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Sospiri al limone

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sospiri-al-limoneSpecialità antichissima della costiera Amalfitana, nel Salernitano, i sospiri sono dei piccoli dolci di forma rotondeggiante formati da due semicerchi di pan di spagna con al centro la crema. Tradizionalmente, da oltre un secolo, i sospiri venivano riempiti con crema pasticciera, oggi, da oltre un ventennio, la crema pasticciera è stata sostituita dalla crema al limone.
La preparazione del pan di Spagna prevede l’impasto di uova, zucchero e farina per preparare le formine della misura desiderata che devono essere adagiate su carta da forno, ricoperte di crema al limone e poi ricoperte di glassa di zucchero. Proprio per la ricchezza di limoni della costiera Amalfitana i sospiri sono una specialità di tutti i numerosi ristoranti della zona oltre che, naturalmente, di tutti i laboratori artigianali di pasticceria.

18 novembre 2016 |

News: Avviso per i titolari delle strutture ricettive ubicate in regione Campania

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News del 14 Ottobre 2016.

Strutture alberghiere (Alberghi, Motel, Residenze Turistico Alberghiere- RTA, Villaggi-Albergo)

Legge Regionale 15 marzo 1984 n. 15;
Alberghi diffusi L.R. 15 marzo 2011 n. 4 e regolamento n. 4 del 13 maggio 2013
Complessi turistico ricettivi all’aria aperta (Campeggi, Villaggi turistici) L.R. 26 marzo 1993, n. 13;
Strutture ricettive extralberghiere (esercizi di affittacamere, case e appartamenti per vacanze, ostelli per la gioventù, attività ricettive in residenze rurali (country house), rifugi di montagna, case religiose di ospitalità) L.R. 24 novembre 2001, n. 17;
Bed and Breakfast L.R. 10 maggio 2001, n. 5;

In attuazione delle disposizioni della Legge Regionale n. 22 del 8/8/2016 (art. 11 commi n. 1 lett. c), d) e n. 3 lett. a)), pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania n.54 dell’ 8 Agosto 2016, i titolari o gestori delle strutture ricettive suddette hanno l’obbligo di comunicare alla Regione Campania i prezzi minimi e massimi del pernottamento e dei servizi offerti secondo i modelli approvati dall’amministrazione regionale.

Con decreto dirigenziale n. 91 del 3 ottobre 2016 (pubblicato con allegati rettificati sul Burc 70 del 24/10/16) è stata approvata la modulistica per la comunicazione dei prezzi delle strutture ricettive, disponibile in versione pdf e in versione editabile per ogni tipologia di struttura ricettiva, come di seguito specificato: :

Strutture alberghiere: Alberghi, Motel, Residenze turistico-alberghiere (RTA), Villaggi-Albergo, Alberghi diffusi
allegati A (a1= comunicazione prezzi, a2= tabella prezzi, a3= cartellino prezzi per camere)
Complessi turistico ricettivi all’aria aperta (Campeggi, Villaggi turistici)
allegati B (b1, b2 b3)
Strutture ricettive extralberghiere:
esercizi di affittacamere allegati C (c1, c2 c3);
case e appartamenti per vacanze allegati D (d1, d2, d3),
ostelli per la gioventù allegati E (e1, e2, e3);
attività ricettive in residenze rurali (country house) allegati F (f1, f2, f3);
rifugi di montagna allegati G (g1, g2, g3);
case religiose di ospitalità allegati H (h1, h2, h3);
Bed and Breakfast allegati K (k1, k2, k3);

N.B. Per le strutture agrituristiche la disciplina per la comunicazione dei prezzi non cambia e rimane quanto stabilito dalla L.R. 15 del 6/11/2008 art. 11

La “comunicazione prezzi” (allegato a1/b1/c1/d1/e1/f1/g1/h1/k1) e la “tabella prezzi” (allegato a2/b2/c2/d2/e2/f2/g2/h2/k2) andranno compilate, firmate e trasmesse esclusivamente via pec (posta elettronica certificata)alla Regione Campania al seguente indirizzo: strutturericettive@pec.regione.campania.it

La “tabella prezzi”, inoltre, dovrà essere esposta nella zona ricevimento degli ospiti in modo perfettamente visibile al pubblico.

Il “cartellino prezzi” (allegato a3/b3/c3/d3/e3/f3/g3/h3/k3) dovrà essere compilato ed esposto in ogni camera/unità abitativa della struttura ricettiva.

Si ricorda che, nel rispetto dei principi di semplificazione amministrativa, non è più prevista la vidimazione della comunicazione dei prezzi da parte dell’Ente competente, pertanto l’obbligo di comunicazione dei prezzi, sancito dalla L.R. 22/2016, sarà assolto, dalle strutture ricettive, con la spedizione della “comunicazione prezzi” e della “tabella prezzi” nel modo suddetto.

Per informazioni:

Regione Campania
Centro Direzionale Isola C5 – Napoli
Direzione generale per le politiche culturali e il turismo
Unità Operativa Dirigenziale “Sviluppo dell’offerta turistica. Integrazione interdipartimentale per le politiche del turismo”
Pec: strutturericettive@pec.regione.campania.it

Dott. Roberto Affatato – Tel. 0817968931 (da lun.a ven. dalle ore 9 alle 13)
E-mail: roberto.affatato@regione.campania.it

Dott. Eugenio Cacace – Tel. 0817968706 (da lun.a ven. dalle ore 9 alle 13)
E-mail: eugenio.cacace@regione.campania.it

DOCUMENTI

14 ottobre 2016 |

Liquore crema di limone o cremoncello (liquore)

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Crema di limone turismo CampanoChe cos’è il liquore crema di limone?

