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Parco del Partenio


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IL PARCO
Il territorio del Partenio rivela immediatamente all’occhio del visitatore l’essenza dei diversi popoli che, nel corso dei secoli, hanno dominato le aree più interna della Campania (Sanniti, Longobardi, Angioini, Aragonesi etc.).  La presenza di antichi borghi e castelli, veri gioielli di architettura, testimoniano, infatti, il susseguirsi di diverse culture ognuna delle quali ha impresso sul territorio il segno del proprio passaggio. Osservare il Partenio oggi significa, infatti, porsi al centro di un confluire armonico tra cultura, paesaggio e storia.  Dedali di strade lastricate, caratteristici portali in pietra, pittoreschi archi si possono ammirare passeggiando immersi in un silenzio d’altri tempi. Castelli maestosi, imponenti torri e monumentali chiese si ergono tra il rigoglio della vegetazione.

Simbolo dell’intero territorio è, ad esempio, la Torre Angioina di Summonte: di forma cilindrica e di fattezza gustosamente medioevale. Il gioco affascinante della natura che si frappone alle testimonianze del passato è presente un pò ovunque tra le pendici del Partenio ove, ad opera dei signori locali, furono edificati numerosi palazzi e castelli. Ammirabili il Palazzo Ducale Pignatelli Della Leonessa ed il Castello a San Martino Valle Caudina; il Palazzo Carafa a Sant’Angelo a Scala ed il Palazzo Marchesale a Cervinara. Di origini longobarde è il Castello di Arpaia. Fattezze neoclassiche caratterizzano il Palazzo Tirone di Paolisi.

Di notevole importanza strategica è il Castello Longobardo di Monteforte Irpino che, dominando il circondario dal colle S. Martino fu fortezza della casata angioina e di quella aragonese.Di notevole importanza storica ed architettonica, a Mercogliano, è il Palazzo Abbaziale di Loreto, opera di Domenico Vaccaio, allievo del Vanvitelli. Al suo interno custodisce rari documenti e pregiate pergamene; ospita una fornitissima biblioteca ed una preziosa farmacia.
Le testimonianze del passato sono rinvenibili nella zona del Baianese, più che altrove. Il fascino della storia avvolge, infatti, monumenti di epoca romana e l’antico anfiteatro di Avella; numerosi i ritrovamenti archeologici di Baiano tra i quali un’antica villa romana.

Numerosi anche i luoghi di culto tra i quali va, innanzitutto, menzionato il maestoso Santuario di Montevergine, ove si venera la Madonna nera (cosiddetta Mamma Schiavona). Esso è incastonato nel massiccio montuoso del Partenio (a m 1270 s.l.m.) e posto a guardia della bellezza delle valli e dei borghi del Parco. Il fascino dell’antica abbazia unitamente a quello della nuova basilica, il museo di reliquie religiose e la mostra permanente di presepi, attraggono migliaia di visitatori facendo del santuario una delle maggiori mete turistiche religiose della Campania.La costruzione della chiesa dedicata alla Vergine risale all’anno 1120, periodo della fondazione dell’Ordine monastico voluto da San Guglielmo da Vercelli. L’ampliamento e la trasformazione della chiesa in Monastero arricchito dalla donazione di feudi, terreni e vassalli, resero, ben presto, il santuario una meta importante al punto da condizionare, con la sua influenza politico-religiosa, la storia di tutto il territorio del Partenio.

Posto quasi a ricordare la vicinanza al Santuario è il monumento al Pellegrinaggio che si può ammirare ad Ospedaletto d’Alpinolo. Meta di culto di fedeli e devoti è, a Mugnano del Cardinale, il Santuario di Santa Filomena che custodisce le reliquie della martire.Il Partenio diede ospitalità a due delle diverse tribù del popolo Sannita: i Caudini e gli Hirpini.
Memorabile la sconfitta che l’esercito sannita inflisse alle legioni romane (321 a.C.) umiliate ed obbligate a passare sotto il giogo delle lance. L’esatta individuazione del luogo ove fu posta in atto la trappola alle legioni romane è, da tempo, oggetto di contesa. L’ipotesi più accreditata, tuttavia, sembra individuare le famose Forche Caudine nel nucleo originario del centro abitato di Forchia.

