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Tutti i prodotti tradizionali della Campania e loro preparazioni.

Sospiri al limone

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sospiri-al-limoneSpecialità antichissima della costiera Amalfitana, nel Salernitano, i sospiri sono dei piccoli dolci di forma rotondeggiante formati da due semicerchi di pan di spagna con al centro la crema. Tradizionalmente, da oltre un secolo, i sospiri venivano riempiti con crema pasticciera, oggi, da oltre un ventennio, la crema pasticciera è stata sostituita dalla crema al limone.
La preparazione del pan di Spagna prevede l’impasto di uova, zucchero e farina per preparare le formine della misura desiderata che devono essere adagiate su carta da forno, ricoperte di crema al limone e poi ricoperte di glassa di zucchero. Proprio per la ricchezza di limoni della costiera Amalfitana i sospiri sono una specialità di tutti i numerosi ristoranti della zona oltre che, naturalmente, di tutti i laboratori artigianali di pasticceria.

18 novembre 2016 |

Liquore crema di limone o cremoncello (liquore)

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Crema di limone turismo CampanoChe cos’è il liquore crema di limone?

Il liquore crema di limone, in alcune zone conosciuto anche come cremoncello, è una varietà prodotta nella Penisola Amalfitana, in provincia di Salerno. Questa preparazione è una variazione del famoso limoncello della Costiera con l’aggiunta di latte. La sua consistenza finale è cremosa e raggiunge un tasso alcolico di 30°.

Anche se è una variazione del limoncello tradizionale, anche questo liquore crema di limone è iscritto nell’elenco dei prodotti tradizionali. Non lo sono invece tutte le altre ricette che utilizzano procedimenti diversi o limoni provenienti da altre zone di coltivazioni differenti dalla Penisola Amalfitana.

Preparazione

Gli ingredienti sono facilmente reperibili: limoni della Penisola Amalfitana, alcool 90°, zucchero, latte, panna e vanillina. Procediamo con ordine.

Procurarsi dei limoni della Costiera Amalfitana e dopo averli lavati e asciugati, letteralmente “sbucciarli” facendo attenzione a prendere solo la parte gialla della scorza e non la parte bianca sottostante.

Poi mettere a macerare le bucce in alcool. In seguito, prendere un contenitore abbastanza capiente ed eliminare le bucce, e aggiungere uno sciroppo preparato con acqua e zucchero. A questo punto bollire il latte con lo zucchero e quando sarà raffreddato aggiungere anche questo ultimo liquido nel contenitore. Infine, aggiungere panna non montata per dolci aromatizzata con la vanillina e mescolare tutto per bene.

Travasare il liquore ottenuto in bottiglie e lasciarlo riposare per due mesi prima di consumarlo, anche in congelatore.

Solitamente si prepara in casa, ma si può anche acquistare da piccole aziende che lo producono in maniera artigianale utilizzando le migliori materie prime e rispettando la ricetta originale. Prima di servire questo liquore, se conservato in congelatore, lasciarlo alcuni minuti fuori.

10 gennaio 2016 |

Roccocò (dolci)

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CHE COS’E’ IL ROCCOCO’?

L’etimologia della parola roccocò, rimanda a “roccia artificiale”, poiché questo dolce natalizio, immancabile su tutte le tavole della Campania a partire dal giorno dell’Avvento e per tutto il periodo natalizio, ha una consistenza particolarmente dura e un aspetto quasi marmoreo, dovuto alla presenza delle mandorle. È un biscotto secco, a forma di ciambella schiacciata di colore marrone scuro, la cui pasta è a base di mandorle e canditi.

