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Cerchi dolci tipici in Campania? Su turismocampano.it puoi trovare maggiori informazioni sui dolci tipici campani e la loro preparazione.

Sospiri al limone

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sospiri-al-limoneSpecialità antichissima della costiera Amalfitana, nel Salernitano, i sospiri sono dei piccoli dolci di forma rotondeggiante formati da due semicerchi di pan di spagna con al centro la crema. Tradizionalmente, da oltre un secolo, i sospiri venivano riempiti con crema pasticciera, oggi, da oltre un ventennio, la crema pasticciera è stata sostituita dalla crema al limone.
La preparazione del pan di Spagna prevede l’impasto di uova, zucchero e farina per preparare le formine della misura desiderata che devono essere adagiate su carta da forno, ricoperte di crema al limone e poi ricoperte di glassa di zucchero. Proprio per la ricchezza di limoni della costiera Amalfitana i sospiri sono una specialità di tutti i numerosi ristoranti della zona oltre che, naturalmente, di tutti i laboratori artigianali di pasticceria.

18 novembre 2016 |

Roccocò (dolci)

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CHE COS’E’ IL ROCCOCO’?

L’etimologia della parola roccocò, rimanda a “roccia artificiale”, poiché questo dolce natalizio, immancabile su tutte le tavole della Campania a partire dal giorno dell’Avvento e per tutto il periodo natalizio, ha una consistenza particolarmente dura e un aspetto quasi marmoreo, dovuto alla presenza delle mandorle. È un biscotto secco, a forma di ciambella schiacciata di colore marrone scuro, la cui pasta è a base di mandorle e canditi.

PREPARAZIONE

Secondo la ricetta originale, per ottenere il roccocò tradizionale si deve lavorare su un ampio piano dove disporre la farina a fontana e mettervi al centro zucchero, pepe bianco, chiodi di garofano, scorze di agrumi canditi, la buccia grattata di 1/2 arancio, una o due gocce di estratto di cannella, una goccia di ammoniaca e, infine, delle mandorle precedentemente tostate e tritate, insieme ad altre mandorle intere. La base così preparata va lavorata a lungo, aggiungendo continuamente acqua fino ad ottenere una pasta di media consistenza, abbastanza dura da non attaccarsi sul tavolo. La pasta ottenuta va divisa in piccoli pezzi che vanno chiusi a ciambella, spennellati con l’uovo battuto e infornati per circa 10 minuti fino a che non si coloriscono. Il roccocò viene anche consumato a fine pasto bagnato in vini liquorosi.

 

6 dicembre 2015 |

Sfogliatella (dolci)

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sfogliatellaLA STORIA

Circa 400 anni fa una monaca convento di clausura di Santa Rosa a Conca dei Marini, in provincia di Salerno, preparando il biancomangiare, un dolce composto da semola cotta nel latte, sbagliò le dosi e decise di sperimentare una nuova creazione: aggiunse all’impasto alcune gocce di limoncello, dei pezzi di susine, albicocche e pere disseccate. Pose, poi, il composto fra due “pettole” cioè pezzi di pasta di pane insaporita con mezzo bicchiere di vino, strutto e dello zucchero e alla fine pose la “grandissima sfogliata” nel forno molto caldo ed attese che si indorasse. La Badessa apprezzò molto la nuova ricetta e dispose che il dolce fosse intitolato alla santa fondatrice dell’ordine, Santa Rosa, e che fosse preparato ogni 30 agosto in occasione della festa della santa. La Santa Rosa si componeva, dunque, di molteplici e sottili sfoglie sovrapposte, era confezionato a forma di conchiglia o cappuccio, e arricchito da un cordone di crema e di marmellata di amarena.

La dolce ricetta trapelò dal convento intorno al 1800 e, con alcune variazioni, come, ad esempio, un ridimensionamento della forma, la sostituzione dei frutti secchi con i canditi e l’eliminazione della crema pasticciera, divenne la specialità di un osteria del cuore della città e prese il nome di sfogliatella. Da allora l’osteria che aveva trasformato la Santa Rosa in sfogliatella si trasformò lei stessa in un laboratorio dolciario specializzato in sfogliatelle e la ricetta del dolce si diffuse in tutte le pasticcerie della la città, sia nella sua variante riccia che in quella frolla.

I GIORNI NOSTRI…

Oggi, a Napoli ed in tutta la Campania “la sfogliatella napoletana” viene continuamente sfornata ed offerta ai passanti calda, fragrante e profumata di acqua di fiori d’arancio e di zucchero a velo, ed è così famosa da essere entrata nel lessico partenopeo, in un detto che la dice lunga sulla considerazione in cui è tenuta dalla città: “Napule tre cose tene belle: ‘o mare, ‘o Vesuvio, e ‘e sfugliatelle”.

 

6 dicembre 2015 |

Struffoli (dolci natalizi)

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CHE COSA SONO GLI STRUFFOLI?

Gli struffoli sono dolci immancabili in tutte le case campane durante il periodo natalizio e sono un piatto antichissimo. Furono portati a Napoli, verosimilmente, dai Greci al momento della fondazione di Partenope. Greca è, con ogni probabilità, l’origine del nome, da “strongulus” che vuol dire “arrotondato” e richiama alla loro forma: gli struffoli, infatti, altro non sono che delle “palline” fritte, ottenute da un impasto di uova e farina, e compattate dal miele e dalla guarnitura di canditi e confetti di zucchero.

PREPARAZIONE

L’antichissima ricetta, tramandata di casa in casa vuole che l’impasto venga preparato con farina, uova, burro, latte, limone grattugiato, sale, vaniglia o vanillina e si lavori a lungo per poi essere tagliato in pezzetti piccoli che vengono modellati a forma di palline di circa un centimetro di diametro che vanno fritte in olio e poi miscelate al miele. Il composto va poi lavorato con le mani, adagiato su un vassoio e guarnito con pezzetti di frutta candita e confetti colorati.

 

5 dicembre 2015 |

Torrone di Benevento (Dolci)

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torrone-beneventoChe cos’è il Torrone di Benevento?

Il termine “torrone” deriva dal latino “torreo”, verbo che significa “abbrustolire”, con riferimento alla tostatura delle nocciole e delle mandorle.

Alcuni sostengono che il torrone sia stato diffuso dagli Arabi, che portarono questo dolce lungo le coste del Mediterraneo in particolare in Spagna e in Italia. Di sicuro, ha origini profonde nel Beneventano, dove già al tempo dei Romani, si produceva la “copeta”, ossia il progenitore del torrone. La classica “copeta” è composta da miele, albume d’uovo, mandorle o nocciole, amalgamati tra loro e cotti a bagnomaria.

Il torrone veniva utilizzato come regalo per le alte cariche ecclesiastiche e per i nobili ed in seguito al regno dei Borboni questo dolce è diventato una specialità tipicamente natalizia. Per questo motivo già agli inizi del ‘900, si è verificato un incremento della produzione di questa prelibatezza che ha dato origine a tante piccole aziende, specialmente nel beneventano.

Le varietà

Sul territorio beneventano si producono diversi tipi di torrone: bianco con mandorle, il cupedia bianco con nocciole, bianco morbido con mandorle, ma tra i più rinomati si afferma quello alla “Strega” che prende il suo nome dall’omonimo liquore e la versione elaborata da San Marco dei Cavoti chiamata anche “croccantino”. Il Croccantino è composto da zucchero, mandorle e nocciole tritate e ricoperto da cioccolato fondente.

1 dicembre 2015 |
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