Il Parco protegge la dorsale appenninica dei Monti del Partenio, di natura carbonatica con depositi piroclastici provenienti da azioni eruttive del vicino complesso Somma-Vesuvio: oltre 25 chilometri di pendici a forte acclività e piani carsici d’altura nel cuore della regione. Il complesso del Partenio comprende, in prevalenza, ambienti collinari e montani, con cime isolate tra cui si alternano valli e pianori carsici. In particolare, la catena del Partenio, lunga 30 chilometri, si colloca al centro della Campania, a nord-ovest della città di Avellino, e tra il Monte Taburno, a nord-ovest, ed il complesso dei Monti Picentini a sud-est. L’area del Parco Partenio si trova nell’unità idrogeologica dei Monti di Avella –Montevergine – Pizzo di Alvano, compresa tra la Valle Caudina e di Maddaloni a Nord, la Piana di Nola e Salerno ad Ovest, la Valle del Torrente Solofrana a Sud.
Il sistema montuoso può considerarsi costituito da almeno tre dorsali di diverse dimensioni, estese tutte da est a ovest e separate da profondi valloni, con corsi d’acqua a regime torrentizio. Le cime maggiori sono Montevergine (1480 metri), Monte Avella (1598 metri) e Monte Ciesco Alto (1357 metri). L’idrografia superficiale appare contraddistinta maggiormente da corsi d’acqua a carattere torrentizio afferenti per la gran parte al bacino imbrifero del fiume Calore che percorre l’area a Nord del Partenio. Il territorio è comunque, percorso da una rete di piccoli torrenti a sviluppo limitato. Il rio Vergine confluisce presso Avellino nel rio Finestrelle, affluente del Fiume Sabato. Il bacino del torrente Corvo è situato da sud a nord tra le province di Avellino e Benevento. Il bacino montano che alimenta i Regi Lagni ha sede nel territorio del Parco ed è costituito dalle acque del torrente Clanio, interessando le province di Avellino, Napoli e Caserta. Sul versante nord, inoltre, si origina il Fiume Isclero, affluente di sinistra del Volturno. Altro torrente è il Torrente Caudino.

Dal punto di vista climatico il Parco presenta un’elevata variabilità, dovuta principalmente alla vicinanza del mare. In quota la piovosità registrata è una delle più alte a livello nazionale (2200 millimetri annui e 121 giorni di pioggia). Nelle zone più basse il valore registrato, però, può essere anche molto inferiore. I mesi più piovosi sono novembre, dicembre e gennaio. Nelle aree montane del Parco non si riscontrano periodi particolarmente secchi in quanto anche i mesi estivi si caratterizzano per fenomeni piovosi. Diversa è la situazione nelle zone più basse, dove in estate vi è, invece, una quasi totale assenza di precipitazioni. Le temperature oscillano tra i 26 e i 17 gradi centigradi, a secondo dell’altitudine, nel mese di luglio (il mese più caldo), mentre la temperatura media di gennaio (il mese più freddo) è di 0°, con oscillazioni in negativo che dipendono dall’altitudine. La neve fa la sua comparsa, anche copiosa, nei mesi invernali nelle zone in quota.

L’Oasi MONTAGNA DI SOPRA di Pannarano

L’area dell’Oasi rientra integralmente nel perimetro del Parco Naturale Regionale del Partenio (zona A e B), ed include buona parte del Sito di Importanza Comunitaria (SIC) denominato “Dorsale dei Monti del Partenio” cod. IT 8040006.
E’ situata nel cuore del Parco Regionale del Partenio ed è estesa dagli 800 m. s.l.m. fino ai 1598 m.s.l.m. dei Monti di Avella, vetta del massiccio. L’ossatura geologica è di natura prettamente calcarea ma l’attività vulcanica del monte Somma-Vesuvio ha arricchito il territorio di materiali piroclastici rendendo i suoli fertlissimi, ma anche estremamente fragili.

L’Oasi la cui estensione è di 312 ettari ha una complessività vegetale notevole e presenta specie vegetali legate sia ad un ambiente mediterraneo che appenninico. I corsi d’acqua sono a carattere prettamente torrentizio. La gestione dell’area protetta, istituita nel 2000 è affidata al WWF Italia, sezione regionale Campania, in convenzione con il Comune di Pannarano. I servizi sono affidati alla Cooperativa Celidonia.

L’elevata antropizzazione del parco, l’eccessivo sfruttamento del reticolo idrografico quale fonte di approvvigionamento per usi idropotabili ed irrigui, le antiche pratiche agrosilvopastorali, hanno contribuito a diversificare il paesaggio soprattutto nella fascia pedemontana, ma lo rendono anche particolarmente vulnerabile per il pericolo dell’insularizzazione del massiccio dalle aree circostanti, del disturbo antropico, della frammentazione ecologica, dell’impoverimento delle zone umide.

Superficie Parco: 14.870,24 ettari
Province coinvolte: Avellino,Benevento, Caserta e Napoli

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