Il liquore crema di limone, in alcune zone conosciuto anche come cremoncello, è una varietà prodotta nella Penisola Amalfitana, in provincia di Salerno. Questa preparazione è una variazione del famoso limoncello della Costiera con l’aggiunta di latte. La sua consistenza finale è cremosa e raggiunge un tasso alcolico di 30°.

Anche se è una variazione del limoncello tradizionale, anche questo liquore crema di limone è iscritto nell’elenco dei prodotti tradizionali. Non lo sono invece tutte le altre ricette che utilizzano procedimenti diversi o limoni provenienti da altre zone di coltivazioni differenti dalla Penisola Amalfitana.

Preparazione

Gli ingredienti sono facilmente reperibili: limoni della Penisola Amalfitana, alcool 90°, zucchero, latte, panna e vanillina. Procediamo con ordine.

Procurarsi dei limoni della Costiera Amalfitana e dopo averli lavati e asciugati, letteralmente “sbucciarli” facendo attenzione a prendere solo la parte gialla della scorza e non la parte bianca sottostante.

Poi mettere a macerare le bucce in alcool. In seguito, prendere un contenitore abbastanza capiente ed eliminare le bucce, e aggiungere uno sciroppo preparato con acqua e zucchero. A questo punto bollire il latte con lo zucchero e quando sarà raffreddato aggiungere anche questo ultimo liquido nel contenitore. Infine, aggiungere panna non montata per dolci aromatizzata con la vanillina e mescolare tutto per bene.

Travasare il liquore ottenuto in bottiglie e lasciarlo riposare per due mesi prima di consumarlo, anche in congelatore.

Solitamente si prepara in casa, ma si può anche acquistare da piccole aziende che lo producono in maniera artigianale utilizzando le migliori materie prime e rispettando la ricetta originale. Prima di servire questo liquore, se conservato in congelatore, lasciarlo alcuni minuti fuori.

10 gennaio 2016 |

Roccocò (dolci)

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roccoco

CHE COS’E’ IL ROCCOCO’?

L’etimologia della parola roccocò, rimanda a “roccia artificiale”, poiché questo dolce natalizio, immancabile su tutte le tavole della Campania a partire dal giorno dell’Avvento e per tutto il periodo natalizio, ha una consistenza particolarmente dura e un aspetto quasi marmoreo, dovuto alla presenza delle mandorle. È un biscotto secco, a forma di ciambella schiacciata di colore marrone scuro, la cui pasta è a base di mandorle e canditi.

PREPARAZIONE

Secondo la ricetta originale, per ottenere il roccocò tradizionale si deve lavorare su un ampio piano dove disporre la farina a fontana e mettervi al centro zucchero, pepe bianco, chiodi di garofano, scorze di agrumi canditi, la buccia grattata di 1/2 arancio, una o due gocce di estratto di cannella, una goccia di ammoniaca e, infine, delle mandorle precedentemente tostate e tritate, insieme ad altre mandorle intere. La base così preparata va lavorata a lungo, aggiungendo continuamente acqua fino ad ottenere una pasta di media consistenza, abbastanza dura da non attaccarsi sul tavolo. La pasta ottenuta va divisa in piccoli pezzi che vanno chiusi a ciambella, spennellati con l’uovo battuto e infornati per circa 10 minuti fino a che non si coloriscono. Il roccocò viene anche consumato a fine pasto bagnato in vini liquorosi.

 

6 dicembre 2015 |

Sfogliatella (dolci)

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sfogliatella

sfogliatellaLA STORIA

Circa 400 anni fa una monaca convento di clausura di Santa Rosa a Conca dei Marini, in provincia di Salerno, preparando il biancomangiare, un dolce composto da semola cotta nel latte, sbagliò le dosi e decise di sperimentare una nuova creazione: aggiunse all’impasto alcune gocce di limoncello, dei pezzi di susine, albicocche e pere disseccate. Pose, poi, il composto fra due “pettole” cioè pezzi di pasta di pane insaporita con mezzo bicchiere di vino, strutto e dello zucchero e alla fine pose la “grandissima sfogliata” nel forno molto caldo ed attese che si indorasse. La Badessa apprezzò molto la nuova ricetta e dispose che il dolce fosse intitolato alla santa fondatrice dell’ordine, Santa Rosa, e che fosse preparato ogni 30 agosto in occasione della festa della santa. La Santa Rosa si componeva, dunque, di molteplici e sottili sfoglie sovrapposte, era confezionato a forma di conchiglia o cappuccio, e arricchito da un cordone di crema e di marmellata di amarena.

La dolce ricetta trapelò dal convento intorno al 1800 e, con alcune variazioni, come, ad esempio, un ridimensionamento della forma, la sostituzione dei frutti secchi con i canditi e l’eliminazione della crema pasticciera, divenne la specialità di un osteria del cuore della città e prese il nome di sfogliatella. Da allora l’osteria che aveva trasformato la Santa Rosa in sfogliatella si trasformò lei stessa in un laboratorio dolciario specializzato in sfogliatelle e la ricetta del dolce si diffuse in tutte le pasticcerie della la città, sia nella sua variante riccia che in quella frolla.

I GIORNI NOSTRI…

Oggi, a Napoli ed in tutta la Campania “la sfogliatella napoletana” viene continuamente sfornata ed offerta ai passanti calda, fragrante e profumata di acqua di fiori d’arancio e di zucchero a velo, ed è così famosa da essere entrata nel lessico partenopeo, in un detto che la dice lunga sulla considerazione in cui è tenuta dalla città: “Napule tre cose tene belle: ‘o mare, ‘o Vesuvio, e ‘e sfugliatelle”.

 

6 dicembre 2015 |
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