PREPARAZIONE

Secondo la ricetta originale, per ottenere il roccocò tradizionale si deve lavorare su un ampio piano dove disporre la farina a fontana e mettervi al centro zucchero, pepe bianco, chiodi di garofano, scorze di agrumi canditi, la buccia grattata di 1/2 arancio, una o due gocce di estratto di cannella, una goccia di ammoniaca e, infine, delle mandorle precedentemente tostate e tritate, insieme ad altre mandorle intere. La base così preparata va lavorata a lungo, aggiungendo continuamente acqua fino ad ottenere una pasta di media consistenza, abbastanza dura da non attaccarsi sul tavolo. La pasta ottenuta va divisa in piccoli pezzi che vanno chiusi a ciambella, spennellati con l’uovo battuto e infornati per circa 10 minuti fino a che non si coloriscono. Il roccocò viene anche consumato a fine pasto bagnato in vini liquorosi.

 

6 dicembre 2015 |

Sfogliatella (dolci)

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sfogliatellaLA STORIA

Circa 400 anni fa una monaca convento di clausura di Santa Rosa a Conca dei Marini, in provincia di Salerno, preparando il biancomangiare, un dolce composto da semola cotta nel latte, sbagliò le dosi e decise di sperimentare una nuova creazione: aggiunse all’impasto alcune gocce di limoncello, dei pezzi di susine, albicocche e pere disseccate. Pose, poi, il composto fra due “pettole” cioè pezzi di pasta di pane insaporita con mezzo bicchiere di vino, strutto e dello zucchero e alla fine pose la “grandissima sfogliata” nel forno molto caldo ed attese che si indorasse. La Badessa apprezzò molto la nuova ricetta e dispose che il dolce fosse intitolato alla santa fondatrice dell’ordine, Santa Rosa, e che fosse preparato ogni 30 agosto in occasione della festa della santa. La Santa Rosa si componeva, dunque, di molteplici e sottili sfoglie sovrapposte, era confezionato a forma di conchiglia o cappuccio, e arricchito da un cordone di crema e di marmellata di amarena.

La dolce ricetta trapelò dal convento intorno al 1800 e, con alcune variazioni, come, ad esempio, un ridimensionamento della forma, la sostituzione dei frutti secchi con i canditi e l’eliminazione della crema pasticciera, divenne la specialità di un osteria del cuore della città e prese il nome di sfogliatella. Da allora l’osteria che aveva trasformato la Santa Rosa in sfogliatella si trasformò lei stessa in un laboratorio dolciario specializzato in sfogliatelle e la ricetta del dolce si diffuse in tutte le pasticcerie della la città, sia nella sua variante riccia che in quella frolla.

I GIORNI NOSTRI…

Oggi, a Napoli ed in tutta la Campania “la sfogliatella napoletana” viene continuamente sfornata ed offerta ai passanti calda, fragrante e profumata di acqua di fiori d’arancio e di zucchero a velo, ed è così famosa da essere entrata nel lessico partenopeo, in un detto che la dice lunga sulla considerazione in cui è tenuta dalla città: “Napule tre cose tene belle: ‘o mare, ‘o Vesuvio, e ‘e sfugliatelle”.

 

6 dicembre 2015 |

Struffoli (dolci natalizi)

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CHE COSA SONO GLI STRUFFOLI?

Gli struffoli sono dolci immancabili in tutte le case campane durante il periodo natalizio e sono un piatto antichissimo. Furono portati a Napoli, verosimilmente, dai Greci al momento della fondazione di Partenope. Greca è, con ogni probabilità, l’origine del nome, da “strongulus” che vuol dire “arrotondato” e richiama alla loro forma: gli struffoli, infatti, altro non sono che delle “palline” fritte, ottenute da un impasto di uova e farina, e compattate dal miele e dalla guarnitura di canditi e confetti di zucchero.

PREPARAZIONE

L’antichissima ricetta, tramandata di casa in casa vuole che l’impasto venga preparato con farina, uova, burro, latte, limone grattugiato, sale, vaniglia o vanillina e si lavori a lungo per poi essere tagliato in pezzetti piccoli che vengono modellati a forma di palline di circa un centimetro di diametro che vanno fritte in olio e poi miscelate al miele. Il composto va poi lavorato con le mani, adagiato su un vassoio e guarnito con pezzetti di frutta candita e confetti colorati.

 

5 dicembre 2015 |
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