culto o la tomba del fondatore della città.

La piazza romana fu chiamata Forum, con il comitium ( per l’Assemblea pubblica) e il tempio della Triade Capitolina (Capitolium) , vi sono inoltre l’anfiteatro (I secolo a.C.) e una grande piscina ellenistica. A ovest sono stati scavati diversi isolati con case in stile ellenistico -romano. L’intera area archeologica della città è stata inclusa nella lista UNESCO.

A poca distanza dal parco archeologico è il Museo Archeologico Nazionale di Paestum, fondato nel 1952, in cui sono conservati reperti risalenti al VII secolo a.C. fino al VII secolo d.C.
Ci sono preziose testimonianze della vita quotidiana , oggetti artistici e artigianali.

Tra le importanti sculture spiccano del quelle del Tesoro del santuario di Hera , le lastre dipinte della cosiddetta Tomba del Tuffatore, e diversi frammenti di pitture funerarie del IV secolo aC .

Orari

Scavi Archeologici di Paestum: 9:00 – un’ora prima del tramonto

Museo di Paestum: 9:00 – 18.45

Il Museo è chiuso il 1° ed il 3° Lunedi di ogni mese.
Chiusura: 25 Dicembre; 1 Gennaio; 1 Maggio

Ingressi

Via Magna Grecia, 919 – 84047 Paestum

E’ un tour adatto a tutti della durata di circa 3 ore.

La visita a Paestum comprende l’area archeologica, una delle migliori testimonianze della Magna Grecia, ed il Museo che raccoglie nelle sue sale pregiati oggetti rinvenuti dagli scavi dell’antica Poseidonia. L’ottimo stato di conservazione degli edifici li rende tra i migliori esempi di ordine dorico in Occidente. Al centro è la piazza intitolataagorà dai Greci su cui si affacciano l’Ecclesiasterion (edificio per l’Assemblea pubblica) del V secolo a.C. e un importante edificio forse un luogo di culto o la tomba del fondatore della città.
La piazza romana è il Forum, nei suoi pressi si trovano il comitium (per l’Assemblea pubblica) e il tempio della Triade Capitolina (Capitolium). Inoltre sono visitabili l’anfiteatro (I secolo a.C.) e una grande piscina ellenistica.
L’intera area archeologica della città è stata inclusa nella lista UNESCO.
A poca distanza dal parco archeologico è il Museo Archeologico Nazionale di Paestum, fondato nel 1952, con reperti risalenti al VII secolo a.C. fino al VII secolo d.C. Preziose testimonianze della vita quotidiana, oggetti artistici e artigianali. Tra le importanti sculture spiccano quelle del Tesoro del santuario di Hera, le lastre dipinte della cosiddetta Tomba del Tuffatore, e diversi frammenti di pitture funerarie del IV secolo a.C.

Biglietto d’ingresso
(Museo + Scavi Paestum + Mostra “Rosantico”): € 10,00
Unico (Museo+ Scavi Paestum + Mostra “Rosantico” + Scavi Velia): € 11,00 Valido 3 giorni
Cittadini UE:
Gratuito per pax inf. a 18 e sup. a 65 anni;
Sconto del 50% per pax da 18 a 25 anni.

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Visita guidata degli scavi di Ercolano 2 ore

In auto ingresso da Via Alveo a 1km dall’uscita autostradale di Ercolano, in treno ingresso da Corso Resina a 5 minuti di cammino dalla stazione della Ferrovia Circumvesuviana di Ercolano.

Tour adatto a chiunque fatta eccezione per persone con problemi di mobilità. I disabili possono accedere facilmente solo ad alcuni edifici (Casa dello Scheletro, Termopolio, spogliatoio Terme Maschili, Tempio degli Augustali, Casa del tramezzo di Legno).

Principali luoghi visitati: Veduta Panoramica della Città, Cardo Settentrionale (strada con orientamento Nord Sud), Casa dello Scheletro, Termopolio (ristorante tavola calda), Terme Maschili, Tempio degli Augustali, Foro (piazza principale), Casa del Salone Nero, Casa di Nettuno ed Anfitrite, Casa del Bel Cortile, Casa Sannitica, Casa del Tramezzo di Legno, Panificio, Palestra, Casa dei Cervi, Porta Marina, Terrazza di Marco Nonio Balbo, Spiaggia.

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