A vattut’ e ll’astreche

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La danza rievoca la costruzione dei tetti a cupola definiti in gergo “a carusiello”, che hanno caratterizzato l’architettura ischitana e mediterranea fino agli anni ’50.

La costruzione avveniva secondo canoni ben definiti: la sagoma del tetto veniva preparata con un’intelaiatura in legno che a sua volta veniva rivestita da un manto di creta e lapillo. A questo punto cominciava la “Vattut e ll’asteche” ovvero la battuta del lastricato solare, in quanto bisognava comprimere il lapillo bagnato da calce bianca viva fino a renderlo impermeabile. Durante questa fase, che si concludeva dopo ben tre giorni di lavoro ininterrotti, si utilizzava un palo di legno con l’estremità inferiore allargata definito “Pentone”, per poter comprimere più facilmente il lapillo. Alla costruzione partecipava solitamente tutta la comunitá locale. Per alleviare il lavoro, i battitori (definiti in gergo “Pentonari”) cantavano, raccontavano aneddoti e filastrocche. Il ritmo della battuta dei pali sul lapillo era dettato da un gruppo musicale formato da un tamburellista, da un clarinettista e da un fisarmonicista.

Nel ballo sono presenti sei o otto ballerini (“Pentonari”) muniti di bastone, i quali ruotano continuamente intorno ad una sagoma di legno (che rappresenta il tetto a cupola) e, allo stesso tempo, la colpiscono, scagliando dei violenti colpi. Anche nel ballo la scansione ritmica è determinata da una tammorra, mentre il canto corale è introdotto e accompagnato da strumenti a fiato. La danza è ripartita principalmente in due parti: la prima, caratterizzata da un ritmo lento e dalla presenza del canto di diversi aneddoti; la seconda parte del ballo, invece, si distingue per il suo ritmo molto incalzante.

Oggi tale danza è eseguita dai soci dell’Associazione Scuola del Folklore del comune di Barano d’Ischia.

I testi del ballo rappresentano dei veri e propri canti di lavoro in cui si riscontrano temi tipici della cultura popolare come il tradimento o il prete che seduce una ragazza.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/A_vattut%27_e_ll%27astreche

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3 febbraio 2011 |

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