fbpx
Home > Diario > Napoli > Cimitero delle fontanelle: tra credenze e verità

Cimitero delle fontanelle: tra credenze e verità

cimitero delle fontanelle
 

Turismo Campano ti porta al Cimitero delle Fontanelle l’ossario delle “anime pezzentelle”.

Sei pronto per continuare il nostro tour tra i misteri di Napoli? Dopo aver raccontato i macabri segreti nascosti della Cappella Sansevero, ti porteremo, come promesso, in un luogo dove il confine tra i vivi e i morti diventa molto sottile, e la suggestione pervade i sensi: si tratta del Cimitero delle Fontanelle.

Il Cimitero delle fontanelle è un ex-ossario che si sviluppa per più di 3000 mq. e contiene i resti di un numero incalcolabile di persone. Per visitarlo bisogna recarsi nel cuore del Rione Sanità, tra via Foria e la collina di Capodimonte.

Il quartiere, tra i più ricchi di storia e tradizione di Napoli, è così chiamato per la sua salubrità, ma c’è chi fa derivare l’origine del nome ai tanti miracoli che si ottenevano sulle tombe dei santi sepolti.

E a proposito di tombe, ecco il perché della presenza di questo ossario: esso conserva, da almeno quattro secoli, i resti di chi non poteva permettersi una degna sepoltura e delle vittime delle grandi epidemie.

Una cava di tufo, grande almeno 30.000 m3, creata in una zona utilizzata sin dai tempi dei greci e dei romani come luogo di sepoltura, prima pagano e poi cristiano. Tutti i morti seppelliti all’interno del cimitero delle fontanelle sono senza nome. Solo le ossa nelle teche della navata di sinistra sono note. Si tratta di  Filippo Carafa, conte di Cerreto, e della moglie Margherita, il cui volto mummificato è legato alla curiosa leggenda. La bocca è aperta è storta ed ha fatto nascere la credenza secondo la quale sia morta affogata da uno gnocco!

Il culto delle capuzzelle

L’ingresso al cimitero è gratuito ed è possibile tutti i giorni dalle 10:00 alle 17:00. La particolarità di questo luogo sta non solo in ciò che è possibile vedere, ma soprattutto nelle storie, leggende, curiosità, legate a ogni suo angolo.

Le tre grandi gallerie in cui è suddiviso, infatti, custodiscono una miriade di ossa anonime che in epoca recente hanno scatenato un fenomeno di devozione popolare che non ha eguali nel mondo. Si tratta del cosiddetto culto delle “anime pezzentelle”: una pratica poco ortodossa per il credo cattolico ma tanto vicina allo spirito del popolo napoletano, da sempre caratterizzato da un insieme di scaramanzia, religione e folklore.

Secondo questa pratica, proibita nel 1969 dall’arcivescovo di Napoli, il cardinale Corrado Ursi, i devoti sceglievano un teschio, lo pulivano e pregavano per la sua anima. Lo scopo era quello di ottenere una grazia, un favore o molto più spesso i numeri da giocare al Lotto.

Se la richiesta del fedele veniva soddisfatta il teschio veniva posto in un luogo più degno: una scatola, una teca di legno o piccoli tabernacoli. Se, al contrario, la grazia non arrivava, la capuzzella era rimessa tra le altre e si andava alla ricerca di una “migliore”. Fino agli anni ’50 il culto era tramandato di generazione in generazione, con teschi messi da parte o segnati anche a penna con “è già occupato”.

La leggenda del Capitano

Tra le tante capuzzelle anonime troverai alcune a cui è stato dato un nome o un appellativo, frutto del palesarsi in sogno della sua anima.  È il caso, per esempio, del teschio del “Capitano”, riposto in una teca di vetro. Ad esso,  sono legate innumerevoli leggende, la più famosa di queste lo vuole protagonista di una macabra vendetta nei riguardi di un giovane che aveva osato sbeffeggiarlo non credendo nel suo culto. Una ragazza, devota alla venerazione del cranio, un giorno portò con sé anche il fidanzato nel Cimitero delle fontanelle.

Egli sprezzante della fede della sua amata, infilò un bastone di bambù  nella cavità dell’occhio del teschio e deridendolo lo invitò al matrimonio. Durante le nozze dei due si presentò un uomo in divisa da carabiniere e quando lo sposo chiese chi fosse questi gli ricordò l’episodio del bastone e l’invito. A questo punto mostrò sotto la divisa il suo scheletro: i due sposi e alcuni invitati morirono alla sua vista.

Nel Cimitero delle Fontanelle troverai anche le ossa dei due sposi. Secondo la credenza popolare all’ingresso della prima galleria (detta “La navata dei preti”), ai piedi della statua di Gaetano Barbati, colui che ne fece sistemare i resti in una bara che conserva i loro scheletri.

Quella del Capitano e degli sposi è solo una delle numerose storie e leggende che potrai scoprire in questo luogo a metà tra sacro e profano.

Non perdere l’occasione di visitare il Cimitero delle Fontanelle, la testa sudante di Donna Concetta e quella dello spagnolo don Francesco ti attendono insieme a migliaia di altre per farti conoscere attraverso la loro storia quella di un intero popolo.

Fonte Foto: https://www.trover.com/d/llsE-cimitero-delle-fontanelle-naples-italy

Altri articoli interessanti